La Spagna e il suo sistema elettorale

15/10/2013 di Luca Andrea Palmieri

Un proporzionale attento alle realtà locali

Continua il nostro viaggio nei sistemi elettorali dei paesi più contigui all’Italia, alla ricerca di esempi che possano dare un’idea di quale possa essere la legge più adatta alla situazione nostrana. Oggi è il turno della Spagna: uno degli stati culturalmente più vicini al nostro.

La struttura dello Stato spagnolo – La Spagna è divisa in 17 comunità autonome e 50 province, a cui si aggiungono le due città autonome di Ceuta e Melilla. Il sistema parlamentare è composto da una Camera (il Congreso) e un Senato (il Senado) che si dividono la potestà legislativa. Non si pensi però a un altro bicameralismo perfetto: l’unico potere esclusivo che il Senado  esercita riguarda le comunità autonome, mentre il veto che può porre sulle leggi approvate dal Congreso può essere superato con una votazione a maggioranza assoluta di quest’ultima. La legge elettorale è nata nel 1978, con l’approvazione della nuova Costituzione, e da allora non è stata mai cambiata: segno di un sistema che tutto sommato soddisfa le necessità del paese.

Un sistema “di moda” in Italia – Il sistema spagnolo in questi giorni è particolarmente rilevante. Una delle ultime bozze di riforma elettorale presentate al Senato pare ispirarsi proprio a questo sistema. Per quanto ci siano ancora le basi per lunghe trattative, anche i partiti principali non paiono disdegnare questo sistema, che ha trovato aperture anche dal Movimento 5 Stelle.

Sulla base di quel che abbiamo visto, è facile rendersi conto che assume più rilevanza il sistema elettorale del Congreso. Del Senado va ricordato che è una camera tipicamente di rappresentanza territoriale. E’ composta da 266 senatori, di cui 58 designati dalla comunità autonome e 208 eletti nelle singole province: quattro per provincia peninsulare, a cui si aggiungono gli eletti in quelle insulari.

Mariano Rajoy, presidente del governo spagnolo
Mariano Rajoy, presidente del governo spagnolo

Il sistema elettorale del Congreso – Il Congreso è composto invece da 350 deputati, eletti in circoscrizioni equivalenti alle province: dunque ben 50, a cui se ne aggiungono due per Ceuta e Melilla. In ogni circoscrizione si elegge dunque un numero limitato di rappresentanti, variabile a seconda della grandezza della circoscrizione. Così, se a Ceuta e Melilla se ne elegge solo uno, grandi città come Madrid e Barcellona arrivano a superare i trenta eletti. La media è di sette seggi a provincia, ergo molte non hanno a disposizione più di tre-quattro seggi. La proporzionalità del sistema è interna alle singole circoscrizioni, con una soglia di sbarramento del 3% (dagli effetti comunque limitati) ed usa il metodo d’Hondt per calcolare i risultati (una tecnica che tende a sovra-rappresentare le formazioni più grandi). Le liste sono “bloccate”, non vi è voto di preferenza. Ovviamente, nell’ambito di un sistema dove le circoscrizioni sono molto piccole, il rapporto elettori/eletti si perde molto di meno che con il “Porcellum”: la presenza di pochi seggi per circoscrizione fa si che gli elettori abbiano modo di capire con chiarezza chi ha più possibilità, in ogni partito, di vincere.

Le conseguenze del sistema – Queste caratteristiche hanno una serie di conseguenze. Innanzi tutto vi è una prima soglia di sbarramento “naturale” per i partiti più piccoli: la grandezza limitata delle circoscrizioni fa si che solo i partiti con bacino elettorale più grande, quantomeno a livello locale, abbiano chance. Diventa evidente la seconda caratteristica: sono premiati i partiti regionali che raggiungono ottime percentuali in una certa zona. Per fare un esempio “nostrano”: la Lega, che ha preso spesso percentuali piuttosto consistenti al nord, avrebbe modo di ottenere più deputati in un sistema dove un 20% medio nella sola Lombardia vuol dire un numero di seggi consistente. Inoltre la soglia di sbarramento fa si che, anche se una zona è dominata da rappresentanze territoriali, i partiti nazionali possano avere una certa quantità di seggi a scapito delle realtà più piccole: una scelta dagli effetti importanti soprattutto laddove i seggi sono molti, come nelle grandi città.

I risultati – La conclusione è che il sistema spagnolo favorisce soprattutto i grandi partiti, permettendo allo stesso tempo a quelli di matrice locale di avere una limitata rappresentanza. Per esempio, nelle elezioni del 2008, vinte dall’alleanza di centro-sinistra guidata dallo PSOE di Zapatero, la “Izquierda Unida”, partito di sinistra radicale a base nazionale, ha preso più voti di Convergència i Unió, principale partito, centrista, della Catalogna. Eppure quest’ultimo ha ottenuto dieci seggi, contro i soli due della sinistra. Questo mentre PSOE e PP prendevano circa il 4% a testa (ergo un notevole 8,5% totale) di seggi in più rispetto ai voti effettivamente ottenuti.

Il sistema spagnolo in Italia – Il sistema spagnolo tutto sommato si adatterebbe bene alla realtà italiana. Creando circoscrizioni provinciali si potrebbe ottenere un effetto simile a quello spagnolo, e la presenza effettiva nel nostro sistema di formazioni regionali (per quanto di minor grandezza e tradizione) ne giustificherebbe i meccanismi. I problemi sorgono davanti all’effettivo “tripartitismo” che è venuto fuori dalle ultime elezioni. Il sistema proporzionale, anche se su base locale, farebbe si che difficilmente una sola coalizione sia in grado di avere una maggioranza relativa (non dimentichiamo che in Spagna i partiti nazionali sono solo tre, tra cui solo PSOE e PP hanno un bacino elettorale bastante a cercare di governare). Ci si ritroverebbe così nella situazione in cui sono sempre e comunque necessarie delle più o meno “larghe intese” per arrivare ad un esecutivo. Un problema che, salvo adeguati correttivi maggioritari, si verificherebbe con qualsiasi sistema di tipo proporzionale.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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