Spagna: Gli “sputtanamenti” degli Indignados in cerca della Dignità

13/04/2013 di Elena Cesca

Nel Marzo 2012 il Presidente Rajoy varava la riforma del lavoro e sosteneva il “Codice del buon governo”, promettendo la rinascita della Spagna, la fine della corruzione politica e la diminuzione della disoccupazione. Ad un anno dalle nuove proposte, la Spagna vanta ancora i peggiori record europei e gli indignados continuano la loro lotta contro l’inettitudine politica, per un posto di lavoro e la dignità.

Indignandos, escraches in Spagna“Sputtanamenti”” – Così si traduce, volgarmente, il termine “escraches”, riferito alle modalità di protesta a cui gli indignados spagnoli hanno aderito nell’ultimo periodo. Il termine nasce in Argentina nel 1995 per identificare un tipo di dimostrazione consistente nell’appostarsi davanti al portone di casa di una determinata persona e seguirla per tutto il suo percorso giornaliero, urlandogli contro tutte le cattive decisioni prese. Utilizzata in sud America dagli attivisti dei diritti umani per condannare e umiliare pubblicamente chi si era macchiato di un crimine contro l’umanità, è ora adottata dagli indignados spagnoli che inseguono e assediano il politico di turno per sottoporgli istanze e rivendicazioni. Chi sono gli indignados, cosa fanno e perché? Cerchiamo di capirlo insieme partendo da un quadro generale del paese iberico.

La condizione economica della Spagna – I dati dell’Eurostat non perdonano. Si registrano record disarmanti nella disoccupazione: più di 6 milioni di abitanti – su una popolazione di 46 milioni – non ha lavoro. Per non parlare dei giovani: a gennaio il tasso raggiunge il 55,5%. Un primato tra i paesi sviluppati. Dal 2007 più di 8.200 aziende (comprese multinazionali come Yamaha, Piaggio, Danone) hanno dovuto chiudere i battenti, con un crollo storico del 30% sul mercato iberico. Quello spagnolo è un vero e proprio fallimento della prima rivoluzione industriale capace di avere ripercussioni anche sui servizi. Se le aziende annunciano il fallimento, ai ragazzi non spetterebbe che confidare nella laurea e nella specializzazione universitaria. Niente di più arduo. Le tasse sono triplicate e un master costa il 70% di più rispetto a 5 anni fa. In questi ultimi 3 anni il sistema educativo ha registrato un taglio di 1,2 miliardi di euro.

Corruzione politica – La classe dirigente è marcia e il debito pubblico sfonda il 77,4% del Pil. Gli ammanchi proverrebbero da manipolazioni nell’assegnazione degli appalti pubblici, finanziamenti illeciti dei partiti e pratiche di clientelismo. Il problema è la disinformazione sui conti nazionali, delle comunità autonome e dei partiti. All’inizio di Febbraio, il principale quotidiano, El Pais, ha dedicato ben 14 pagine al “caso Barcenas”. Di cosa si tratta? Di un sistema di corruzione – portato avanti dal tesoriere del Partito Popolare – fondato sul do ut des: donazioni illegali in cambio di appalti pubblici. Nell’indagine è coinvolto lo stesso Presidente Rajoy.

Indignados – Disoccupati, casalinghe, immigrati, studenti, gente comune, scendono periodicamente in piazza, tutti uniti ad urlare: “Non siamo merce nelle mani di politici e banchieri”. L’ispirazione di questo movimento è Stéphane Hessel, un combattente della resistenza francese durante la seconda guerra mondiale, autore del libro Indignez-vous, “indignatevi”. Il vivo risentimento che si prova per ciò che si ritiene indegno, riprovevole, ingiusto, unito ad un senso forte di frustrazione, è il motore della protesta del Movimiento 15-M, ossia il movimento sociale di cittadini capace di dare alla luce una delle più grandi mobilitazioni di protesta mai viste.
Le proteste. Iniziano ufficialmente il 15 maggio 2011 (da qui il nome 15-M). Scendono in piazza, percorrono marce lunghissime a piedi, si appostano dinanzi i palazzi delle decisioni governative, cantano, urlano, subiscono le restrizioni delle forze di polizia. Il loro eco oltrepassa gli oceani e i continenti. In breve gli indignati spagnoli sono emulati in tutto il globo: da New York a Sydney e Tokyo. È di questi giorni anche il sollevamento di nuove proteste in Cile contro la riforma dell’istruzione. L’obiettivo è promuovere una democrazia più partecipativa (Democracia Real Ya -Democrazia reale ora) muovendo una critica non già alla democrazia o alle istituzioni, ma alla logica dei partiti.

Reazioni politiche – Con il cambio di governo (da Zapatero a Rajoy) è sembrato che il parlamento spagnolo avesse dato ascolto ad alcune delle rivendicazioni. Un anno fa, nel mese di Marzo, si varava una delle riforme più drastiche della storia spagnola. Dato l’aumento del tasso di disoccupazione, non si può certo dire che le proposte stiano sortendo effetti positivi nel breve periodo. Soprattutto irrita gli indignati vedere come la “Ley de Transparencia” (la legge di trasparenza), da loro tanto sostenuta, non abbia ancora visto la luce. Una legge sostenuta dalla quasi totalità della popolazione da almeno una decina di anni, vista la corruzione dilagante.
Dignità. C’è chi, come José Félix Tezanos, professore di sociologia alla Uned, sostiene il 15-M abbia un potenziale non poco influente e possa riuscire ad entrare nel sistema attraverso la creazione di un partito politico. Per il M-15, invece, la protesta e le sue modalità fungono da punto cruciale. Si è arrivati a “sputtanare” il deputato di turno perché la classe politica deve affrontare l’esame della maturità. Se non si è in grado di produrre riforme concrete, si viene derisi, umiliati, così come si sente umiliato giornalmente quella fetta della popolazione privata del lavoro, di una casa, della possibilità di garantire un percorso di studio ai propri figli. Disadattati in lotta contro il sistema, o indignati mossi dalla fame e dalla disperazione della mancanza di un posto di lavoro e dello sfratto della casa, gli indignati mirano (e ne sono stati capaci) a rompere il silenzio dello scontento diffuso non solamente in Spagna, ma nel resto d’Europa e nel Mondo.

Quella che il movimento 15-M porta avanti da due anni è più di una lotta di classe. La nuova pratica di inseguire e assediare i loro rappresentanti, ricordando loro le proprie colpe, fa emergere l’obiettivo molto più profondo degli indignati: mettere in moto i rumori nelle coscienze, cercare una conversione quasi personale alla legalità e alla trasparenza. Se è vero, come dice Kenneth Blanchard, che “non c’è cuscino più morbido di una coscienza tranquilla”, ci chiediamo come facciano i politici spagnoli a dormire ancora sonni tranquilli.

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Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
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