La sottile linea grigia (secondo Google Maps)

12/09/2014 di Francesca R. Cicetti

Dispute geografiche che hanno il sapore della politica, e che si evolvono insieme a internet. Come il sito più visitato del mondo impara a tracciare i confini degli stati.

Google Maps e Confini

Che attraversino mari o deserti, che seguano il corso dei fiumi delle montagne, che siano stati disputati per centinaia di anni o delineati da secoli, i confini rappresentano sempre un territorio d’azione spinoso in cui inoltrarsi. Non solo perché nessun satellite esistente è in grado di rilevarli, ma anche perché sono spesso fieramente contesi. Alcune nazioni, dilaniate dalle controversie di confine, hanno persino un ordinamento interno che si esprime severamente su come vada o non vada disegnata la sottile linea grigia nelle mappe. Diramare le contese, almeno sui documenti geografici, resta responsabilità dei cartografi. A loro la scelta se tratteggiare un confine incerto, disegnare una doppia linea o prendere posizione e schierarsi con l’uno o l’altro contendente. Ma decisioni del genere sono costantemente sottoposte a revisione. Come può una potente azienda come Google slalomare tra le centinaia e centinaia di questioni ancora aperte tra tutti gli stati esistenti?

Crimea Russia
La Crimea per Google Russia…

La generazione cibernetica non ha bisogno di spiegazioni quando si parla di Google Maps. In pista dal 2005, soccorre turisti da quasi dieci anni, e – oltre a localizzare ristoranti e opere d’arte – offre un servizio che mostra carte geografiche di tutto il pianeta. Sono in pochi a non aver mai sentito parlare di questo strumento globale di segnalazione dei confini. Ma i confini geografici sono spesso piuttosto insidiosi, non sempre certi, e assolutamente, incontrovertibilmente provvisti di uno straordinario potere politico. Con un milione di visitatori mensili, l’appendice di Google si trova senza ombra di dubbio a fare i conti con il problema dell’incertezza dei confini.

La Crimea nella cartia di Google Ucraina
… e per Google Ucraina

La soluzione è pacifica e piuttosto furba. Infatti, come esistono versioni di Maps per ogni lingua, ne esistono anche per ognuno dei duecento paesi del globo, conformi alle normative nazionali sui confini, stato per stato. Un Google Maps diverso per ogni paese, che rispetti le regole giuridiche. E non solo. Invece di limitarsi a segnare con una linea tratteggiata i confini contesi oppure provvisorie, molto (poco) sportivamente Google ha deciso di offrire in ciascuna nazione la versione più gradita della mappa. Se non piace, non si vede. La Crimea è solo il più recente esempio. Se si fa l’esperimento di cercare i confini dall’Ucraina, l’immagine in bianco tradizionale di Maps non mostrerà alcun confine. Ma la stessa ricerca, partendo dalla Russia, porterà come risultato una solida, imponente linea grigia dalla parte proprio della Russia. Ancora più bizzarra è la rappresentazione delle isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale. Di queste, esistono ben sei differenti versioni (e sei rivendicazioni), a seconda dello stato da cui parte la visita online. Brunei, Vietnam, Cina, Taiwan, Filippine o Malesia? La scelta segue il gradimento.

Ci sono almeno quindici estrose rappresentazioni delle mappe come questa, che cambiano magicamente a seconda di chi le osserva. Il colosso di Google è troppo imponente per pensare di poter sfuggire a queste dispute tra vicini irascibili. Quello che gli si può concedere, in virtù della flessibilità di internet, è qualche sgarro in più. Ma le regole della cartografia, anche sullo schermo di un computer, restano. Google Maps è come il paese dei balocchi: vuole fare tutti felici. Ma non può riuscirci per molto.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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