La sottile differenza tra inciucio e trattativa

19/04/2013 di Luca Andrea Palmieri

In Italia il confine tra inciucio e trattativa è diventato talmente labile da essersi liquefatto; dalle cronache dei giornali e dal parere della gente risulta sempre come ogni dialogo tra parti solitamente contrapposte sia un inciucio, generalmente contro l’interesse del paese. Ma se in alcuni casi se ne può effettivamente parlare (e la storia recente italiana lo dimostra), in altri un accordo di ampio respiro è interesse generale, soprattutto se le forze politiche in questione, centro-sinistra e centro-destra, rappresentano il 75% dell’elettorato attivo italiano.

Grillo-comizi
Beppe Grillo a uno dei suoi comizi

Colpa di Grillo? – Come mai tutto questa situazione? La risposta più semplice sarebbe che è colpa di Grillo. Il leader del Movimento 5 Stelle ha alzato i toni (già esasperati) del dibattito politico gridando all’inciucio ad ogni occasione possibile. La sua tattica, da un certo punto di vista, ha anche fruttato dal suo punto di vista: difficile che le sue dichiarazioni ed il suo seguito elettorale non abbiano influenzato il Pd nella decisione di non dar vita a un governo di larghe intese con il Pdl. Il problema è che, in una congiuntura economica devastante come quella attuale, chiudere ogni possibilità di dialogo rischia di essere un disastro per il paese. Comunque sia, sarebbe sbagliato dare a Grillo il copyright dell’urlo all’inciucio.

Una storia tormentata – Al contrario, il leader del Movimento 5 Stelle non è nient’altro che il risultato di una Repubblica che, fin dalla sua nascita, ha visto richiedere sforzi immani per trovare accordi chiari e trasparenti tra tutte le forze politiche. Il risultato sono stati settant’anni di alchimie politiche che, dopo gli anni del boom economico, hanno finito per mostrare tutti i loro lati negativi, con il momento di punta nel periodo del pentapartito e negli anni pre-tangentopoli, dove la gestione spregiudicata dello Stato ha messo le fondamenta per la situazione in cui ci troviamo oggi.

La seconda Repubblica – Dopo di ciò i vent’anni della cosiddetta “Seconda Repubblica” hanno aggiunto benzina sul fuoco. L’ingresso di Silvio Berlusconi sulla scena politica ha contribuito a polarizzare lo scontro tra le parti politiche in un modo che non si vedeva da prima del compromesso storico. Con l’aiuto dei media è rientrato in gioco il fattore “demonizzazione”, che ha reso la politica italiana una sorta di sfida tra nemici mortali, dove ciò che dice e fa l’avversario è quasi necessariamente il “male”. Alla fin fine, in particolare nelle aule del Parlamento, non è per forza così: punti d’incontro ve ne sono anche tra le parti politiche più lontane e tra i “buoni” politici, non inciucioni ma con la volontà di governare davvero, tentativi di avvicinamento ve ne sono stati. Il problema è che han finito per passare quasi sempre “sotto traccia”, mentre sulla superficie mediatica i leader se ne dicevano di tutti i colori.

La radicalizzazione del conflitto – In questo senso la classe politica italiana è mancata, ancora una volta, di lungimiranza. La politica, è bene sempre ricordarlo, è compromesso. Non siamo tutti uguali, e l’interesse comune è dato dal contrasto, positivo e perenne, di interessi particolari diversi: non tutti possono essere accontentati. Senza contare che i livelli del contrasto sono i più svariati: si parte dal classico conflitto tra classi a quello prettamente nostrano tra nord e sud. Radicalizzare il conflitto sempre e comunque ha avuto la conseguenza di rendere il compromesso, e la trattativa che lo rende possibile, un qualcosa di sospetto. La quantità di scandali a cui il nostro paese ha assistito ha aggravato il tutto. Il risultato è che quando si cerca un accordo per una soluzione condivisa si ha sempre l’impressione che ci sia l’inciucio: se le forze politiche si mettono d’accordo allora vuol dire che hanno un interesse comune da portare avanti a scapito, e non a favore, della popolazione. Negare che situazioni del genere siano capitate sarebbe folle, ma è altrettanto vero che non è sempre così.

Una classe politica lontana – Dov’è dunque il problema? La classe politica presente finora in Parlamento, com’è noto, non brilla per contatto con la realtà. Il Pd, al contrario, sembra averlo perso completamente dopo il risultato delle ultime elezioni e la situazione ai limiti del paradossale di questi giorni, con circoli di partito occupati dalla base contraria alla candidatura di Franco Marini a presidente della Repubblica. Fatto sta che l’era della comunicazione è arrivata al suo apice, le notizie circolano molto più velocemente e in modo molto meno controllato di prima. Internet e i social network, pare ormai banale dirlo, permettono a chiunque di scambiarsi voci, informazioni e opinioni. Quel che è successo con Marini, come rilevato da Luca Sofri sul suo blog, è probabilmente il primo segno dell’ingresso dei social network nella politica italiana “classica”, al di fuori del fruttuoso caso del Movimento 5 Stelle. La base si è fatta sentire, e una quota enorme di parlamentari del centro-sinistra ha recepito il messaggio. Il risultato è che Marini non è stato eletto. Chiara Geloni, direttrice di YouDem e bersaniana di ferro, ha commentato la situazione sull’Huffington Post, dicendosi sorpresa della situazione, visto che non si è fatto altro che ciò che era stato detto nei giorni scorsi, ovvero trovare un nome condiviso che rappresentasse, a conti fatti, quel 75% di elettorato attivo citato all’inizio.

Il Presidente della Repubblica – Si tratta di una trattativa o di un inciucio? Personalmente non ho apprezzato la candidatura di Marini, che mi è parso un compromesso al ribasso rispetto alla necessità, messa in evidenza dal settennato di Napolitano, di un uomo forte a prima carica dello stato; senza contare che, in un momento in cui il paese ha bisogno di un segnale di cambiamento, candidare un ex-democristiano di vecchia scuola fa passare un messaggio praticamente contrario. Ma sono rimasto stupito dagli attacchi che l’ex presidente del Senato ha ricevuto. Non staremo parlando di Pertini, ma non è una figura particolarmente “compromessa”. Alla fine il problema è stato la paura dell’”inciucio” con Berlusconi: un presidente eletto con i voti del centro-destra (per quanto, in realtà, espressione del centro-sinistra) equivale all’accettazione del ruolo istituzionale di Berlusconi, e della possibilità di farci un governo, seppur temporaneo.

Franco Marini, candidato "bruciato" a presidente della Repubblica
Franco Marini, candidato “bruciato” a presidente della Repubblica

Ma il ruolo di Berlusconi è già stato istituzionalizzato dal 30% che ha ricevuto alle elezioni, e altre possibilità di arrivare a un governo, come si è visto, non ce ne sono. Non si tratta solo della legge elettorale, ma di una serie di problemi gravissimi che rischiano di attanagliare il paese se non si sblocca la situazione politica. Basti pensare al recente avvertimento del rischio di esplosione della Cassa Integrazione Guadagni (CIG); ci sono misure che il governo lo richiedono eccome. Forse è il caso di non rilassarsi troppo sugli allori: se c’è modo di fare un accordo, che si faccia, da una parte o dall’altra. Ancora una volta, parliamo di una trattativa o di un inciucio?

Smorzare i toni – Probabilmente non è un caso che il Fatto Quotidiano parli (sempre che non arrivino smentite), di un possibile dialogo sul governo con Grillo in caso di voto a Rodotà. Se da un lato è un fatto estremamente positivo che oggi sia possibile per gli elettori dare voce alla propria volontà, dall’altro bisogna evitare sia che le “minoranze rumorose”, che internet mette in evidenza, influenzino in maniera sbagliata l’arena politica. Allo stesso tempo bisognerebbe smorzare i toni, perché la differenza tra inciucio e trattativa diventi evidente e si torni a trovare quell’”interesse comune”, frutto degli interessi di tutti; indipendentemente dalla colpa che le forze politiche hanno: il paese è di tutti i suoi cittadini, chiunque abbiano votato, e soluzioni alla crisi sono nell’interesse di tutti. Eppure già pare impossibile trovare per il Presidente della Repubblica una soluzione condivisa da tutte le forze politiche, che abbia le caratteristiche istituzionali adatte e il sostegno popolare. Colpa di tutto ciò è anche in questa esasperazione perenne dei toni, che ha portato una frammentazione perenne, un “o con me o contro di me” che comprende chiunque nel paese, prima da due e ora da tre lati. E’ una situazione indegna di un paese con la nostra storia, che oggi come oggi sembra solo sapersi frammentare sempre di più. Alla fin fine, chi di urla ferisce, di inciucio perisce.

The following two tabs change content below.

Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
blog comments powered by Disqus