Sostenibilità Energetica Europea: obiettivo Interconnessione Elettrica

17/03/2015 di Eugenio Frisetti Carpani

Nonostante gli sforzi intenti a migliorare il mercato elettrico comunitario, alcuni tra gli stati membri dell’Unione continuano a trovarsi sia in diretta dipendenza da fonti energetiche non europee sia nell’inadeguatezza di connessione con gli stati confinanti.

Infrastrutture Italia

Tra le realtà europee che continuano ad essere dipendenti da fonti energentiche extraeuropee, possiamo annoverare quella italiana e spagnola, ma anche britannica ed irlandese. Ed è a causa di ciò che il Consiglio Europeo, nella sessione di Ottobre 2014, ha direttamente invitato gli stati membri ad avviare piani di investimenti finalizzati alla realizzazione di una generale interconnessione elettrica. Ma cosa s’intende per “obiettivo di interconnessione elettrica”? Quali vantaggi può offrire nel lungo termine?

La risposta alla prima domanda è, in un certo senso, piuttosto intuitiva. Gli stati europei, semplicemente, dovranno disporre, entro e non oltre il 2020, di cavi elettrici capaci di trasferire ai paesi limitrofi almeno il 10% dell’energia prodotta nelle centrali interne al territorio nazionale. Questo garantirebbe, in situazioni in cui vi sia necessità (come particolari condizioni metereologiche avverse o come la presenza di guasti non facilmente riparabili), di poter ricorrere all’importazione di ulteriore energia già oltreconfine. Sebbene sembra facile a dirsi, a farsi non lo è minimamente. Contestualizzando, infatti, l’obbiettivo di sostentamento elettrico comunitario nella situazione vigente, i problemi cominciano, come si suole dire, a saltar fuori come funghi. Primus, bisogna immaginare ogni stato membro come avente il suo sistema di infrastrutture energetiche già funzionale e relativamente efficiente. Considerato ciò, bisogna vedere se tutti i partecipanti sono disposti a giocare ad “unisci i puntini”. Deinde, le infinite procedure per il rilascio di nuove certificazioni ed i costi iniziali da dover sostenere aumentano lo scetticismo che qualche stato riserba nell’utilità dell’intera operazione.

La Commissione Europea, tuttavia, nella scheda informativa pubblicata il 25 Febbraio 2015, elenca diversi motivi secondo i quali rinunciare all’avviamento dell’obbiettivo sarebbe pura follia. Non solo perché il rischio di blackout sarebbe notevolmente ridotto e perché fonti di energia e alternative e rinnovabili verrebbero maggiormente impiegate, ma soprattutto perché si potrebbe finalmente ottenere, già a partire dal 2021, una incidente riduzione dei costi delle bollette per le famiglie europee. Infatti, secondo uno studio diretto proprio dalla Commissione, un mercato elettrico finalmente integrato e interconnesso consentirebbe ai consumatori dell’UE di risparmiare tra i 12 e i 40 miliardi di euro.

La realizzazione dell’obbiettivo di interconnessione, sintetizzando l’informativa della Commissione, avverrà grazie ai famosi PIC (Progetti di Interesse Comune) per le infrastrutture e la sostenibilità. Anche se la stessa Commissione ammette che l’elenco dei PIC debba essere ancora aggiornato, fino a qualche tempo fa – giusto alla fine del 2013 – di questi il 15% contribuiva al conseguimento di un’interconnettività elettrica. Ovviamente, i PIC beneficiano non solo di condizioni regolamentari più vantaggiose ma anche di un sostegno finanziario adeguato.

Parlando concretamente, dove prenderanno i soldi l’UE e gli Stati Membri? Come già accennato prima, la perplessità e l’incertezza di alcuni stati si invigorisce proprio davanti a quest’ostacolo. Non si parla di spiccioli, ma di poco più di 40 miliardi. È vero, sono gli stessi che poi, in un gioco di mercato, ci verranno detratti dalle spese (sempre se si assume il guadagno massimo annuale), ma è vero anche che le priorità che molti tra gli stati membri hanno non includono l’energia elettrica. Ed è per questo che, giusto per regalare un sorriso a tutti, la Commissione sosterrà una raccolta fondi da avviare perseguendo la pubblicizzazione e il ricorso a strumenti finanziari, come le obbligazioni per il finanziamento di progetti.

Ammettiamo ora che tutto vada come sperato, che i soldi si trovino, che un domani saremo tutti interconnessi e che finalmente l’elettricità possa costare di meno e sia più accessibile e più abbordabile. Ed il gas? Perché il gas non è stato incluso all’interno del piano di interconnessione? Perché ovviamente il gas o viaggia all’interno di enormi e robustissimi gasdotti o è importato come GNL e non tramite cavi elettrici di pochi millimetri. Dunque, come arrestare la dipendenza da gas? La commissione non fornisce alcuna risposta precisa ma confida nell’autonomia degli stati membri di far fronte a malfunzionamenti delle infrastrutture direttamente interessate. Tuttavia, quest’ultima assicura che ulteriori questioni saranno dibattute nel primo forum sulle infrastrutture che sarà convocato nel 2015.

 

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Eugenio Frisetti Carpani

Nasce a Roma nell’Ottobre del 1993. Si arruola nella marina militare italiana all’età di 16 anni frequentando il liceo classico alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. Si iscrive, poi, al corso di laurea triennale in Politics, Philosophy and Economics alla LUISS Gudo Carli. Da sempre interessato agli organismi sovranazionali, alle istituzioni comunitarie e, in particolare, ai rapporti di sicurezza fra NATO e Unione Europea.
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