Sondaggi politici elettorali giugno 2015: Pd, ora è crisi

21/06/2015 di Andrea Viscardi

Il risultato delle amministrative, il caos Roma, la battaglia con gli insegnanti e la questione migranti fanno perdere al Partito Democratico 5 punti in pochi mesi. Continua ad avanzare la Lega Nord, forte ripresa del M5S

I sondaggi politici elettorali di giugno descrivono uno scenario da Profondo Rosso per il Partito Democratico di Matteo Renzi. Il dato relativamente migliore è quello dell’Istitut Piepoli, che assegna ai dem il 35.5 per cento, pur con un calo del 2% rispetto a 30 giorni fa. Ixè, invece, annovera per la prima volta il partito sotto il 33 per cento, con un calo addirittura del 3-4 per cento. Chiaro, il vantaggio sugli avversari resta saldo, ma i numeri sono devastanti per il Premier – soprattutto nella battaglia interna al partito – e sono  risultato principalmente di tre fattori: il disastro delle amministrative, ma anche la “buonascuola” e, soprattutto, la questione immigrazione e sicurezza.

Sondaggi Politici Elettorali
Sondaggi Politici Elettorali giugno 2015
Media Sondaggi Politici Elettorali
Media Sondaggi Politici Elettorali GIugno 2015

Soprattutto su quest’ultimo punto, il Pd è apparso incapace di persuadere gli italiani di poter proporre una soluzione. Anzi, incastrato in logiche passate, la sua strategia per contrastare le destre sembra essere stata quella di cavalcare il leitmotiv del razzismo, senza però scindere dal calderone e affrontare con convinzione, almeno in ambito comunicativo, il concetto di rispetto della legalità, vera questione che preoccupa gli italiani rispetto a tematiche quali quelle dei campi rom o dell’immigrazione clandestina. Proprio su questa perenne indecisione del Partito Democratico, continua ad avere gioco facile l’altro Matteo, quello padano. Salvini e la Lega continuano la propria ascesa, forti dell’exploit delle ultime elezioni, e si presentano sempre più come l’unica alternativa al Matteo di Palazzo Chigi. Oramai saldo sopra al 15 per cento, per Piepoli il Carroccio sarebbe addirittura vicino al 17 (16.5 per cento). Forza Italia resta in un limbo dal quale non sembra riuscire ad uscire neanche dopo la vittoria di Toti (possibile, non dimentichiamolo, proprio grazie al carroccio), tanto che gli stessi sondaggi appaiono discontinui: per Ixè (9.9%)e Tecnè (12.5 per cento) il Partito del Cavaliere non avrebbe fermato l’esodo di voti, perdendo rispettivamente l’1.4 e lo 0.5 per cento. Diverso il discorso per IPR e Piepoli, secondo i quali Berlusconi sarebbe stato capace di guadagnare circa un punto percentuale negli ultimi trenta giorni.

Fiducia nei leader
Fiducia nei leader

Ciò che appare oramai evidente, in ogni caso, è quanto qualsiasi tipo di ripresa da parte dell’ex Premier non potrà permettere un capovolgimento del fronte del centrodestra: la Lega è oramai saldamente il primo partito, ma in uno scenario completamente diverso dal passato. Immediata, su molti aspetti, l’alleanza già sperimentata – ad esempio durante le regionali toscane – con un FdI stabile sopra al 4%; impensabile, invece, a livello nazionale, quella con FI, salvo un ribaltone della posizione dei berlusconiani su Euro ed Europa. Fantascientifiche, invece, le ipotesi di un’asse con il M5s.

E tra i leader?  La fiducia nel premier è oramai in calo costante, stabilendosi al 33 per cento, contro un 24 per cento di Matteo Salvini, un 21 per cento di Grillo (entrambi in recupero) e il 17 per cento della new entry Landini. Dietro, Alfano (15 per cento) e Berlusconi (13 per cento).

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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