Per i sondaggi elettorali il governo favorisce il PdL, ma tre variabili saranno decisive

23/05/2013 di Andrea Viscardi

Sondaggi elettorali  – Se oggi si dovesse tornare a votare il PdL vivrebbe un trionfo, mentre il PD confermerebbe il trend negativo degli ultimi mesi e il M5S uscirebbe ridimensionato, ma forse meno di quanto ci si potesse aspettare.  Sono questi i dati che emergono da una serie di sondaggi effettuati nell’ultima settimana dalle principali di statistica italiane.

PdL in ascesa, PD in caduta – Confrontando tre diversi sondaggi politici, effettuati rispettivamente da Technè, EMG e Spincon, il quadro politico italiano apparirebbe, per la prima volta, meno indeciso che mai. Il Popolo della Libertà, infatti, raccoglierebbe una percentuale di voti compresa tra il 26,5% (EMG) e il 30,5% (Technè). Un risultato impensabile sino a pochi mesi fa, quando il partito di Berlusconi era dato tra il 14% e il 16%. Il PD, invece, risulterebbe in netto calo, conseguendo tra il 23% dei voti – secondo EMG – e il 23,6% – secondo Technè. Un calo di due punti percentuali rispetto ai risultati ottenuti alle elezioni, dato che ben descrive l’ulteriore perdita di sfiducia dell’elettorato di sinistra verso il partito di Epifani.

Sondaggi Elettorali
Sondaggi Elettorali, il nuovo governo sembra premiare il PdL

SEL e Vendola, quarta forza del Paese – In un articolo della settimana scorsa scrivevamo come fosse evidente che nel PD stesse avendo luogo una migrazione – tra le frangi più a sinistra – verso SEL. Vendola, decidendo di rompere con il Partito Democratico nel momento dell’apertura al centro destra, ha effettivamente guadagnato un bacino non indifferente di voti. Il 24 e il 25 Febbraio, infatti, Sinistra Ecologia e Libertà aveva ottenuto il 3,20%. Oggi, il suo elettorato, sarebbe quasi raddoppiato. Per EMG e Spincon il partito è al 6,1%, acquistando, molto probabilmente, quel 2/2.5% del PD e rosicchiando qualche elettore anche al M5S. Con questi dati, dopo PdL, PD e M5S, la quarta forza del Paese sarebbe proprio quella guidata dal Presidente della Regione Puglia.

M5S – L’apparente immobilismo in Parlamento, accompagnato dalle polemiche che colpiscono oramai quasi quotidianamente la gestione del Movimento e da una frattura sempre più evidente, hanno come conseguenza un calo nell’elettorato. Technè stima il Movimento al 21.4%, contro il 22,1 di Spincon e il 23% di EMG. Una perdita considerevole, ma tutto sommato scontata e forse minore di quanto si pensasse. In questo caso, molto probabilmente, chi si allontana dal Movimento lo fa per due motivi. Esiste una categoria effettivamente delusa da quanto ha visto sino ad oggi, ed un’altra parte che si era recata alle urne esprimendo un voto di protesta, difficilmente replicabile. Il 25,55% conseguito alla camera sembra solo un lontanissimo ricordo, certo, ma occorre considerare come Occorre considerare anche come il Movimento, in ogni caso, abbia fatto man bassa, negli ultimi giorni, degli indecisi (così come anche il PdL).

Monti? Come Casini e Fini – Fallito completamente il progetto di Mario Monti. Il risultato (disastroso) delle elezioni di Febbraio è stato seguito da una costante e inesorabile perdita di consensi. Ad oggi Scelta Civica sarebbe tra il 4,1% e il 5,9%, mentre UDC e FLI, insieme, raggiungerebbero il 2%. Un risultato che non permetterebbe, al partito dell’ex Presidente del Consiglio, di entrare in Senato. E il trend negativo sembra tutt’altro che giunto al termine. Il rischio sarà quello di un centro che potrebbe stabilirsi intorno al 6-7%, poco più del risultato conseguito dall’UDC nel 2008 (5,6%), con la differenza di essere diviso in tre distinte realtà partitiche.

Il futuro? Tre variabili – Per quanto i sondaggi non siano certo la fonte più affidabile, questi sono all’incirca i trend percepibili e percepiti chiaramente nelle ultime settimane. La situazione, da qui al prossimo voto – ancora molto lontano salvo sorprese nelle prossime settimane – cambierà radicalmente. In particolare saranno tre gli eventi che influenzeranno in modo evidente il destino delle prossime elezioni.

La prima di queste variabile sarà il nome uscente vincitore dal Congresso del Partito Democratico, previsto per Ottobre. Lì si deciderà la linea del Partito e, probabilmente, anche la permanenza di Matteo Renzi all’interno dello stesso. La scelta del toscano potrebbe rilanciare il PD in modo prepotente, attirando voti da più parti – ma vorrebbe dire voltare definitivamente pagina e chiudere quel legame che è stato portato avanti sin dai tempi dei DS. Difficile farlo mantenendo la stessa dirigenza.

La seconda sarà l’atteggiamento tenuto da Silvio Berlusconi rispetto ai suoi processi. Per quanto abbia sempre sostenuto – nelle ultime settimane – come il governo non sarà influenzato da quanto avviene nelle aule del Tribunale, crederlo sino in fondo non è così semplice. Come creare consenso sulle tappe da seguire e il contenuto delle riforme istituzionali in un clima del genere? L’ipotesi di caduta per i processi, comunque, resta lontana: per Berlusconi una mossa di questo tipo potrebbe rappresentare un suicidio politico, considerando che la “presa di responsabilità” del Partito è stato uno dei motivi di crescita del consenso.

La terza variabile, invece, è rappresentata da un improbabile ma non impossibile suicidio del Partito Democratico. Se a destra i deputati sembrano tutti compatti, a sinistra la situazione è ben lontana dall’essere tale. Nelle ultime settimane sono stati diversi gli attacchi verso il PdL e Berlusconi, così come rilevanti sono stati gli atteggiamenti di alcuni parlamentari nei confronti dei “compagni” di governo. Il rischio che Epifani e Letta non riescano a tenere compatte – almeno apparentemente – le varie correnti, potrebbe portare a una spaccatura tale da rendere insostenibile l’esperienza di governo. Una mossa suicida, appunto, che aprirebbe definitivamente la strada al PdL, rischiando anche di far arrivare la coalizione di centro-destra a quel 40% che rappresenterebbe la soglia per ottenere il premio di maggioranza successiva all’imminente modifica del porcellum. In attesa della prossima legge elettorale, sempre che il governo riuscirà a resistere sino ad allora. Senza considerare come un fallimento totale del governo potrebbe aumentare i consensi del M5S, difficile, però, possa superare in modo significativo la soglia del 25,5% raggiunta pochi mesi fa – almeno se il Movimento continuerà su questa strada.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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