Numeri, previsioni e riflessioni

07/01/2013 di Federico Nascimben

Berlusconi bersani montiIeri mattina ho avuto il modo di leggere il sondaggio di Mannheimer. I numeri cominciano a farsi interessanti, ora che l’offerta politica comincia a stabilizzarsi. Per completare il quadro mancava solo l’annuncio del raggiungimento dell’accordo fra PDL e Lega che, a giudicare dalle notizie della mattinata, è oramai cosa fatta.

Come consuetudine, con l’avvicinarsi delle elezioni il numero di indecisi e astenuti diminuisce, oggi sono sotto il 40% del totale (mentre era fra il 40-50% a inizio dicembre). Nello stesso periodo il PDL è passato dal 13-16% al 17-19%; Fratelli d’Italia del trio La Russa-Meloni-Crosetto è dato tra l’1 e il 2% e La Destra di Storace al 2%. Con la Lega situata attorno al 6% un’eventuale coalizione di centrodestra prenderebbe dal 26 al 28% delle preferenze degli italiani.

Il grande centro montiano è dato invece al 15% dei consensi. L’UDC di Casini arriverebbe al 4%, FLI di Fini a poco più dell’1% e la lista direttamente collegata al Professore prenderebbe circa il 9% (comprendendo Italia Futura di Montezemolo).

Il PD, primo partito al momento, è dato tra il 32 e il 33%; SEL di Vendola al 4%; il PSI di Nencini attorno all’1% e il Centro Democratico di Tabacci e Donadi a circa l’1%. La coalizione dei progressisti arriverebbe al 38-39% del totale dei consensi. Una cifra molto importante.

Il M5S di Grillo è in calo di circa 5 punti rispetto a qualche mese fa e oggi raccoglierebbe il 13-14% dei voti. Mentre Rivoluzione Civile di Ingroia si attesterebbe al 2-3% (ma raggiungerebbe il 5% con l’IDV).

Riassumendo quindi, stando ai numeri attuali e andando con ordine, la coalizione di centrosinistra sarebbe prima con poco meno del 40% dei consensi, il centrodestra si attesterebbe secondo con un 26-28% (dando per scontata l’alleanza con la Lega) e il centro montiano sarebbe terzo con circa il 15% dei consensi. Mentre Grillo sarebbe quarto con il 13-14% dei voti, inseguito a lunga distanza da Rivoluzione Civile e (un’eventuale) IDV al 5%. Ma considerando che l’area che comprende indecisi e astenuti può scendere sicuramente di altri 10/20 punti, e che circa un quinto degli elettori decide per chi votare solamente negli ultimi dieci giorni che precedono le elezioni, avremo sicuramente delle novità.

Andiamo con ordine e cerchiamo di fare un po’ di chiarezza in mezzo a tutti questi numeri. Cosa sta succedendo? Il non voto sta calando perché Berlusconi e Monti stanno occupando gli spazi televisivi, soprattutto mattutini (dettaglio importantissimo): infatti, durante quell’arco della giornata il pubblico è composto per la maggior parte da casalinghe e pensionate, cioè tutta quella fascia di elettorato che tende a seguire meno la politica (e che, invece, è praticamente maggioranza nel Paese). In termini di share, tale confronto al momento è inaspettatamente vinto da Monti, il quale ha anche il vantaggio di essere apparso due volte ad “Uno Mattina” (ricordo che parliamo di 1,5 milioni di potenziali elettori). Mentre Berlusconi domina incontrastato per quanto riguarda autoinviti e (auto)interviste nelle proprie reti televisive, Bersani appare per ora un fantasma: un fantasma che però rimane primo nei sondaggi; d’altronde lui ha vinto le primarie.

Altro primato di Berlusconi è sicuramente quello della miglior promessa da campagna elettorale: “aboliremo l’IMU”, “Alitalia deve rimanere italiana, dobbiamo avere una compagnia di bandiera”, solo per citare gli ultimi. Ma ciò che a noi realmente importa e che sta facendo gli straordinari per fare in modo che il PD non abbia la maggioranza al Senato: l’eventuale alleanza con la Lega Nord (leggasi Lombardia), con La Destra (leggasi Lazio) e con Miccichè (leggasi Sicilia) va infatti in questa direzione.

Come noto però, se il PD (com’è praticamente certo) non ottiene i numeri al Senato è costretto ad allearsi gioco-forza con Monti. E in questo caso Casini gioirebbe veramente: infatti, è da quando ha divorziato con il Cavaliere che lavora per rompere il bipolarismo imperfetto all’italiana per rispostare gli equilibri verso il “grande centro”, e tornare a prassi politiche da Prima Repubblica. Allora ne vedremo delle belle, per questo il buon Pier Ferdinando si spinge addirittura a dire che “Bersani non potrà essere premier se non avrà la maggioranza alla Camera e al Senato” (dato che siamo in un sistema parlamentare, dove occorre avere la maggioranza in entrambe le Camere per poter governare). Ne vedremo delle belle perché, dopo anni e anni, i progressisti (come amano ora definirsi) sono davvero ad un passo dal Governo del Paese, ma la legge elettorale voluta da Berlusconi a fine 2005, proprio per sfavorire il centrosinistra (a causa dei premi di maggioranza a livello regionale al Senato), vuole impedirglielo; e soprattutto perché vedremo come Bersani riuscirà a gestire un’alleanza così spostata a sinistra che deve cercare, per forza di cose, l’accordo con il Centro dopo le elezioni.

Insomma, il rischio di un nuovo Governo Prodi II è davvero dietro l’angolo, solo che ora la situazione economica è davvero critica, occorre continuare ed imprimere nuovo vigore alle riforme avviate da Monti e procedere alle riforme istituzionali per renderle possibili. Ma una (probabile) maggioranza così eterogenea è quasi impossibile che trovi la necessaria unità per fare tutto ciò, considerando soprattutto il blocco maggiormente di sinistra della coalizione: il famoso triumvirato Fassina-Vendola-CGIL.

È sempre bello notare come alla fine in politica tutto torna. O forse no.

Federico Nascimben

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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