Basta Mario Draghi a salvare i mercati?

26/01/2016 di Alessandro Mauri

Ancora una volta è servito l’intervento del Presidente della BCE Mario Draghi per calmare, almeno in parte, la tempesta finanziaria che si è scatenata sull’Europa la scorsa settimana. Ma è davvero la fine delle turbolenze?

Sofferenze Bancarie

Una settimana difficile – La scorsa settimana è stata una delle più difficili per le piazze europee degli ultimi anni, con particolare riferimento a Piazza Affari, costantemente maglia nera. In particolare le giornate di martedì e mercoledì sono state caratterizzate da fortissime vendite su tutti i listini, ma a crollare in modo particolarmente brusco è stato il settore bancario, con i titoli di Mps e Carige sotto pressione al punto da essere più volte sospesi per eccesso di ribasso. Si è temuto un nuovo attacco speculativo all’Italia: non essendo più possibile aggredire i titoli di Stato per via dei massicci acquisti da parte della BCE attraverso il quantitative easing, la strada più semplice per attaccare un Paese è quella di colpire il suo settore bancario. In realtà alle spalle dei crolli ci sono motivazioni più ampie.

Sofferenze e bail-in – A scatenare la tempesta è stata la notizia che la BCE ha varato un’indagine sulle modalità di valutazione e gestione dei cosiddetti Non performing loans (le sofferenze bancarie) all’interno dell’Eurozona. Si trattava in realtà di una operazione meramente conoscitiva, ma è stata percepita dal mercato come una richiesta di nuovi interventi prudenziali, specialmente per le banche più deboli, tanto da spingere il Ministro Padoan a parlare di “gestione poco accorta della comunicazione” da parte della BCE. Considerando che il sistema bancario italiano conta una quantità di crediti deteriorati che varia, secondo le stime, tra i 200 e i 300 miliardi di euro, è evidente che le vendite si sono concentrate specialmente sull’Italia. Ad aggravare la situazione il salvataggio della banca portoghese Banif, per il quale sono stati coinvolti anche i fondi di investimento, che hanno quindi cercato di cedere le proprie attività su altre banche considerate a rischio.

L’intervento di Draghi – A porre fine alla tempesta, e a rilanciare le borse, ci ha pensato ancora una volta il Presidente della BCE Mario Draghi, che è intervenuto in seguito al direttivo della Banca Centrale di giovedì 21 gennaio. Pur mantenendo inalterati sia i tassi di riferimento, sia le modalità e dimensioni del quantitative easing, Draghi ha annunciato che nella riunione di inizio Marzo potrebbero essere implementate nuove opzioni di politica monetaria espansiva. In particolare il riferimento di Draghi è ad un aumento degli acquisti di titoli dagli attuali 60 miliardi di euro al mese ad almeno 80 miliardi di euro e ad un prolungamento della durata del QE. Gli obiettivi di inflazione al 2% sono infatti ben lontani dall’essere raggiunti, e anche la crescita dell’Eurozona è sempre minacciata da shock esterni. In un colloquio al Forum di Davos, Mario Draghi ha poi aggiunto : “Abbiamo molti strumenti a disposizione per intervenire e soprattutto il Consiglio direttivo ha il potere, la volontà e la determinazione di usare questi strumenti”. Parole che hanno convinto decisamente i mercati, ma per quanto tempo?

Le minacce alla stabilità – Non è la prima volta che l’intervento di Mario Draghi frena la volatilità dei mercati, che però ora hanno aspettative molto importanti sulle prossime riunioni della BCE. Restano inoltre evidenti gli ostacoli ad una crescita stabile sia dell’economia reale sia dei mercati finanziari: la crisi cinese non accenna a diminuire, e anche le fluttuazioni al ribasso del prezzo del petrolio non aiutano la stabilità dei mercati. Inoltre i punti di debolezza del sistema italiano che lo rendono sempre tra i primi bersagli delle tempeste finanziarie sono ancora tutti lì: un enorme debito, una crescita ancora troppo bassa e un sistema bancario troppo esposto a crediti deteriorati e sofferenze. Su tutti questi temi Draghi e la BCE possono fare ben poco, se non “acquistare” tempo con politiche espansive, ma la responsabilità di allontanare gli speculatori è sulle spalle delle autorità economiche nazionali.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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