Social Investment Package, la Commissione Europea oltre l’austerity

14/05/2013 di Andrea Luciani

Social Investment PackageInvestire nelle persone – La Commissione Europea è tornata a sottolineare l’importanza di investire nel capitale umano, in un momento in cui tutti gli Stati membri stanno ridefinendo le proprie politiche anticrisi in chiave crescita e sviluppo. Lo ha fatto attraverso le parole di László Andor,ungherese e socialista, oggi commissario europeo per l’occupazione, gli affari sociali e l’integrazione. Investing in people is the best investment we can make” ha affermato a una conferenza tenutasi in Irlanda, allo scopo di promuovere il Social Investment Package presentato dalla Commissione Europea lo scorso 20 febbraio. Il SIP fa parte di un più ampio spettro di politiche promosse dalla Commissione e dal Parlamento Europeo, a partire dal 2013, per cercare di combattere gli effetti più negativi dell’austerity. Proponendo una serie ammortizzatori sociali e/o un utilizzo più efficace di quelli già esistenti, in modo da “alleggerire” il carico che la crisi ha posto sulle spalle di molte famiglie europee.

 Il Pacchetto – Sono tre i principali punti del pacchetto della Commissione:

  1. Accrescere la sostenibilità del welfare degli Stati membri e adottare policies più mirate ed efficaci.
  2. Inclusione attiva dei cittadini di tutte le classi sociali, sia nei servizi che nelle istituzioni.
  3. Aumentare la protezione sociale per le classi più deboli.

Queste sono le risposte che il pacchetto vuole dare ai due mali più grandi che affliggono la Zona Economica Europea al momento: la mancanza di liquidità alle imprese e l’altissima disoccupazione giovanile. Una speciale raccomandazione, inoltre, la Commissione la fa per ciò che riguarda la povertà infantile, rilevando l’importanza di aiutare le coppie con figli in condizioni difficili e assicurare un’istruzione accessibile a tutti.

Le risorse – Per finanziare le misure, la Commissione ha proposto di utilizzare una percentuale (circa ¼) del bilancio europeo. In questa maniera le risorse presenti nel budget dell’Ue sarebbero destinate a diventare, in parte, ammortizzatori sociali, volte ad aumentare il benessere generale dei cittadini dell’Unione e a fare da “cuscinetto” in questo momento difficile per molte famiglie.

Una policy federale – L’importanza di queste azioni, qualora dovessero diventare concrete, va ben oltre la semplice seppur importante funzione del classico aiuto statale di stampo welfarista: il SIP sarebbe una delle prime politiche fiscale gestite a livello sovranazionale. Infatti in accordo con il principio di sussidiarietà, laddove gli Stati, con i loro apparati nazionali non possano o non riescano garantire sufficientemente il raggiungimento di un obiettivo, le istituzione dell’Unione possono sostituirsi ad essi se l’azione a livello sovranazionale in termini di costi-benefici si rivela maggiormente efficace. Questo tipo di gestione (livello sovranazionale) è comune agli Stati federali come la Germania o gli Stati Uniti, dove anche allo scopo di garantire unità queste policies sono solitamente di competenza del governo federale.

L’utilizzo del bilancio europeo (un grosso dibattito è in corso sulle dimensioni dello stesso) per portare avanti politiche come il Social Investment Package sarebbe un grande passo in avanti verso una possibile Unione Fiscale. Che le istituzioni europee spingano in questa direzione non è da stupirsi, si dovrà vedere se da parte dei governi degli Stati membri vi sarà il via libera ed il supporto effettivo. Anche se la Germania della Machtfrau Angela Merkel sembra aver imboccato la via del trasferimento di sovranità congiunto a istituzioni forti e trasparenti. Inoltre come ha affermato proprio riguardo al SIP, Lieve Fransen Direttrice per le politiche sociali di Europa 2020: “No government can do this alone”.

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Andrea Luciani

Nasce a Roma il 25/03 /1991. Appassionato di studi internazionali e fermo sostenitore del progetto dell'Unione Europea, è laureato in Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli, dove ora studia International Relations. Collabora con l'associazione ONLUS Intercultura con la quale è stato in Nuova Zelanda sei mesi nel 2009. Nel 2012-2013 conclude il programma Erasmus di sei mesi presso l'università si Sciences Po Paris.
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