Soavi malinconie e altezze solitarie: Giovanni Segantini in mostra a Milano

29/09/2014 di Simone Di Dato

Forte di prestiti provenienti da importanti musei e collezioni provate europei e statunitensi, il percorso espositivo propone 120 opere che avranno il compito di raccontare l'opera dell'artista

Segantini in mostra al Palazzo Reale di Milano

Savognin, Cantone dei Grigioni. E’ il 1886 quando nella residenza del pittore e critico d’arte Vittore Grubucy de Dragon, il ventottenne Giovanni Segantini firma un olio su tela intitolato“Ave Maria a trasbordo”. Il taglio quasi fotografico della scena inquadra un’atmosfera sospesa e religiosamente silenziosa. Un umile pastore trasporta un gregge di pecore da una riva all’altra del lago, in compagnia di moglie e figlio stretti in un tenerissimo abbraccio. E’ una pace imperturbabile quella che avvolge l’intero dipinto mentre solo il lento remare dell’uomo suggerisce il fragile movimento dell’acqua increspata in piccole onde. Il sole sta tramontando e si riflette ovunque in misteriosi giochi di luce: sono le sei del pomeriggio e il campanile che si scorge sulla sponda del lago annuncia, come di consueto, l’ora dell’Ave Maria. Un’Ave Maria lenta e malinconica, ma più di ogni altra cosa, dolcissima. Con quest’opera Giovanni Segantini (1858-1899) ci regala il primo esempio di pittura divisionista in Italia, più in là sempre in bilico tra problematiche sociali e temi indirizzati al Simbolismo, perché d’ora in avanti “con la pittura – affermava l’amico Grubicy – si devono esprimere idee che germogliano nel cervello, sentimenti che scaturiscono dall’animo o anche emozioni che per gli occhi si ricevono dal mondo esteriore.”

Segantini a Palazzo Reale
Ave Maria a trasbordo, seconda versione [1886]

Eppure i meriti dell’artista dalle “soavi malinconie” non si fermano solo alla paternità di una corrente pittorica. Forte di un’enorme libertà intellettuale e artistica, Segantini si districò tra figure e movimenti spesso diversi con una sensibilità complessa e senza eguali, la stessa che contribuì a costruirne la cittadinanza europea e la dimensione culturale. E guardando all’intero percorso del pittore senza frontiere, tra innovazione e tradizione, Palazzo Reale di Milano rende omaggio ad una delle personalità più importanti dell’Ottocento europeo con una mostra che analizza la storia personale e artistica di Segantini, dagli anni della formazione nel capoluogo lombardo, al trasferimento tra i monti dell’Engadina. La più grande retrospettiva a lui dedicata, mai realizzata in Italia.

Curata da Annie-Paule Quinsac, autrice del catalogo, nonché maggiore esperta dell’artista a cui ha dedicato quasi mezzo secolo di studi e otto mostre in tutto il mondo, alla rassegna si aggiunge la collaborazione di Diana Segantini, pronipote del pittore e già curatrice di un altro grande evento. “Già con la mostra di grande rilievo internazionale alla Fondazione Beyeler – ha dichiarato a tal proposito – si era dato a Giovanni Segantini, affiancato dai celebri pittori dell’epoca, il posto che merita nella storia dell’arte. Dati la sua biografia e il suo percorso artistico strettamente legati alla capitale lombarda, questa mostra darà al pittore la giusta risonanza a tutti i livelli e soprattutto sarà salutata come il suo ritorno a Milano”

 

Segantini in mostra a Milano
La raccolta dei bozzoli [1881-1883]

Forte di prestiti provenienti da importanti musei e collezioni provate europei e statunitensi, tra cui la Civica Galleria d’Arte Moderna di Milano e il Museo Segantini di Sankt Moritz, il percorso espositivo propone al pubblico 120 opere che avranno il compito di offrire una panoramica quanto più completa dell’opera di Segantini: il suo legame con Milano, vera parabola della sua carriera, gli autoritratti, i paesaggi come paradisi naturalistici, l’abilità di dividere colore da colore, luce da luce fino a svelare gli intervalli nel mezzo, i soggetti ispirati alla vita contadina, toni bucolici e idilliaci, fino alla produzione simbolista che vede nella figura femminile un tema fondamentale.

Ad inaugurare la mostra è una sezione introduttiva di documenti, fotografie, lettere, libri e il busto di Segantini realizzato da Paolo Troubetzkoy, per poi celebrare il legame dell’artista con Milano in uno spazio che esalta la parabola milanese colma di tendenze artistiche come Scapigliatura, Divisionismo e Simbolismo più visionario. Spiccano gli scorci cittadini de “Il Naviglio sotto la neve”, “Ritratto di donna in via San Marco” e “Nevicata sul Naviglio”.

Segantini a Palazzo Reale
Mezzogiorno sulle Alpi (Meriggio o Giornata di vento) [1891]

Dopo le sezioni dedicate ai ritratti (alcuni mai visti a Milano come il “Ritratto della Signora Torelli”), e alle nature morte a cui l’autore si dedica con grande maestria, sarà il turno di “Natura e vita nei campi”, con capolavori che ospitano la figura femminile, vero fil rouge della sua opera. Giungiamo alla quinta sezione, dove ad emergere sono le tematiche più care a Segantini quali “la solitudine al cospetto della natura, armonia tra natura e destino, calore e tenerezza delle greggi, implicito parallelo tra maternità umana e animale”, nonché spazio in cui spadroneggia il già citato “Ave Maria a trasbordo”. Si continua con fonti letterarie, illustrazioni e “La maternità”, sezione conclusiva che mostra capolavori come “Le due madri” della GAM di Milano e “L’angelo della vita” vale a dire l’ emblema del simbolismo misticheggiante di intonazione allegorica dell’ultimo Segantini, fedele fino all’ultimo ad una natura rude e solitaria, a stati d’animo struggenti ma senza nome.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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