Smart Working in Italia: la nuova organizzazione del lavoro.

18/11/2015 di Lucio Todisco

Cresce l’attenzione in Italia per un nuovo modello di organizzazione del lavoro: lo Smart Working. Ma solo l’8% lo ha già pienamente adottato, soprattutto grandi aziende dell’Alimentare, ICT e Telco. La riflessione giunge dall’Osservatorio Smart Working promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano. 

Smart Working

Cos’è lo Smart Working? – Quando parliamo di Smart Working non ci troviamo di fronte ad una attività di telelavoro, che prevedeva che ci fosse una strumentazione di lavoro, orario e spazio fisso. Il telelavoro è stato un primo timido tentativo di armonizzazione tra le esigenze dell’azienda e quelle di vita del dipendente, e procurare inoltre risparmi in termini di riduzione dell’inquinamento e aumento della produttività. Un tentativo che non andava ad incidere sul rapporto tra il dipendente e l’amministrazione. Un sistema nel quale le regole aziendali si trasferivano automaticamente a casa, come se non cambiasse nulla da un luogo ad un altro.

Lo Smart Working propone un differente approccio al lavoro, in cui al dipendente viene riconosciuto una autonomia nel proprio, su tempi e spazi, al fine del raggiungimento degli obiettivi stabiliti con l’azienda. Ci troviamo di fronte, quindi, ad una cornice flessibile, che non è assolutamente una concessione aziendale, ma un modo di lavorare che comporta benefici interessanti ad imprese e lavoratori.

Infatti ci troviamo di fronte ad un miglioramento della vita personale del dipendente, dovuto all’ottimizzazione dei tempi vita-lavoro (che è stata anche al centro della riforma del Jobs Act); si stima, secondo FORUM PA, che comporti un aumento della produttività di circa il 20%, da aggiungere alla razionalizzazione degli spazi fisici di lavoro e alle ripercussioni positive sull’ambiente, in termini di riduzione di emissioni di CO2, grazie alla diminuzione del traffico generato dagli spostamenti.

Soddisfazione lavorativa e senso di appartenenza – Lo Smart Working, inoltre, aumenta la crescita della soddisfazione lavorativa e del senso di appartenenza. Smart Working significa ridurre le assenze per malattia, aumenta l’Organizational Committment, ovvero “l’impegno” verso il lavoro e la propria organizzazione, ed il senso di appartenenza al proprio gruppo di lavoro, determinato da un armonico sviluppo del proprio percorso in azienda. Ci troviamo di fronte ad un modello lavorativo che mette al centro il benessere relazionale che in un’organizzazione favorisce lo stare bene nel rapporto col proprio lavoro, con i propri colleghi, con la propria organizzazione.

In Italia? – Che dati abbiamo in Italia? Secondo l’Istituto di ricerca Doxa, oltre metà dei professionisti lavora già al di fuori dall’ufficio almeno per una parte dell’orario di lavoro, ma solo il 20% è realmente pronto a diventare Smart Worker. Questo approccio innovativo all’organizzazione del lavoro si sta finalmente affermando anche in Italia come un concetto riconosciuto, sdoganandosi dal semplice telelavoro, che però trova ostacoli nello scarso coinvolgimento nelle decisioni da parte del capo e alla limitata autonomia nella definizione degli orari di lavoro.

Tante sono le tecnologie utili ai fini dello Smart Working: VoIP, webconference e instant messaging, Apps, Social e Cloud. Negli smart office iniziano a nascere phone boot, concentration room e open space con postazioni non assegnate, ma sono rare le aree relax e di socializzazione. Inoltre, servono cambiamenti negli stili di leadership e dei comportamenti organizzativi.

Il 67% delle aziende ha piantato i semi di questo nuovo modello organizzativo, ma ad oggi solo l’8% adotta realmente un modello di Smart Working, sviluppando un piano sistemico introducendo strumenti tecnologici digitali, adeguate policy organizzative, nuovi comportamenti organizzativi e layout fisici degli spazi. Un dato che si stima salirà al 19% nei prossimi 2 anni. Ad oggi, oltre metà degli impiegati, quadri e dirigenti dedica almeno una parte del proprio orario di lavoro in mobilità, all’esterno della sua sede, in altre sedi dell’azienda e dai clienti, ma anche in spazi di coworking o sui mezzi di trasporto.

L’opinione dei lavoratori – Analizzando le modalità di lavoro degli impiegati, quadri o dirigenti di aziende di medio-grandi dimensioni realizzata da Doxa si nota come per i lavoratori il legame “lavoro-ufficio” inizi ad essere messo in discussione, almeno nelle intenzioni. Il 57% dei professionisti intervistati dichiara che potenzialmente potrebbe lavorare almeno un giorno a settimana da casa e circa il 35% del loro lavoro potrebbe essere svolto all’esterno dell’ufficio.

Nella realtà dei fatti, il 51% lavora già in mobilità all’esterno della propria sede per almeno parte dell’orario di lavoro, anche se per periodi molto limitati di tempo e il 27% lavora da casa.

Al di fuori dell’ufficio, impiegati, quadri o dirigenti lavorano principalmente in altre sedi dell’azienda (nel 48% dei casi) o presso i propri clienti (47%) Infine, aumentano i casi di lavoro in spazi di coworking (19%) e altri luoghi pubblici (16%) come bar, aeroporti e biblioteche. Quel che è certo è che i professionisti intervistati dichiarano che, fuori dall’ufficio, migliorano la soddisfazione e autonomia nello svolgimento del lavoro (49%), le occasioni di formazione e ampliamento delle proprie conoscenze (38%) e le opportunità di carriera e di crescita professionale (34%).

Insomma, un modello che si potrebbe diffondere velocemente e che potrebbe portare indubbi benefici al nostro rapporto con il lavoro.

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Lucio Todisco

Classe 1987, Laureato in Scienze Politiche si è specializzato in gestione e formazione delle Risorse Umane e, ad oggi, è praticante Consulente del Lavoro. Una vita tra libri, film, politica, musica e del buon cibo. Il suo libro preferito è Oceano Mare, Mediterraneo il film che rivedrebbe ogni giorno, Oasis, U2 e Coldplay, la musica che ascolta nell’Mp3. Appassionato di innovazione, fa parte del comitato organizzatore dell’Innovation Day, manifestazione che coinvolge professionisti, organizzazioni, aziende e pubblica amministrazione sui temi dell’innovazione, crescita, sviluppo; collabora con la Fondazione Turismo Accessibile sui temi dell’innovazione e accessibilità turistica nel nostro paese.
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