Diritti umani in Ucraina: il Rapporto della missione ONU

23/07/2014 di Vincenzo Romano

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Lo scorso 15 giugno è stato redatto l’ultimo Rapporto dalla Missione di monitoraggio sui Diritti Umani in Ucraina (HRMMU – United Nations Human Rights Monitoring Mission in Ukraine) che copre il periodo tra il 7 maggio ed il 7 giugno 2014. Tale Rapporto riprende ed integra i due precedenti studi sulla situazione dei diritti umani in Ucraina redatti dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR) del 15 aprile e del 16 maggio 2014. Prenderemo in considerazione i vari capitoli affrontati dal Rapporto, seguendo pedissequamente l’ordine che da questo ci viene riportato.

La rivolta di Maidan. Il primo capitolo che viene affrontato riguarda gli scontri di piazza Maidan (30 novembre 2013). Lo scorso 28 maggio una corte di Kiev ha condannato due poliziotti per abusi perpetrati nei confronti dei manifestanti durante gli avvenimenti di Maidan. Tale atto si inserisce in un quadro più ampio che rimanda alla situazione generale delle inchieste che hanno fatto seguito agli scontri che si sono avuti in quei giorni e che hanno coinvolto manifestanti e forze dell’ordine. Il 15 maggio, alcuni parenti di vittime della rivolta di Maidan, insoddisfatti per la lentezza delle indagini, hanno deciso di attivarsi con mezzi propri e cercare di far luce sugli eventi che hanno portato alla morte i loro familiari.

Scontri, UcrainaGli scontri di Odessa. Vi è poi la questione relativa agli incidenti di Odessa perpetrati il 2 maggio scorso. I fatti che hanno portato, in occasione di una partita di calcio, all’uccisione di 42 persone ed al ferimento di 125, sono oggetto di analisi di sei inchieste aperte dalla Procura della Repubblica che vanno in direzioni autonome. Il principale soggetto coinvolto è il Ministero dell’Interno ed il Servizio di Sicurezza Statale (SBU). Le fazioni che si sono scontrate, quella dei filo-russi e quella dei nazionalisti ucraini, hanno dato vita ad una vera e propria carneficina. All’inizio gli scontri hanno visto fronteggiarsi le due fazioni con lanci di pietre ed oggetti. Subito dopo si è passati agli scontri a fuoco. Quando la polizia è riuscita a separare i contendenti sul terreno c’erano almeno 3 morti e 18 feriti. In seguito gli scontri hanno portato all’uccisione di altre 8 persone. Le restanti sono state arse vive.

L’HRMMU ha riportato la mancanza di cooperazione da parte dei corpi governativi, che hanno impedito alla Missione di procedere ad un’analisi dei progressi fatti. A tal riguardo, secondo il Rapporto, alcune questioni chiave dovrebbero essere attentamente analizzate per assicurare una maggiore fiducia nell’attività di investigazione e per accertare le responsabilità delle persone coinvolte, un giusto processo delle medesime e per fare accettare alle comunità i risultati delle indagini.

I diritti umani nel Donbass. Il terzo capitolo riguarda la situazione dei diritti umani nelle regioni di Donetsk e Luhansk. Il referendum del 11 marzo sull’autogoverno sostenuto dalle auto-proclamate “Repubblica popolare di Donetsk” e “Repubblica Popolare di Luhansk”, sebbene senza alcun effetto dal punto di vista del diritto internazionale, ha rappresentato un primo passo verso la creazione dello Stato di “Novorossia”. Gruppi armati hanno continuato ad occupare i luoghi pubblici chiave in molte città delle regioni di Donetsk e Luhansk, dichiarando una indipendenza sostanziale dall’Ucraina. La presenza di persone armate nelle regioni è fortemente aumentata. I rappresentanti della Repubblica popolare di Donetsk hanno riconosciuto la presenza all’interno dei loro gruppi armati di cittadini della Federazione russa, incluse milizie provenienti dalla Cecenia e da altre repubbliche del nord del Caucaso.

L’escalation delle attività di destabilizzazione dell’area risulta chiaramente dagli abusi perpetrati dai lealisti filo-russi non soltanto nei confronti della popolazione civile, ma anche con il perseguimento di giornalisti, politici locali ed attivisti della società civile. Ed ancora sequestri, detenzioni, torture ed uccisioni continuano ad essere la cornice di un’atmosfera di intimidazione e paura. I residenti delle aree colpite sono incessantemente sottoposti agli attacchi incrociati tra le due fazioni, i separatisti e le forze leali a Kiev, ed il numero di morti e feriti per tali cause continua ad aumentare. Come conseguenza di tali violenze stanno aumentando anche le persone che abbandonano la propria dimora: lo scorso 6 giugno, il Dipartimento per la protezione sociale ha identificato 12.700 sfollati nelle regioni di Donetsk e Luhansk.

Un soldato a DonetskLa Crimea ad un bivio. Il quarto capitolo è dedicato alla Crimea. L’introduzione della legislazione della Federazione russa, in contraddizione con la Risoluzione 68/262 adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha prodotto una serie di discrasie nella legislazione della penisola che impediscono ai cittadini di beneficiare dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Si è venuto a creare una sorta di limbo per cui, considerato che la legislazione ucraina doveva restare in forza fino al 1 gennaio 2015, le istituzioni governative hanno già richiesto di ottemperare alle previsioni della legislazione russa. Per quello che riguarda il rispetto dei diritti umani, i residenti filo-ucraini di Crimea vengono costantemente intimiditi e discriminati, soprattutto nei settori legati all’educazione ed al lavoro. I leader e gli attivisti tatari di Crimea vengono perseguitati e limitati nei loro diritti fondamentali. Durante il periodo preso in esame, la situazione di tutti gli abitanti di Crimea, anche quelli russofoni, si è fortemente deteriorata con particolare riguardo alla libertà di espressione, di assemblea pacifica, di associazione, di religione o credo.

Le elezioni presidenziali ucraine. Ultimo capitolo esaminato è quello delle elezioni presidenziali del 25 maggio 2014. I candidati ufficialmente al ballottaggio erano 21. Il 3 giugno, la Commissione Elettorale Centrale ha confermato che Petro Poroshenko ha vinto con il 54.7% dei voti. Nelle regioni di Donetsk e Luhansk, sono stati registrati attacchi per tutta la durata delle elezioni. Questi sono stati perpetrati da rappresentanti delle Repubbliche di Donetsk e Luhansk attraverso il sabotaggio di alcune Commissioni elettorali; la minaccia e talvolta la percossa del personale preposto ai seggi; sono, inoltre, state spesso portate via le liste elettorali, i computer e i documenti ufficiali. In alcuni casi, gli edifici dei seggi elettorali sono stati letteralmente sequestrati ed interdetti; altri sono stati chiusi a causa della inoperatività, o per ragioni di sicurezza il personale è stato sollecitato ad abbandonare le zone più a rischio. Gli attacchi ai seggi elettorali hanno certamente menomato il diritto di voto dei cittadini delle regioni di Donetsk e Luhansk.

Per concludere, è fuor di dubbio che la situazione è suscettibile di cambiare in maniera tanto rapida quanto radicale. Ad oggi, da quanto la cronaca riporta, non sono stati fatti passi avanti verso una soluzione del problema che riguarda l’est dell’Ucraina, ed anzi le posizioni che si scontrano giornalmente stanno diventando sempre più radicali e contrapposte.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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