Italia: disastro carceri

07/02/2013 di Iris De Stefano

Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Milano per una conferenza all’Ispi in seno ai festeggiamenti per gli 80 anni dell’istituto, ha visitato il carcere di San Vittore, emblema della situazione carceraria italiana che ci è costata, nel gennaio di quest’anno, anche una condanna dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

carceri-italianeIl carcere di San Vittore, costruito in centro a Milano, è un ottimo rappresentante del problema di sovraffollamento tipico di tutti gli istituti di reclusione nel nostro paese, con i suoi 1.600 detenuti a fronte di una capienza massima di 800. Insomma, il doppio. La gravità e l’inammissibilità di questa situazione, l’8 gennaio 2013, è stata riconosciuta anche dall’Unione Europea, che attraverso una sentenza della Corte di Strasburgo, ci ha condannati a pagare un ammontare totale di 100mila euro a sette detenuti, tra Busto Arsizio e Piacenza, come risarcimento per trattamenti inumani e degradanti. La Corte, riconoscendo illegale per un detenuto avere a disposizione meno di 3 metri quadrati in una cella, ha anche dato solo un anno di tempo al nostro paese per modificarne la situazione.

Come sottolineò all’epoca della condanna lo stesso Napolitano, “la Corte chiarisce che non spetta ad essa dettare ai singoli Stati le normative penali né i criteri di organizzazione dei rispettivi sistemi penitenziari, ma ribadisce le raccomandazioni venute dal Consiglio d’Europa affinchè gli Stati prevedano adeguate misure alternative alla detenzione, riducendo il ricorso alla carcerazione.” In più, i giudici sottolineavano di aver ricevuto già più di 550 ricorsi da altri detenuti e che quindi era necessario per lo stato italiano premunirsi di un sistema di ricorso interno, per far si che i carcerati possano denunciare la propria situazione e ottenere un risarcimento, senza dover avere una previa condanna da Strasburgo.

È importante inoltre sottolineare che quella del gennaio scorso è stata la seconda condanna europea in materia, poiché la prima risale al 2009, quando l’Italia fu condannata a pagare mille euro, di nuovo per trattamenti inumani, ad un detenuto del carcere di Rebibbia.

La questione nelle carceri italiane è spesso venuta alla ribalta grazie alle azioni spesso eclatanti dei Radicali, come l’ultimo, lunghissimo ( durato quasi tutto il mese di dicembre scorso ) sciopero della fame del loro leader Marco Pannella. In quell’occasione sembrò che qualcosa stesse per muoversi, perché quasi quotidianamente egli riceveva visite da parte di esponenti politici di primissimo piano – come lo stesso Mario Monti, tra gli altri – e soprattutto poi, quando le condizioni del 83enne Pannella si erano aggravate, richiedendo un ricovero precauzionale, forte era stata la mobilitazione e l’interesse verso il tema. La crisi politica però, insieme con l’inizio della campagna elettorale, hanno di nuovo fatto passare il tema in una posizione di minor rilievo.

Il Presidente della Repubblica invece, ieri a Milano, prima volta in cui una massima carica dello Stato in una cella, si è espresso con parole di rammarico per non aver ricevuto una richiesta di amnistia da parte del Parlamento. Essa sarebbe dovuta esser proposta a Napolitano sotto forma di legge, votata dai due terzi di ogni Camera, così come sancisce l’articolo 79 della nostra Costituzione.

La situazione delle carceri è peggiorata radicalmente dal 2002 in poi, quando furono varate tutte una serie di leggi che punivano con la reclusione anche reati minori come quelli legati alla droga, le cui pene, spesso solo di pochi giorni, potrebbero facilmente essere scontate in istituti alternativi.

Qualcosa, poco, è stato fatto con il decreto “salva carceri” divenuto legge nel febbraio 2012, che come ha detto il ministro della Giustizia Paola Severino: “ha consentito di tamponare una situazione drammatica. I primi risultati li stiamo constatando: i detenuti che nel novembre del 2011 erano 68.047 Sono oggi scesi a 65.725 In quanto il provvedimento ha inciso sul fenomeno delle cosiddette ‘porte girevoli’, vale a dire gli ingressi in carcere per soli due-tre giorni, e sulla durata della detenzione domiciliare allungata da 12 a 18 mesi”.

In realtà, il futuro, ben tracciato dagli altri paesi europei è quello caratterizzato da misure alternative di detenzione, e non solo da nuovi piani di edilizia carceraria come proposto da più parti. Per ora, possiamo solo sperare che il nuovo governo non resti sordo di fronte ad una situazione tanto grave.

 

The following two tabs change content below.

Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
blog comments powered by Disqus