Site/non-site: Cezanne in mostra a Madrid

10/03/2014 di Simone Di Dato

Cèzanne, Site/non-site

Tanto per essere chiari fin da subito, “Cezanne: Site/non-site” è una mostra che fa storia da sé. Organizzata dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, una delle più importanti pinacoteche nel cuore della capitale spagnola, l’esposizione è riuscita nell’intento di riunire circa 60 capolavori, tra dipinti ad olio e acquarelli, provenienti da prestigiosi musei e collezioni private americane, australiane e giapponesi. Impresa lodevole, soprattutto se si pensa che l’ultima grande mostra dedicata al più grande artista dell’età moderna in Spagna, risale a più di trent’anni fa.

Cézanne, Site/Non-site
Natura morta con zuccheriera, 1888

Un ritorno memorabile dunque, che tra le altre cose anticipa  nel suo titolo – site/non-site – un preciso riferimento all’artista e teorico Robert Smithson che posa lo sguardo sulla contrapposizione tra interni ed esterni, tra pittura in atelier e un plein air, alle abitudini di lavoro del maestro francese. Sembra essere questo il cuore dell’intero progetto: esplorare attentamente le relazioni tra i due generi più cari a Cézanne, diviso costantemente tra paesaggi e nature morte, perché è proprio in questi termini che si spiega la considerazione di cui l’artista di Aix-en-Provence ha sempre goduto come “pittore totale”, un instancabile occhio su forme geometriche e muri di colore. Ma chi pensa di decifrare la complessità delle sue opere con una semplificazione astrattiva, cade in un banale errore. La faticosa seduzione che si prova davanti ai quadri di Cézanne, suggerisce un’equazione indubbiamente complicata ma che trova soluzione in un’intensità più cerebrale che di materia, nell’indagine sulla dialettica tra interni ed esterni.

 E’ nello spazio chiuso dell’atelier che il maestro trova lentamente e in profondità i suoi riferimenti visivi, i modelli estetici che lo porteranno a stabilire quell’equilibrio proprio della pittura del Novecento, grazie all’intimità della vita privata e ad una meditazione orientale. Il rapporto di Cézanne con la natura invece fu, per sua stessa ammissione, un omaggio, una forte esigenza: vagando per la campagna francese, esplorando oggetti e paesaggi da raffigurare, la direzione razionale di forme e struttura spaziale si fonde armonicamente con la poesia della luce “facendo dell’impressionismo qualcosa di solido e durevole”. Da quest’intima connessione non sarà difficile ammirare scorci di paesaggi nelle nature morte, e una natura ordinata e studiata come negli interni.

Cézanne, Site/non-site Madrid
Nel parco di Château Noir, 1898-1900

Visitabile fino al 18 maggio, la mostra trova nel direttore artistico del Thyssen Guillermo Solana, il curatore del percorso espositivo che tra i 59 dipinti a olio e i 9 acquarelli ha pensato bene di affiancare a Cézanne i capolavori di altri dieci artisti, tra cui spiccano Gauguin, Pisarro, Braque e Derain.  Ad inaugurare l’allestimento è la sezione dedicata ai sentieri. Tele come “Ladera en Provenza“, prestito della National Gallery di Londra, sintetizzano l’amore del pittore per cammini e percorsi immersi nel verde. Ostile alle strade moderne, Cézanne ha sempre prediletto sentieri chiusi, e cieli che non conoscono stagioni ad aumentare la densità delle emozioni. E’ poi la volta della sezione che vede protagonista il corpo umano, nudo o in contemplazione con la vegetazione circostante. Passando per le opere dedicate ad Auvers, si giunge a Il fantasma di La Sainte-Victorie, la sezione che riunisce le nature morte, e che ci portano al quinto spazio dedicato a geometrie e giochi di costruzione come a rievocare i celebri tetti delle case di Provenza.
Luci franchissime e intatte, muri ottici e resa espressiva, fanno di Cézanne il pittore “interprete del visivo” per eccellenza. Un artista che non conosce alti e bassi o alcuna crisi poetica, ma solo un uomo alla costante ricerca di essenza e solidità.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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