Siria, la strage degli innocenti

24/08/2013 di Elena Cesca

In Siria il 55% della popolazione è minorenne, 21% sono bambini. Drammatiche le immagini che girano sul web. Difficoltà respiratorie, bava alla bocca, crisi epilettiche e poi cadaveri, tanti piccoli corpi inermi gettati a terra. Sono le vittime del gas nervino e del regime di Assad.

I figli della Siria. In base ai dati forniti dalle agenzie ONU (Unicef e UNHCR), i bambini costituiscono la parte della popolazione più colpita. 4.250.000 le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case, 2 milioni dei quali, la metà di tutti i rifugiati provocati dal conflitto in Siria, sono bambini. 740mila rifugiati siriani hanno meno di 11 anni.

Oltre 3.500 hanno attraversato la frontiera siriana per cercare rifugio in Giordania, Libano e Iraq. Sono soli, senza nessuno, senza più un passato, senza un futuro. Solo gli occhi pieni di lacrime, i botti delle bombe negli orecchi, le polveri nei polmoni. 2 milioni sono dispersi all’interno dei confini siriani. 7,000 sono stati uccisi, ufficialmente. L’assenza di registri e i disordini dei bombardamenti rendono più difficoltoso il calcolo effettivo delle vittime, che sono sicuramente molte di più. La strage portata avanti con l’uso delle armi chimiche e da combattimento è solo la punta di un iceberg che vedeva le piccole creature già sconvolte nel fisico e nell’anima. Violentati, picchiati, sfruttati nel lavoro minorile, fatti merce di scambio nei traffici illeciti di organi.

Rifugiati. È in corso la più imponente operazione umanitaria della storia. L’ultimo rapporto dell’UNHCR di giugno, documentava il più alto flusso migratoria degli ultimi vent’anni. 3,7 miliardi di euro l’ammontare di fondi richiesto. Solo 2/3 sono giunti in Siria, ma non sono sufficienti. Arrivano pasta e cereali, ma senza acqua è come se non arrivasse nulla. Molti siriani sono riusciti a raggiungere i confini di Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Sempre più numerosi anche i siriani che fuggono verso i paesi del Nord Africa e dell’Europa. Martedì scorso in 30 mila sono arrivati nel nord Iraq; dall’inizio della guerra, che conta il suo terzo anno, più di un milione sono giunti in Libano. Lunedì, più di 4.800 persone sono arrivate a Sahela, 120 km a Nord-Ovest di Mosul. Anche in Italia non cessano gli sbarchi dei rifugiati politici in cerca di un barlume di speranza. Ieri a Siracusa tra i 140 migranti molti erano siriani. È atteso per il primo pomeriggio di oggi l’arrivo di un altro barcone lungo le coste siciliane.

Reazioni internazionali. La strage è ancora “presunta”. Dopo l’annuncio statunitense dell’intelligence USA di aprile sulla presenza delle armi chimiche in Siria, il segretario Generale dell’ONU Ban Kin-moon richiede ora nuove indagini. Tuttavia, come già sottolineato negli scorsi articoli, la Russia, ancora intenzionata a spalleggiare il regime di Assad, è tra i cinque grandi del Consiglio di Sicurezza, ed è quindi dotata del potere di veto con il quale può bloccare il passaggio delle decisioni. Per Mosca, infatti, è colpa dei ribelli se non è garantito l’accesso agli ispettori dell’ONU. In queste ore, dall’altra parte dell’oceano, Obama ha convocato un vertice per discutere del caso siriano. Il Pentagono ha confermato il rafforzamento della presenza USA nel Mediterraneo, ma non approva un intervento diretto e armato in Siria per evitare si inaspriscano le tendenze anti-americaniste nella zona.

Intanto i giovani siriani perdono la propria casa, la famiglia e il loro futuro. Anche dopo aver oltrepassato il confine, “sono traumatizzati, depressi e in un forte bisogno di una ragione per continuare a sperare”, ha sostenuto l’Alto Commissario dell’agenzia ONU per i rifugiati, l’UNHCR, António Guterres. Vivere in questo stato “per un bambino significa aver perso tutto”, ha commentato Lauren Jolles, Delegato UNHCR per il Sud Europa e l’Italia.Ciò che è in gioco adesso non è altro che la sopravvivenza e il benessere di una generazione di innocentiha proseguito António Guterres. Anthony Lake, Direttore generale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF) ha parlato di “vergogna”, e invia un monito alla comunità internazionale cheha mancato alla propria responsabilità nei confronti dei figli della Siria [..] Dovremmo fermarci e chiederci come possiamo, in tutta coscienza, continuare a deludere i bambini della Siria”. 

Infanticidio. Dietro l’infanticidio c’è l’annientamento della speranza, il salto generazionale, o meglio, la non continuità generazionale. È come se si volesse porre fine alla storia, al passato, a quel passato di violenza e soprusi ma anche di lotta per l’indipendenza e sacrifici. È anche annichilimento del futuro, perché un bambino segnato nella sua fase più serena, sarà un adulto triste, traumatizzato. Le vite dei pochi superstiti saranno marchiate da ferite laceranti e indelebili. Vivere il dramma della guerra attraverso gli occhi di un bambino equivale ad “un orrore che un adulto può comprendere solo in parte”, ha sostenuto l’Alto Commissario Guterres. Perché l’adulto può sempre compensare il dramma del presente con il ricordo, anche se lontano, di un tempo felice, quello della sua infanzia. Ma se l’infanzia, che dovrebbe essere il periodo più spensierato, è macchiato dal sangue, quale futuro si prospetta per i bambini siriani? Solitamente, anche nei momenti più atroci, alzando gli occhi al cielo si confida nell’azzurro e il cuore ritrova un battito di speranza. In Siria, alzando gli occhi, il cielo è coperto dalle nubi delle bombe. Intorno, un tappeto di cadaveri. Dove non vi sono bimbi, non v’è cielo.

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Elena Cesca

Tarantina, del 1988. Maturità classica. Laurea Triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università del Salento. Laurea specialistica in International Relations presso la LUISS Guido Carli. Ha condotto studi di approfondimento sul funzionamento interno della Commissione Europea, le iniziative europee nel campo della difesa (mercato e industria), la non-proliferazione nucleare e le politiche del Sud-Est Asia. Esperienze studio e di ricerca in Austria, Belgio, Canada e Inghilterra. Attualmente collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati e PhD Candidate in Storia dell'Europa presso la Sapienza di Roma su tematiche di cooperazione tecnologico-militare in ambito NATO.
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