Siria e Russia, tra Palmyra e il futuro di Assad

31/03/2016 di Stefano Sarsale

La riconquista di Palmyra porta con sè due chiari segnali diretti alla comunità internazionale. Da una parte il capovolgimento della posizione di Assad, dall'altra la presenza russa, che nonostante il ritiro annunciato continua ad essere massiccia. Vediamo il perchè

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La presa della città siriana di Palmyra, collocata nel governatorato di Homs, rappresenta sicuramente una vittoria simbolica per le truppe del regime di Assad. Supportate da un notevole supporto aereo russo, sono state in grado di combattere e cacciare le forze dello Stato islamico dalla città, infliggendo quello che l’esercito non ha tardato a definire un ‘colpo mortale’ per gli islamisti che la conquistarono nel 2015.

Allo stesso tempo, la recente operazione ha anche evidenziato come la presenza e l’influenza delle truppe russe in Siria sia oltremodo significativo, nonostante il ritiro parziale annunciato dal presidente Vladimir Putin il 14 marzo.

La perdita di Palmyra rappresenta senz dubbio una delle più grandi battute d’arresto per lo Stato Islamico da quando proclamò la nascita del califfato nel 2014 tra la Siria e dell’Iraq. Il presidente siriano Bashar al-Assad ha salutato la vittoria come una “nuova prova della efficienza dell’esercito siriano e dei suoi alleati nella lotta al terrorismo”. L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha confermato che notevoli scontri sono tutt’ora in corso sul confine orientale di Palmyra, nelle aree adiacenti sia l’aeroporto che al carcere. Tuttavia, il grosso delle forze dello Stato Islamico si sono ormai ritirate verso est, lasciando la città sotto il controllo del presidente Bashar al-Assad. A questo punto è oltremodo probabile che la città diventi un ‘trampolino di lancio’ per future operazioni militari, in particolare nei governatorati di Raqqah e Deir el-Zor.

Il Presidente dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdulrahman, ha inoltre aggiunto che almeno 400 terroristi sono stati uccisi dalle forze lealiste nel corso degli scontri che si sono susseguiti nell’ultima settimana per la presa della città. Qualora i numeri fossero confermati, questa rappresenterebbe la più grande sconfitta per il gruppo, senza contare che a questo punto tra Siria e Iraq lo Stato Islamico ha perso circa il 22% del territorio rispetto al periodo di massima estensione.

A tal proposito è anche opportuno ricordare come la perdita di Palmyra sia avvenuta circa 3 mesi dopo che i combattenti dello Stato Islamico sono stati cacciati dalla città irachena di Ramadi, divenendo la prima grande vittoria per l’esercito iracheno. Un portavoce militare siriano ha dichiarato come le forze lealiste siano state in grado di riconquistare la città anche e sopratutto grazie al supporto Russo.

I russi infatti non hanno contribuito alle operazioni solamente fornendo un essenziale supporto aereo ma, secondo quanto riportato dal Ministro della Difese russo, hanno condotto le operazioni tramite i propri consiglieri militari sul posto in prima persona. Tuttavia, il forte ruolo russo non dovrebbe rappresentare una sorpresa. Senza ombra di dubbio la stampa internazionale si è precipitata ad annunciare il ritiro delle truppe russe dalla Siria, senza considerare quanto la Siria rappresenti un alleato essenziale del Cremlino, e come il ritiro abbia in parte rappresentato una mossa mediatica, dato il calo dei consensi verso il Presidente successive all’intervento nell’area, ed in parte una vera e propria esigenza strategica, come ci apprestiamo a spiegare.

Mosca continuerà a mantenere una presenza militare che, seppur in misura ridotta, sarà comunque significativa in uno scenario come quello siriano. Abbiamo detto che la scelta di ritirare una parte delle truppe sul terreno siriano sia da individuare anche come una precisa esigenza strategica, connessa ai recenti sviluppi militari nella guerra civile. Il ritiro, infatti, è avvenuto dopo la proclamazione di un cessate il fuoco da cui però sia lo Stato Islamico che Al-Nusra sono stati esclusi. A tal proposito il motivo principale dietro l’accettazione da parte del governo russo del cessate il fuoco è stata la necessità di una pausa dopo la grande offensiva condotta nel corso delle settimane precedenti, in cui le truppe regime siriano e i suoi alleati hanno conquistato larghe parti di territorio in mano ai ribelli. In questo modo, da un punto di vista prettamente operativo, l’esercito siriano ha avuto da una parte l’opportunità di consolidare le linee difensive contro i ribelli siriani e, come dimostrato dalla cattura di Palmyra, di concentrare i propri sforzi contro lo Stato Islamico. A dimostrazione di tutto ciò, il 28 marzo, il Ministero della Difesa russo ha infine annunciato l’invio di ulteriori soldati nei prossimi giorni al fine di aiutare a sminare Palmyra dimostrando, ancora una volta, che la presenza Russia in Siria continuerà a svolgere un ruolo decisivo nel conflitto siriano.

La riconquista di Palmira, in altre parole, è stata capace di mutare la posizione di Assad. Le forze lealiste, infatti, hanno recuperato molto terreno negli ultimi mesi; hanno chiuso i ribelli ad Aleppo, hanno riconquistato una parte di terreno che avevano in precedenza perduto e hanno messo in sicurezza la roccaforte alawita sulla parte costiera della Siria.

Questa sarà la realtà con cui in futuro la comunità internazionale dovrà fare i conti. A questo va aggiunto che, qualora il Presidente Assad continuerà nella riconquista di vaste porzioni di territorio sia dai ribelli, che dallo Stato Islamico, sarà molto più complicato per gli Stati Uniti e la comunità internazionale in generale far valere le proprie posizioni contro il regime. A tutto vantaggio di Mosca.

 

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Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
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