Sinodo: sì alla comunione ai divorziati, ma valutando caso per caso

24/10/2015 di Laura Caschera

Dopo infinite polemiche escambi di vedute , si chiude il Sinodo sulla famiglia. L'assemblea dei Vescovi, convocata da Papa Francesco per “procedere insieme” verso una soluzione concordata di alcuni temi chiave del rapporto tra episcopato e famiglie, ha concluso i suoi lavori con la votazione, con la maggioranza dei due terzi, della relazione finale di 94 paragrafi.

Sinodo

Si è chiuso il Sinodo sulla famiglia. Tema centrale: concedere la comunione ai divorziati risposati, dove la parola chiave è “discernimento”. L’apertura del Sinodo non è stata certo incoraggiante, il tema della famiglia è visto da tutto l’episcopato come uno dei punti caldi dell’intera azione pastorale della Chiesa cattolica, ed è campo, da sempre, della contrapposizione tra le correnti conservatrice e riformista, che si sono date battaglia ancor prima dell’inaugurazione dell’assemblea ordinaria.

Sulla strada dell’incontro dei Vescovi, in realtà, c’è stato più di un inconveniente. Tanto per cominciare, il coming- out di Monsignor Charamsa, che proprio prima dell’inizio ufficiale del Sinodo, ha deciso di comunicare al mondo la sua omosessualità. Ma il teologo polacco non si è accontentato di questa dichiarazione, ed ha aggiunto di avere un compagno, che ha presentato in veste ufficiale, con un lungo abbraccio davanti a telecamere e macchine fotografiche. Più di qualcuno in Vaticano ha pensato ad un tentativo di sabotare il processo, rivelando la “perfetta tempistica” dell’annuncio del Vescovo, che ha pagato le sue dichiarazioni con la sospensione dal sacerdozio. Il problema dell’omosessualità, ovviamente, è il più delicato da affrontare per la Chiesa cattolica, anche alla luce degli ultimi scandali nella curia romana. Infatti, a Roma, nella centralissima zona di Villa Borghese, si sono accesi i riflettori sull’ordine dei carmelitani scalzi, e su alcuni dei loro membri, coinvolti in un giro di prostituzione omosessuale.

La carrozza che ha trainato l’intero Sinodo, polemiche a parte, è la questione della comunione ai divorziati risposati. Problema che attanaglia le maglie dell’episcopato, e che va a coinvolgere proprio uno dei capisaldi della dottrina cattolica: l’indissolubilità del sacro vincolo del matrimonio. Proprio qui, in questo campo, si sono date battaglia le posizioni più oltranziste, tra cui spicca quella del custode dell’ortodossia Mueller, e la corrente riformista, capeggiata dal cardinale Kasper. Ed è proprio quest’ultima visione che sembra aver avuto la meglio, alla chiusura dei lavori. Infatti, anche nel rush finale, prevale la linea progressista, che non predica però un’apertura universale nei confronti dei divorziati poi risposati, ma consente di costruire una breccia nel muro dell’ortodossia “caso per caso”, valutando la concreta situazione nel complesso, sotto la supervisione del vescovo locale. Sono emerse contrarietà a questo approccio solo da due gruppi, quello francese Gallicus A., capeggiato dal moderato Sarah, e l’Anglicus A., guidato dal cardinale Pell, uno dei firmatari della famosa lettera indirizzata al Papa sulla svolta cosiddetta “liberal” del Sinodo.

Importantissimo il traguardo raggiunto dall’Assemblea, che permette alla Chiesa e all’intero episcopato di mettersi al passo con i tempi, e di imprimere al vescovato quella svolta che potrebbe portare l’Assemblea dei Vescovi più vicina al mondo dei fedeli. Ed è stato proprio Papa Francesco ad auspicare l’adeguamento della Chiesa allo spirito dei tempi, quegli stessi che fanno capire che chiudersi nell’oltranzismo più assoluto non fanno altro che allontanare la Chiesa da quel ruolo episcopale che fa di essa più che una comunità di fedeli una vera e propria famiglia. Continua allora a predicarsi il discernimento e la valutazione delle singole situazioni, come quelle di una madre che decida di risposarsi per venire incontro ai bisogni dei propri figli.

Bisogna però sottolineare che, anche chi applaude alle aperture dell’episcopato, lamenta con forza una mancanza di presa di posizione su alcuni temi caldi, come quello dell’omosessualità. Il cardinale austriaco Schoenborn ha detto: “sull’omosessualità troverete solo le indicazioni per aiutare le famiglie cristiane che al loro interno abbiano una persona omosessuale”. Emerge allora chiaramente come il Sinodo abbia evitato di prendere posizione sulle coppie gay, alle quali non va nemmeno un cenno.

Il Sinodo, al quale spetta di dare “consigli” al Papa, che da sempre è arbitro ultimo delle decisioni nella Chiesa, ha avuto il pregio di portare il fronte episcopale verso più ampie possibilità di dialogo concreto. Lungi dall’essere un terreno facile da interpretare, quello della famiglia ha rappresentato per il Pontefice uno degli scogli più duri della sua azione pastorale, dove non ha mancato, come suo solito, di dimostrare di essere capace di innovare, dando comunque voce a tutte le istanze, maggioritarie e minoritarie, ragionando come un vero Pietro, mentre edifica la sua Chiesa.

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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