Sindaci e città, cercasi orizzonte disperatamente!

18/06/2016 di Giuseppe Trapani

Riaprono le urne per l'elezione dei sindaci, ma c'è molto di più: si cerca l'orizzonte per le sfide del futuro (sopratutto a Roma),

Grandi città alle prese con l’elezione dei loro nuovi sindaci con il ballottaggio di domani. Roma, Torino, Napoli, Bologna e Milano per citare i maggiori capoluoghi interessati alla competizione elettorale.

Ma non è una questione di voti e di vittoria. Bensì c’è un “di più” chiamato in causa e che – spiace constatarlo – i candidati di ogni schieramento, alla ricerca di consenso, hanno poco evidenziato durante la campagna. E’ sembrato, pur se legittimo, che la competizione fosse più incentrata sulla categoria dell’oggi, per quanto la “sindacatura” di una città, piccola o grande che sia, si declini sempre sui problemi del presente come le buche della strada da riparare, la raccolta dei rifiuti, il traffico dei veicoli da gestire eccetera. Tutti punti sacrosanti ci mancherebbe, e sarebbe scandaloso che un primo cittadino non si occupasse del quotidiano da amministrare.

Ma del domani? Che ne è dello sguardo di chi guarda lontano? Dove abbiamo letto – o visto in migliaia ore di trasmissioni televisive – l’azzardo di chi “prende il largo” chiedendo alla propria città un progetto di rinnovamento, di rilancio, se vogliamo di grande respiro che non fosse solo la candidatura a qualche grande evento? Con tutto il rispetto per tutti i futuri amministratori visti nell’arena dei media, spesso li abbiamo trovati appesantiti prima ancora di essere eletti, privi di quella capacità di sognare la città per ridarle significati nuovi in un contesto segnato profondamente dai processi di globalizzazione.

Nessuna di queste città può sentirsi esclusa da questa critica, che si offre come costruttiva, non potendo prescindere in particolare per Roma Capitale. Basterebbe partire dal paradosso in base al quale la bellezza dell’Urbe è fuori discussione se paragonata alle altre capitali europee. E tuttavia, andate a chiedere d’istinto agli studenti quale capitale colpisce il loro immaginario. E non tutte le risposte che ne vengono fuori sono frutto di mediocrità: ne parlo per esperienza di docente.

E’ proprio l’immaginario quel che manca a Roma negli ultimi anni, come se la Capitale si fosse rassegnata a rinunciare alle armonie spazio-tempo e non fosse più capace di aprire nuovi capitoli della sua “narrazione” al mondo. E se Parigi rimane ancora il luogo delle arti (molte delle quali nostre nei secoli precedenti), e se Berlino dai cantieri sempre aperti vuole rivendicare il suo teutonico egocentrismo economico, e se ancora Londra continua nel suo magnetismo per i giovani e le nuove economie, Roma guarda con spiacevole malinconia i tanti treni che passano, preoccupata che i soldi dei suoi cittadini non vadano in mano alla corruzione, affannata dalle toppe anziché mettersi il vestito nuovo che merita a pieno diritto. E non solo per quello che è stato, ma per ciò che può essere domani.

E’ da qui che si può abbozzare ad una sociologia delle nostre città che è emersa empiricamente nel voto del primo turno, quando si è verificata una frattura fra centro e periferia e la costituzione di due elettorati, in un alto e basso dalle conseguenze comunque negative. E sarebbe necessario invece unire tutto il sistema urbano, coinvolgerlo in un progetto nel quale si sente parte urbana dell’unica urbe (come nel caso di Roma), una città unificata e che affronta le gigantesche sfide future su tutti gli ambiti, da quello economico a quello architettonico, non dimenticando le emergenze ma poi passare alle visioni, al lungo respiro con la rinascita culturale e – segnatamente agli eventi di cronaca – morale, cioè una rigorosa selezione della classe dirigente romana che abbia la vocazione al bene comune e non al proprio egoistico tornaconto personale.

Il tirare a campare non è – in altre parole – il leitmotiv di cui si ha bisogno. La storia poi ci apre ad anniversari oltre il simbolico come il prossimo anno. I settant’anni della firma dei trattati di Roma che hanno fecondato la costruzione europea sono lo stimolo affinché la capitale ritorni ad essere baricentro della ri-generazione di un continente in cui le capitali vanno per conto proprio. E non sarebbe male invitarle nella nostra capitale ritornata ad essere madre della sua nazione e di un continente a cui non manca niente, poiché bella perché lo è da sempre, autorevole solo se ritrova lo spirito dei suoi padri.

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Siculo per nascita ma milanese di adozione, classe 76, si Laurea in Filosofia e in Teologia ma chiede a se stesso un di più perciò studia Linguaggi dei Media presso la Cattolica di Milano. Giornalista e Docente al liceo a tempo pieno, collabora con diverse testate (Famiglia Cristiana, Jesus, Gazzetta d'Alba) e negli ultimi anni tiene rubriche anche per i quotidiani online Lettera43 e Linkiesta.
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