Sin City – Una donna per cui uccidere

14/10/2014 di Jacopo Mercuro

Il ritorno di un brand di successo: sarà ancora gloria per la coppia Miller/Rodriguez?

La morte è esattamente come la vita a Sin City: vince sempre – Marv (Mickey Rourke)

A distanza di quattro anni dalla sua prima uscita, torna sul grande schermo Sin City, film tratto dalla graphic novel di Frank Miller. Frank Miller e Robert Rodriguez, questa volta senza l’aiuto di Quentin Tarantino, ci riportano nella città del peccato, dove tra le ombre di una città infernale, si nascondono storie di femme fatale, di vendette e di regolamenti di conti.

“Lasciate ogni speranza o voi che entrate”, perché ogni notte a Sin City potrebbe essere l’ultima. Nell’aria inquieta della città oscura, dove è impossibile trovare pace, si intrecciano le storie di antieroi, di insoliti criminali con una grande etica morale e di valchirie disposte a tutto pur di ottenere ciò che vogliono.

A livello visivo non è cambiato nulla dal capitolo precedente, lo stile è lo stesso e la fedeltà al fumetto è rimasta rigorosa. A parte qualche cambiamento forzato nel cast, Sin City – Una donna per cui uccidere, sembra essere stato realizzato il giorno dopo l’uscita del primo film. Resta il bianco e nero con gli sprazzi di colore, specialmente nei dettagli femminili, come a voler rendere ancora più magnetica l’attrazione che ne subisce chiunque le guardi. Nonostante non abbia tratto vantaggio dall’effetto sorpresa, come accadde per il film del 2005, la forza d’urto rimane altissima; la trama è ricca di citazioni nascoste (nemmeno troppo) che rendono omaggio ai classici film del cinema noir.

La femme fatale, che riappare improvvisamente dal passato per stravolgere la vita di uno dei protagonisti, ha il sapore de La catena della colpa, classico noir del 1947 diretto da Jacques Tourneur. Ava Lord (Eva Green) è la mangiatrice di uomini che dopo anni torna nella vita di Dwight McCarthy (Josh Brolin), che nonostante il tradimento non l’ha ancora dimenticata e ricade ingenuamente nella sua ragnatela. La scena in cui Ava entra nel locale per incontrare Dwight è evidentemente ripresa dal film di Tourneur.

Come ha confermato anche Miller, la stessa Sin City è stata creata ispirandosi a L’infernale Quinlan. Vengono riproposti gli aspetti di un ambiente sinistro, dominato dalla violenza e in mano alla corruzione. Una delle cose più riuscite di entrambi i film è la struttura narrativa. La storia è spesso affidata alle voci fuori campo dei protagonisti: un’idea non troppo originale, come si potrebbe credere. La fiamma del peccato, film noir d’eccellenza di Billy Wilder che fu candidata a ben sette Oscar nel 1945, ha fortemente influenzato il progetto di Miller e Rodriguez. Oltre alle voci fuori campo, dal film di Wilder, si è ripresa l’immagine di Ava: l’infelice moglie di un uomo ricco imprigionata nella sua sfarzosa villa.

Infine il senatore Roark, una figura spietata, il grande burattinaio di Sin City, che muovendo i fili controlla tutto quello che accade in città. Molti aspetti della figura di Roark ricordano il Noah Cross in Chinatown di Roman Polanski, uno dei migliori a trattare la figura del boss affamato di potere che sposta le sue pedine come meglio crede.

A distanza di anni la coppia Miller Rodriguez è tornata a colpire ancora. La sceneggiatura dei nuovi quattro episodi è sembrata più debole, unica pecca colmata dall’enorme impatto visivo e dal carattere noir che profuma di passato.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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