Silvio Piola, il re dei bomber

11/09/2013 di Matteo Anastasi

È il 29 settembre del 1913 quando, a Robbio, viene al mondo un ragazzino destinato a lasciare indelebilmente il segno nella storia del calcio italiano. Il suo nome è Silvio Piola

Silvio Piola

Di Silvio Piola, cento anni dopo, rimangono record imbattuti e difficilmente battibili, che appartengono a un calcio che non esiste più, fatto di giocatori-lavoratori, di tifosi in giacca e cravatta, di maglie di lana e portieri pronti a parare senza guantoni. Con 399 reti da professionista, è il centravanti più prolifico di sempre. Con 290 centri in 537 gare, il miglior marcatore della Serie A. Con 6 goals messi a segno in un Pro Vercelli-Fiorentina dell’autunno 1933, è il calciatore che ha realizzato più marcature in un solo match.

Silvio Piola inizia la sua carriera, poco più che adolescente, nella stagione 1929-1930. A dargli fiducia è la Pro Vercelli, gloriosa società piemontese che all’inizio del XX secolo ha già portato a casa sette scudetti. Diventa titolare l’anno seguente, a soli diciassette anni, siglando 13 segnature e guadagnandosi le attenzioni di stampa e tifosi. Nel 1934, dopo aver realizzato 51 reti con la casaccia piemontese, passa – per 250.000 lire – alla Lazio, prima squadra della capitale, fondata nel 1900 (la Roma sarebbe nata solo ventisette anni dopo da una fusione di tre compagini: Alba, Fortitudo e Roman).

Silvio PiolaÈ nella città eterna che scrive le pagine più belle della sua gloriosa carriera. Con l’aquila sul petto realizza 149 reti in nove stagioni, guadagnandosi la nazionale italiana e la convocazione ai mondiali francesi del 1938. L’esordio in azzurro era giunto tre anni prima, il 24 marzo del 1935, in circostanze curiose. Mentre l’Italia è a Vienna per un’amichevole con l’Austria, giunge la notizia dell’infortunio occorso ad Angelo Schiavio, numero nove titolarissimo nell’undici campione del mondo nel 1934. A cogliere al volo l’occasione è il generale Giorgio Vaccaro, fondatore della Lazio e presidente della Federcalcio, che ordina a Piola di salire sul primo treno per la capitale austriaca: la sera il nuovo centravanti azzurro è schierato titolare al Prater e l’Italia trionfa per 0-2 grazie alla sua doppietta.

I mondiali del 1938 segnano la sua definitiva consacrazione. Prima realizza il gol decisivo nei tempi supplementari degli ottavi di finale con la Norvegia, poi punisce due volte i padroni di casa transalpini ai quarti, in ultimo regala la coppa del mondo all’Italia con l’ennesima doppietta messa a segno nella finalissima con l’Ungheria. Un anno dopo, nel 1939, è al centro delle polemiche sportive internazionali a causa di un discusso gol realizzato nell’amichevole di San Siro con l’Inghilterra, segnato – secondo i britannici – con l’aiuto di una mano.

Lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo riavvicina a casa. Torna in Piemonte, acquistato dal Torino, dove milita nel campionato di guerra 1943-1944, poi – alla ripresa dei campionati regolari – passa alla Juventus, rimanendovi fino al 1947, quando la società bianconera decide di cederlo date l’età avanzata e l’ascesa del giovane erede di Piola, Giampiero Boniperti. In realtà il centravanti di Robbio ha ancora molto da dare al calcio. Scende in Serie B, col Novara, che riporta immediatamente nella massima serie e col quale realizza, nei sei campionati disputati, 70 reti. Dà l’addio al calcio giocato nel 1954, a quarant’anni, non prima di aver siglato il goal che gli consentirà, fino al 2007 (anno in cui il record fu battuto dal milanista Alessandro Costacurta), di essere il più anziano cannoniere della Serie A.

Punta generosa, fisicamente imperiosa e tecnicamente dotata, Piola smette col rammarico di non aver mai vinto lo scudetto nella sua pur pluridecennale carriera. Appesi gli scarpini al chiodo, si dedica al mestiere di allenatore. Tra il 1953 e il 1954 è il commissario tecnico della nazionale, curiosamente affiancato da quell’Angelo Schiavio il cui infortunio, vent’anni prima, ne aveva avviato la consacrazione. Allena successivamente il Cagliari e, alla fine degli anni Cinquanta, siede dietro la scrivania come direttore tecnico del Piacenza.

Si ritira quindi a vita privata, rimanendo il Piola schivo di sempre, pur amato e incensato da critica e tifosi. La morte lo coglie a Gattinara, nel 1996. Riposa oggi in quella Vercelli che decine di anni fa, in quel calcio sano e romantico di cui rimangono solo immagini sfocate, gli aveva aperto le strade della gloria.

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Matteo Anastasi

Matteo Anastasi (Roma, 1989) si è laureato con lode in Scienze Storiche presso l’Università Europea di Roma e, sempre con lode, in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli. Per Europinione si occupa di storia ed esteri. Collabora inoltre con Cronache Internazionali e Mediterranean Affairs ed è co-fondatore del think thank di politica internazionale Il Termometro – Blog di opinioni e discussioni
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