Signorini, Fattori e Lega. I Macchiaioli del Caffè Michelangiolo in mostra a Lucca

13/01/2015 di Simone Di Dato

“Sapete, secondo noi, l’arte grande qual è? E’ quella che esige dall’artista non cultura storica né talento immaginativo, ma osservazione coscienziosa e esatta delle infinite forme e caratteri di questa natura che vive contemporaneamente a noi”. - Telemaco Signorini

II macchiaioli del caffè Michelangiolo

Subito dopo i moti del 1848, l’Italia dei politici così come quella degli artisti comincia a suggerire grandi cambiamenti. Nella determinazione delle nuove poetiche del vero, soprattutto a partire dalla metà degli anni ’50, gli artisti italiani più innovatori guarderanno tanto al problema politico quanto a quello sociale, accompagnando le vicende risorgimentali fino al perfezionamento. Nelle arti visive, in particolare, non tarda a dichiararsi una comune insofferenza ai condizionamenti dell’Accademia: i progressisti vogliono scuole libere presso gli atelier, strade indipendenti, percorsi meno preordinati. Da qui al rinnovamento dei linguaggi in arte e in letteratura il passo è breve. Si punta alla resa penetrante di una luce più naturale, a verità di temi e verità di forma, contrasti tra colori e chiaroscuro, insomma profondi cambiamenti nel linguaggio e nelle immagini.

II macchiaioli del caffè Michelangiolo
Giovanni Fattori, Pattuglia di artiglieria, olio su tela, 35×27 cm, 1885 ca.

Nei salotti ottocenteschi, la vera fucina di discussioni e dibattiti, di sodalizi e controversie, la vita intellettuale borghese fu più povera di quanto si possa immaginare, spesso stagnante nelle poche idee e sempre intorno ai poli religiosi e civili. Forse il più importante punto di ritrovo, l’unico luogo comune per artisti appassionati e personalità di spicco, fu il Caffè Michelangiolo a Firenze. Telemaco Signorini, Raffaello Sernesi, Giuseppe Abbati, Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Odoardo Borrani, sono solo alcuni dei nomi che resero il Michelangiolo la roccaforte degli artisti italiani più progressisti e ambiziosi, i cospiratori dell’estetica dalle barbe ribelli e gli ampi cilindri. Seduti su sgabelli di legno davanti a tavolini dal ripiano di marmo, i pittori italiani discutevano animatamente sulle nuove poetiche, lasciandosi andare molto spesso a veementi confronti. “Discussioni – spiega Signorini – che riuscendo sempre troppo materialiste coi settentrionali, e coi meridionali troppo metafisiche, finivano quasi ogni sera col far volare i bicchieri e i vassoi come foglie secche quanto il turbo spira”. Gli amici del caffè tagliarono i ponti col romanticismo e il neoclassicismo e assunsero come motto “Fate di piacere al popolo”. Il sogno lasciava posto al realismo del mondo rurale, alla descrizione della gente umile, di paesaggi campestri e figure laboriose, bisognava infatti “studiare il vero, la luce, lo spazio, l’atmosfera e tutto ciò che si contiene nell’immensità, cioè l’infinito, dove il paesaggio è qualcosa di più della verità positiva”(Fontanesi).

Nasceva così la “macchia”, toscana e napoletana, con un contrasto tra colore e chiaroscuro ottenuto dallo specchio nero, uno specchio annerito con il fumo che permetteva di esaltare ombre e luce in un dipinto. Per la prima volta si sente parlare di tocco, di impressione, di valore, di chiaroscuro, di quella macchia che riesce a diventare un punto di riferimento per chi si riconosceva nella lotta al purismo dell’Accademia e nel movimento risorgimentale. “Si doveva dunque combattere – teorizzò Diego Morelli – e combattendo ferire, era quindi necessaria un’arma e una bandiera, e trovata la macchia in opposizione alla forma

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Alla nuova poetica del vero, al tempo sospeso e alla ribelle ambizione dei più importanti Macchiaioli, il Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art allestisce una mostra tutta dedicata al nuovo credo estetico dei pittori italiani più lungimiranti di metà Ottocento, per rileggere in chiave moderna le opere che hanno contribuito al rinnovamento della pittura toscana e non solo.
Curata da Maurizio Vanni e Stefano Cecchetto, l’esposizione conta di circa 40 opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. All’appello non solo capolavori di Signorini, Fattori, Lega, ma anche di Abbati, Banti, Boldini, Borrani, Cabianca, D’Ancona e Sernesi, i Macchiaioli più determinati e di spicco del Caffè Michelangiolo. “Ribelli si nasce – ha sottolineato Cecchetto – per impeto, per passione, ma anche e soprattutto per un effetto della ragione. Questi artisti, dopo aver intuito in maniera limpida la visione della realtà, hanno saputo restituirla attraverso sottilissime reazioni che dichiarano una lungimirante modernità”. Una modernità che ha trovato nella pittura vissuta come rottura, il filo conduttore tra finito e infinito, tra colpo d’occhio e lentezza del tempo. Una creatività contro ogni regola e convenzione

Info:
Signorini, Fattori, Lega e i Macchiaioli del Caffè Michelangiolo. Ribelli si nasce
a cura di Maurizio Vanni e Stefano Cecchetto
Quando: dal 21 novembre 2014 al 6 aprile 2015
Dove: Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art, Lucca
Orario: Dal martedì alla domenica 10-19
Chiuso il lunedì.

 

 

 

 

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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