Siamo ciò che mangiamo

16/09/2013 di Giovanni Caccavello

Esiste un profondo rapporto tra la struttura economica di una nazione e la sua cultura

Italia, cultura politica

Feuerbach – Circa 160 anni fa, negli anni ’50 del XIX secolo, Ludwig Feuerbach, uno dei principali esponenti della Sinistra Hegeliana, intitolava uno dei suoi scritti L’uomo è ciò che mangia. Ovviamente la tesi di fondo non era un’asserzione di carattere socio-economico ma tendeva tutt’al più a spiegare come l’uomo, attraverso un tipo di dieta alimentare sana fosse più predisposto a vivere e a pensare meglio. Una sorta di ripresa della locuzione latina dello scrittore Giovenale Mens sana in Corpore sano.

Italia cultura politica
Arcimboldo – Ritratto di Rodolfo II in veste di Vertunno, 1591

La natura di un economia – Qui, invece, prendiamo proprio spunto dalla frase di Feuerbach per spiegare ed argomentare come, oltre al singolo individuo, anche l’intera società, ed in particolare l’economia di paese, è fortemente legata alle sue tradizioni, alla sua cultura e proprio per questo motivo difficile da cambiare radicalmente nel corso di pochi anni. Per mutare la struttura economica di un paese è quindi necessario compiere un lungo percorso tutti insieme, un percorso difficile, tortuoso e ricco difficoltà. Ecco perché risulta quindi essere impensabile, come invece sostiene il simpatico Beppe Grillo, capo del Movimento 5 Stelle, ed in parte anche il probabile futuro segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, cambiare facilmente tutto attraverso la “rottamazione” della classe dirigente.

L’amara realtà – Se da un lato è vero che anche un poco di buono sarebbe capace di svolgere un lavoro migliore rispetto a quello svolto dalla maggior parte dei parlamentari italiani nel corso degli ultimi vent’anni (prendiamo come lasso temporale la durata della così detta “Seconda Repubblica”), dall’altro è vero che una volta “rottamati” i vari Berlusconi, Bersani, Bondi, Cicchitto, Fassino, Bindi, Gasparri, La Russa, Casini, D’Alema, Marini, poco cambierebbe all’interno del “sistema Italia”.

Spiegazione – Alcuni di voi staranno già storcendo il naso e si staranno chiedendo dove voglia arrivare. Lasciatemi dire che anche io sono a favore della rottamazione della classe dirigente attuale, che ritengo la responsabile principale del declino economico e sociale del nostro paese. Detto questo, però, vorrei cercare di spiegare come, anche senza la maggior parte dei politici nostrani, la situazione non sarebbe molto differente da quella attuale. Ecco una prima semplice domanda: chi ha continuato a votare per anni e anni gli attuali politici? Risposta molto semplice, noi Italiani. Come dice la “cara” onorevole Daniela Santanché, Berlusconi è stato votato da 10 milioni di cittadini e quindi non si può condannare e non si può deporre da Senatore. Tale affermazione è emblematica. Abbiamo sempre votato gli attuali parlamentari per decenni e nel corso del tempo, inconsciamente, ci siamo lasciati attirare in un circolo vizioso dal quale è molto difficile uscire. L’italiano medio è, per definizione internazionale (aihme), colui che cerca sempre con furbizia, unita ad un pizzico di individualismo e di arroganza, di aggirare l’ostacolo, di superare in coda, di risolvere i problemi nel modo più comodo e semplicistico possibile e di essere un po’ pigro di natura.

Manzoni Vs Verga – All’interno della stessa Italia, inoltre, risultano esserci principalmente due modi di pensare radicalmente opposti che nel corso dei decenni e dei secoli hanno fatto si che il Nord ed il Sud siano diventati quel che sono. Nel corso del 1800, Manzoni, padre dell’Italiano moderno, scriveva all’interno dei Promessi Sposi che, nonostante tutto, alla fine il singolo individuo e la società avrebbero trionfato grazie alla Divina Provvidenza.  Pochi anni più tardi invece Giovanni Verga, principale esponente del Verismo italiano, attraverso la famosa storia dei “Malavoglia” lasciava capire come, sia l’individuo che la società, non riusciranno mai a modificare il loro essere. Il singolo non potrà mai migliorare la sua condizione sociale ed economica, così come l’intera società risulta essere immobile.

Conclusioni – Questi due romanzi, alla base della letteratura Italiana, confermano la stretta relazione tra struttura economica e cultura di un paese. In Italia un cambio di pensiero culturale è necessario ed auspicabile affinché il paese fuoriesca dalla “tenebre” di un ventennio economicamente e politicamente fallimentare. Per molti l’inizio di tale “rivoluzione” potrebbe essere la rottamazione della classe dirigente attuale. Concordo. Per me, invece, oltre a questo è necessario che ognuno di noi incominci a ragionare in modo completamente diverso. La nostra fortuna e la nostra ricchezza non derivano né da una condizione già prestabilita dal Fato (vedi Verga), ne tantomeno dalla Divina Provvidenza (vedi Manzoni). Il nostro futuro, sia come individui che come società, Nazione, Stato, dipende esclusivamente da noi stessi e dalla nostra abilità di voler cambiare il corso delle cose. La colpa della crisi Italiana non appartiene né alla Germania, nè all’Euro, nè all’Unione Europea, nè al mercato ma è semplicemente la conseguenza del modo di fare degli Italiani che, poco sanno fare, se non continuare a lamentarsi e a rimandare qualsiasi tipo di “rivoluzione culturale”.

The following two tabs change content below.

Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
blog comments powered by Disqus