Lo shadow banking è il vero rischio finanziario

25/11/2014 di Alessandro Mauri

Analizziamo il fenomeno dello shadow banking che, pur se tra le cause della crisi, è in netta ripresa, e aumenta i rischi del sistema finanziario

Finanza e Mercato

Nonostante la crisi, il sistema finanziario parallelo noto come shadow banking continua a crescere, sostenuto anche dalla eccessiva regolamentazione sui canali tradizionali e dall’enorme liquidità in circolazione. Un elemento di potenziale instabilità del sistema finanziario nel suo complesso.

Shadow Banking – Innanzitutto cerchiamo di comprendere di cosa si tratta esattamente e cosa si intende per “settore bancario ombra”, o shadow banking. Ci si riferisce alle attività di intermediari finanziari non bancari, che tuttavia forniscono servizi simili alle tradizionali banche commerciali ma che, al contrario di queste, sono sottoposte ad una regolamentazione molto meno invasiva, per via del fatto che non possono fare affidamento su depositi per finanziare la propria attività. Si tratta principalmente di veicoli di cartolarizzazione, assed-backed commercial papers (ABCP), fondi di mercati monetari e banche di investimento. Al di là degli aspetti tecnici di queste tipologie di strumenti finanziari, alle volte molto complessi, quello che denota lo shadow banking è il fatto di porsi come intermediario tra gli investitori e i prenditori di fondi. Un ruolo in realtà molto simile a quello delle banche o di altri intermediari finanziari ma, come detto, caratterizzato da una minore regolamentazione. Oltre al divieto di accettare depositi infatti, gli intermediari operanti in questo particolare settore sono in grado di offrire strumenti caratterizzati da un elevato grado di personalizzazione, che permette di soddisfare meglio le esigenze dei clienti, e che non vengono quotati sui mercati regolamentati (i quali invece prevedono regole stringenti in quanto a taglio dell’investimento, modalità di rimborso e compensazione, etc.).

La ripresa dello Shadow banking dopo la crisi. Fonte: Financial Stability Board

Il ruolo nella crisi – Questo è uno dei punti di merito di questo sistema parallelo, in quanto permette di creare strumenti che veramente si adattano alle esigenze degli investitori e delle imprese, che possono necessitare di elementi diversi dalle attività quotate e regolamentate, anche se può comportare allo stesso modo un rischio maggiore. L’altra faccia della medaglia è quella per cui meno regolamentazione significa sì maggiore flessibilità, ma anche maggiore propensione ad aumentare rendimenti e rischi: la libera circolazione di strumenti non sempre trasparenti e di difficile comprensione ha portato lo shadow banking ad essere una delle concause della grande crisi finanziaria del 2008. Le banche di investimento infatti non sono sottoposte ai vincoli di patrimonio e di leva finanziaria delle banche tradizionali, e hanno pertanto aumentato a dismisura le loro esposizioni, il che ha portato rendimenti stratosferici fintanto che il mercato è stato in espansione, ma al momento dello scoppio della crisi si sono tramutate in colossali perdite. I rischi che si pensava di trasferire dalle banche al mercato, in realtà, erano ancora all’interno del sistema, per via di complessi legami e interrelazioni tra gli intermediari, e sembra che la questione sia ancora di grande attualità.

I livelli di oggi – Secondo quanto sostenuto dal Consiglio di supervisione della BCE infatti, nella sola eurozona, lo shadow banking è raddoppiato dall’inizio della crisi, raggiungendo un valore di 19 mila miliardi di euro nel 2013. Giusto per comprendere l’entità di questa cifra, l’intero sistema bancario europeo muove 23 mila miliardi di euro, di cui 11 mila considerati rischiosi (quelli validi nel calcolo del capitale per gli stress test). A livello mondiale, secondo stime del FMI, il controvalore è di 60 mila miliardi di dollari, molto più della somma del PIL di Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Il tutto mentre si chiede alle banche tradizionali di rafforzare il capitale e di ridurre le attività rischiose, il che ha comportato una riduzione di credito e titoli per circa 4300 miliardi di euro. L’eccessiva regolamentazione e la compressione dei rendimenti dovuta ai QE, spinge gli investitori proprio verso lo shadow banking, con la conseguenza di aumentare il rischio complessivo del sistema bancario. Il paradosso è che quindi, nel tentativo di eliminare i rischi nella parte sana del sistema (i crediti delle banche commerciali), in realtà li si sposti indirettamente verso segmenti molto più rischiosi.

Un compromesso – Lo shadow banking, come detto, non può essere eliminato, per via della sua fondamentale funzione di dare flessibilità al mercato e di creare accessi alternativi al credito (specialmente in fasi di credit crunch); d’altro lato non si può strozzare il settore tradizionale con una regolamentazione oggettivamente eccessiva e lasciare libertà assoluta al sistema ombra. Infatti, nonostante alcuni tentativi fatti durante l’attuale crisi, si pensi per esempio alla legge Dodd-Franck negli USA, le regole dello shadow banking non sono molto differenti da quelle, assolutamente lacunose, presenti prima del 2008. Una soluzione ottimale, come spesso accade, pare essere quella di trovare un equilibrio tra necessità di tutela dei depositanti ed equilibri di mercato, lasciando alle banche commerciali più possibilità di esporsi nei confronti dell’economia reale mediante prestiti a imprese e famiglie, e dando alle banche di investimento e agli strumenti finanziari complessi un quadro regolamentare più trasparente.

Ancora una volta l’eccessivo intervento delle istituzioni sull’economia, ed in particolare su un mercato delicato come quello del credito (e finanziario in generale), rischia di portare a delle conseguenze del tutto opposte agli obiettivi (e spesso assolutamente disastrose).

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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