Sgarbi racconta Caravaggio

08/08/2016 di Redazione

L'assessore alla cultura di Urbino dedica una serata alla storia di uno dei pittori più discussi di sempre. E lo fa in modo particolare, attraverso un parallelismo con Pierpaolo Pasolini

Caravaggio

Grande successo, il 4 agosto, per Vittorio Sgarbi, assessore “alla rivoluzione” (avete capito bene) di Urbino. Nello splendido scenario di Rocca Costanza (Pesaro), il noto critico d’arte ha infatti intrattenuto una vera e propria lection magistralis, tutta incentrata sull’interessantissima figura di Caravaggio. Nato Michelangelo Merisi, a Milano (ma originario di Caravaggio), si tratta di una delle grandi figure artistiche del ‘500 dalla vita più tormentata, ma capace di influenzare, con la sua pittura molte generazioni a venire, anche grazie alla passione che, per le sue opere, nutrì un personaggio del calibro di Francesco Maria del Monte Santa Maria, noto anche per essere stato il protettore di Galileo Galilei.

Sgarbi ha trattato del pittore in un affascinante contesto, accompagnato dalla musica di Valentino Corvino e dalla scenografia di Tommaro Arosio, attraverso un parallelo molto particolare, con un’altra figura similmente tormentata ma di grandissimo spessore culturale come Pierpaolo Pasolini. Il Pasolini, come Caravaggio, conduceva una doppia vita: il primo grande intellettuale e regista, il secondo il pittore che ha inventato il cinema, il realismo pittorico, ed ha utilizzato in modo nuovo e assolutamente realistico la luce. Il primo, inoltre, dopo lo studio intellettuale, faceva emergere l’aspetto omosessuale durante le sere e le notti, talvolta anche in modo violento, il secondo era un assiduo frequentatore di bettole e prostitute e, spesso, causa di violenti litigi, tanto che, durante uno di questi, commise il famoso omicidio che costò la condanna a morte e la sua perenne fuga. Partendo da queste analogie, Sgarbi ha voluto evidenziare come il tema della diversità abbia trovato grandi artisti nei secoli, da Leopardi a Mozart, fino ad arrivare ad artisti morti giovani, che hanno avuto come comune denominatore il tema della rivoluzione nell’arte.

L’opera di Caravaggio, paradossalmente, oltre ad essere disprezzata da alcuni contemporanei, come ad esempio Poussin, attraversò secoli bui, in cui l’artista venne costantemente sottostimato nella sua influenza e nella sua indiscutibile rivoluzione. Basti pensare come, il suo nome, riguadagnò grande fama solamente nel XX secolo, attraverso l’assiduo lavoro di uno dei maggiori critici e collezionisti d’arte italiani: Roberto Longhi. Questi, nella prima metà del secolo, rimase profondamente affascinato dal Merisi, tanto da considerarlo il “primo pittore dell’epoca moderna”, un pittore popolare. A lui dedicò la mostra che, nel 1951, aprì le porte di Palazzo Reale di Milano, rivalutando la fama e la bravura del Caravaggio nel Mondo.

Professor Sgarbi, perchè Caravaggio è stato riscoperto con questo grande valore, nell’ultimo secolo?
“Caravaggio ha anticipato personaggi, sentimenti e atteggiamenti estremamente moderni, tanto da essere individuati nei romanzi e nei film di un grande intellettuale come Pasolini. La sensibilità del nostro tempo ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Un esempio della sua rivoluzione sono le nature morte, in particolare la “Canestra di frutta” che si trova alla Galleria Borghese a Roma: qui la verità è più forte, rappresentando oggetti che non figure umane. La canestra rappresenta infatti un esempio di naturalismo assoluto. E qui – sottolinea Sgarbi – sorge spontaneo un parallelismo con Giacomo Leopardi: infatti il rigore scientifico ed artistico sono espressi da entrambi attraverso un carattere poetico, cioè con quella visione delle cose che trova poi rappresentazione in una forma compiuta.“

I primi 25 anni dell’opera di Caravaggio in Lombardia sono veramente segreti o non esistono veramente opere attribuite a lui? 
In realtà siamo tutti alla ricerca di opere attribuite al grande Michelangelo Merisi ma,  per adesso, nessuno è riuscito a trovarne. Tutto ciò non vuol dire però che il Caravaggio non sia stato influenzato da pittori che hanno lavorato in Lombardia come Lorenzo Lotto, il bresciano Moretto e Giovanni Gerolamo Savoldo. Sotto la scuola di Peterzano, Caravaggio conobbe anche le opere di Tiziano, ma sarà l’arrivo a Roma che porterà una vera rivoluzione pittorica in Caravaggio: a Roma fu introdotto nella scuola del cavalier d’Arpino, buon pittore dell’epoca ed è proprio nella Chiesa di San Luigi dei Francesi che farà uno dei suoi capolavori, cioè la vocazione di San Matteo. In seguito realizzerà opere di interpretazione religiosa ma usando soggetti del popolo e persino prostitute come ne “La morte della Vergine”. 

di Paolo Montanari e Marta Fossa

blog comments powered by Disqus