Le sfide dell’Intelligence collettiva

29/12/2015 di Redazione

La scorsa settimana si è svolto un congresso promosso dal Movimento 5 Stelle in tema di intelligence collettiva e sicurezza digitale. Presenti diversi relatori che hanno fornito un quadro della situazione ad ampio spettro su ciò che è necessario per vivere in una “società controllata” e salvaguardarsi dalle cyber minacce

L’avvento delle telecomunicazioni, ha portato con sé, oltre che benefici, anche inimmaginabili rischi, assolutamente inediti e sempre più sfuggenti. I pericoli sono direttamente proporzionali all’espansione del cyber spazio, sempre più vulnerabile. L’elemento che desta maggior preoccupazione è la non­-fisicità del “nemico”: è invisibile ma concreto. Ognuno di noi, se possessore di un computer potrebbe vedere i propri dati trafugati da qualcuno dall’altra parte del mondo, mosso da scopi di lucro, o anche solo per mero divertimento. Allo stesso modo, i nemici dei governi non sono più gli altri stati, ma proprio singoli individui, capaci, servendosi di una fitta rete di processi online, di costituire minacce su diversi fronti, non ultima quella del terrorismo, che ora diventa “multiforme”. Importante intervento in questo settore è quello dell’intelligence, sempre più vicina agli organi di stato, che gli assegnano priorità affinché situazioni destabilizzanti vengano scongiurate. Oggi come non mai, le intelligence europee si scambiano dati, per far fronte all’imprevedibilità della minaccia che attanaglia i nostri paesi.

Per tutte queste ragioni, è sempre più necessaria l’informazione sulla natura del pericolo e sulla strategia per preservare il più possibile la nostra persona; questo e molto altro è stato argomento di discussione durante il convegno sull’“intelligence collettiva” promosso dal Movimento 5 Stelle e ideato da Angelo Tofalo, a cui TIA Formazione ha partecipato, che ha il fine di contrastare questa emergenza per mezzo della diffusione di una cultura che ci permetta di preservare dati sensibili e/o economici, perché la sicurezza è una questione “collettiva” ed ognuno di noi può e deve essere responsabile della propria privacy. Il fattore umano gioca dunque un ruolo fondamentale in fatto di sicurezza, l’essere consapevoli di quello che si può o non può fare sul web è la regola principe da seguire se si vuole fare un uso ragionato di questi strumenti.

Conseguenza più o meno diretta della necessità di consapevolezza digitale è la recente decisione di Facebook, di portare l’età minima per l’iscrizione a 16 anni. Decisione non facile ma overosa; i giovani hanno bisogno di essere tutelati, la loro precoce presenza sui social potrebbe essere imprudente poiché molto spesso mancano della conoscenza dei meccanismi e dei sistemi, e quindi non gli è possibile difendersi. E’ uso comune pensare che sia possibile rendersi conto immediatamente di essere vittime di attacchi informatici: sfortunatamente, questo preconcetto è smentito dalle sempre più raffinate tecnologie dei cosiddetti hacker. Esistono dei “software spia” in grado di infettare i dispositivi e raccogliere dati senza lasciare traccia; l’attacco è già interno, latente, ed è difficile evitarlo. Intorno ai “cyber attack” gira un mondo economico che si serve molto spesso di giovani informatici in grado di infiltrarsi nei vari sistemi, di conseguenza, anche Microsoft (come afferma il Direttore Centrale Relazioni Istituzionali ed Industriali Pier Luigi Del Pino) è alla ricerca a sua volta, di “giovani hacker” quale migliore arma di reazione.

In questo momento storico è necessario domandarsi quali siano gli strumenti che possono avere reale efficacia e quali siano le norme etiche e giuridiche da rispettare per garantire la sicurezza dei cittadini senza però scalfire in maniera irrispettosa la loro privacy. I crimini informatici sono all’ordine del giorno e talvolta recano danni enormi e irreversibili, per questo c’è bisogno di una sinergia tra governi, intelligence, polizia postale e cittadini perché come ha affermato il Vice Presidente della Camera Luigi Di Maio in sede di congresso “oggi il nemico è feroce, spietato e impalpabile, si nasconde nelle maglie della società e del web” e l’unico mezzo che abbiamo per neutralizzarlo o comunque limitarlo, è quello di agire preventivamente attraverso il lavoro dei servizi segreti e la comunione su larga scala delle banche dati delle intelligence europee.

Giada Bernile

@giadaberni

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