Irpef, Irap, debiti della PA e Jobs Act: le sfide economiche del governo Renzi

09/03/2014 di Giovanni Caccavello

Dopo gli annunci del Governo sul cuneo fiscale, la scelta si concentra ora su quale imposta tagliare (Irap o Irpef). Ma anche altre sfide importanti attendono il governo: pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione e Jobs Act

Governo Renzi

Nel corso di questi ultimi giorni il dibattito politico-economico si è concentrato sul taglio del cuneo fiscale. Fin dal giorno del suo discorso alle Camere, il neo-Premier, Matteo Renzi, ha deciso di volgere lo sguardo del governo verso questo tema. Inoltre, sul finire della scorsa settimana, Pier Carlo Padoan, nuovo Ministro dell’economia, ha comunicato che l’esecutivo avrebbe pronta una cifra intorno ai 10 miliardi di Euro per portare a compimento questo primo importante passo.

Reazioni – Subito dopo aver ascoltato le parole del Ministro, sono state svariate le reazioni del mondo politico italiano. I sindacati hanno lasciato intendere in modo chiaro come questo “tesoretto” debba venir investito per tagliare esclusivamente l’Imposta sul Reddito delle persone fisiche (IRPEF). Al contrario, il Presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha comunicato come l’esecutivo si debba concentrare sul taglio dell’Imposta Regionale delle Attività Produttive (IRAP) sostenendo che le aziende dovrebbero essere le prime a dover venir aiutate dal governo. Per finire, Angelino Alfano, leader “ombra” del governo Renzi, ha spiegato come, alla fine, il Ministro dell’Economia potrebbe accontentare tutti, lavoratori ed imprese, tagliando entrambe le imposte.

Palazzo Chigi, sede del Governo.
Palazzo Chigi, sede del Governo.

IRPEF e IRAP – L’IRPEF risulta essere un’imposta personale e progressiva che varia a seconda del reddito complessivo del soggetto preso in considerazione. Secondo quanto previsto dalla legge, le aliquote previste nel biennio 2013 e 2014 sono di cinque differenti tipi, soggette ad eventuali addizionali regionali, che variano dal 23% al 43%. I lavoratori autonomi che guadagnano meno di 4,800 euro all’anno ed i lavoratori dipendenti che guadagnano meno di 8,000 euro annui hanno diritto ad una detrazione dell’Irpef pari al reddito imponibile, cioè risultano essere esenti dal pagamento di questa imposta.

L’IRAP è invece un’imposta regionale che mira a tassare il fatturato delle aziende. E’ l’unica tassa che non viene applicata all’utile dell’esercizio (al profitto dell’azienda). Secondo le norme stabilite dai governi precedenti, il 90% del gettito ottenuto dalla raccolta di questa imposta, viene attribuito alle regioni con lo scopo di finanziare il Fondo Sanitario Nazionale. Secondo la relazione del Ministero dell’Economia, nel 2011 e 2012 l’IRAP ha finanziato il 30% della spesa sanitaria italiana. Diverse risultano essere le aliquote applicabili che variano a seconda dell’ente colpito. Noi speriamo che il governo scelga di proseguire con il solo taglio dell’IRAP.

Debiti della pubblica amministrazione – A questo dibattito molto interessante va sicuramente aggiunto un altro tassello, quello dei debiti della pubblica amministrazione verso le aziende. Nel corso di quest’ultimo anno il Governo Letta ha cercato di avviare la procedura per il pagamento dei debiti che lo Stato Italiano vanta nei confronti delle aziende private riuscendo ad erogare circa 20 miliardi di euro. Secondo le cifre che circolano in questi giorni lo Stato dovrebbe alle aziende ancora una cifra intorno ai 50 miliardi. Il Vicepresidente della Commissione Europea, Antonio Tajani, ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia spiegando come tutto questo sia inaccettabile. Secondo i nostri calcoli circa il 37% dei posti di lavoro persi in Italia nel corso di questi ultimi anni sono proprio dovuti al ritardo con cui la Pubblica Amministrazione paga i debiti alle aziende. Il pagamento delle aziende è una somma che non colpisce direttamente il rapporto deficit/PIL ed il governo italiano dovrebbe usare tutte le armi possibili per poter arginare questa grave mancanza”. Il rischio è che l’Italia debba pagare una multa pari a circa 3,5-4 miliardi di euro, cifra molto vicina a quella della famosa IMU.

Possibile soluzione – Oltre a queste indicazioni provenienti da Bruxelles, la Cgia di Mestre, in uno dei suoi ultimi comunicati del 2013, aveva specificato come a dare un sensibile contributo all’impennata dei fallimenti hanno sicuramente contribuito il ritardo dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Nonostante nell’ultimo anno lo Stato abbia erogato oltre 20 miliardi di euro e i tempi di pagamento della nostra P.A. siano scesi di 10 giorni, rimaniamo i peggiori pagatori d’Europa: in Italia il saldo fattura avviene mediamente dopo 170 giorni, contro una media Ue di 61″.

Se il governo Renzi riuscisse, in un arco temporale di un anno o poco più a ripagare tutte queste aziende il sistema economico italiano trarrebbe enormi benefici da questa manovra che nel breve periodo equivarrebbe quasi a delle politiche monetarie non convenzionali. Tra i corridoi del Ministero dell’Economia si vocifera il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti (ente posseduto all’80% dal Tesoro) per effettuare il pagamento, ma si continua a precisare come tutto sia in fase di monitoraggio. Un’altra possibile soluzione che il governo potrebbe prendere in considerazione per poter saldare i debiti della pubblica amministrazione potrebbe essere quella di ricorrere ad un taglio e ad una riforma della pubblica amministrazione, sia nei numeri che nei salari, in modo da aprire due binari paralleli che permettano allo Stato sia di risparmiare sulle spese del settore pubblico più inefficienti ed inutili (rientrando sui livelli medi europei) sia di ripagare, attraverso questa importante decisione, parte dei suoi debiti.

Jobs Act – Il governo Renzi sembra intenzionato a portare avanti anche la riforma del mercato del lavoro, il cosiddetto Jobs Act. All’interno di questo testo si parla anche di “sussidio di disoccupazione generale” che andrebbe a sostituire l’attuale Cassa Integrazione Guadagni (CIG) che non riesce a coprire tutti i lavoratori. Questo provvedimento, fondamentale, garantirebbe la copertura di tutti i lavoratori licenziati e al tempo stesso, stando alla bozza fatta circolare da Renzi stesso in una newsletter due mesi fa (l’8 gennaio) obbligherebbe i lavoratori licenziati a seguire dei corsi dei corsi di formazione professionale e a non poter rifiutare più di un’offerta di lavoro a seguito del licenziamento. Anche in questo caso, le cifre risultano essere poco chiare e c’è chi parla di circa 1,5-2 miliardi solo per poter “trasformare” la cassa integrazione attuale in un sussidio universale per tutti i lavoratori disoccupati con un minimo di contributi (si parla di 3 mesi) alle spalle.

Ancora una volta le soluzioni a questo problema sono molte. Una proposta concreta per poter trovare questi 2 miliardi senza aprire le tasche dei cittadini potrebbe essere quella di ricavare una somma simile dalla vendita di una piccolissima (quasi infinitesima) parte del patrimonio pubblico. Anche in questo caso si dovrebbe poi procedere ad un piano corposo di dismissioni (parola ben diversa da “svendita”) di parte del patrimonio pubblico per incominciare ad abbassare il nostro immenso debito pubblico. Come accennato in precedenza, l’unico punto cardine che il governo Renzi dovrà tenere bene in mente per poter finanziare tutti i suoi progetti è il seguente: non alzare le tasse.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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