La sfida di Al-Maliki: le fratture della società irachena

30/04/2014 di Vincenzo Romano

La vigilia del voto in Iraq è stata bagnata dal sangue: 79 le vittime di attentati. Il bilancio dei due mandati di al-Maliki e i motivi di una tensione sociale crescente

Al-Maliki, Iraq, Governo

La compagine politica. Le elezioni del 2005 hanno rappresentato un momento fondamentale nella vita politica irachena. Queste sancirono un governo che, sino ad allora, non era mai stato possibile e che rappresentava la sintesi politica delle istanze sciite (di maggioranza) e di quelle sunnite e curde (di minoranza). Nonostante le forti divisioni all’interno della compagine sunnita, tra radicali oppositori ad ogni forma di governo e componenti favorevoli alla partecipazione alla compagine governativa, nel 2006 fu scelto Nuri al-Maliki come principale personalità capace di formare un governo che tenesse insieme le varie anime dello schieramento sciita e che non fosse inviso alle forze sunnite moderate. Ben visto, inoltre, dagli americani e dallo stesso ayatollah al-Sistani, il cui nulla osta era necessario per governare.

L’esclusione dei sunniti dal governo. Obiettivo primario di al-Malik è sempre stato quello di riappropriarsi della sovranità nazionale, una volta che fosse terminato il mandato internazionale delle forze americane, avallato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Egli è riuscito così a colmare il vuoto che veniva lasciato gradualmente dal ritiro delle truppe di Washington, servendosi abilmente di queste ultime per cercare di garantirsi il controllo del territorio stesso. Il governo soffriva, però, anche di un forte handicap: la compagine sunnita non era stata pienamente integrata nel governo. Ne sono stati esclusi il Partito islamico (ispirato ai Fratelli Musulmani in Egitto), esponenti presenti nella lista laica guidata dall’ex primo ministro Allawi, nonché la componente più nazionalista di Mutlaq.

Elezioni Iraq al-MalikNel 2008 Al-Maliki è inoltre riuscito a subentrare nel controllo di vastissime aree del sud iracheno, ricche di petrolio, strappandole alle milizie sciite più oltranziste, tra le quali quelle sandriste. L’uso delle forze armate per tale intervento fu massiccio e fu avallato da statunitensi e britannici. Fu così possibile riprendere la produzione petrolifera, stipulando contratti con le maggiori compagnie del mondo – tra le quali l’Eni – resi possibili dalle nuove condizioni di maggiore sicurezza e di controllo del territorio.

Le elezioni del 2010 e le sfide di al-Maliki. La seconda tornata elettorale del 2010 ha visto di nuovo la vittoria di al-Maliki, su di una coalizione molto composita, raggruppata intorno all’ex premier Allawi. Il secondo mandato di al-Maliki è stato costellato da altrettanti problemi, oggi sono ancora presenti e vivi. Alla componente sunnita è stato di nuovo negato il diritto alla piena partecipazione al governo ed alla gestione ed amministrazione del territorio, tacciando tale componente di contiguità con le ali estremiste di ribelli armati. Il Primo ministro è stato anche accusato, dalle opposizioni al suo regime, di essere il mediatore degli interessi di Teheran nella regione irachena, e soprattutto di servirsi delle leggi anti-terrorismo e delle forze di sicurezza per l’eliminazione dei suoi avversari politici, attraverso l’uso improprio dell’Indipendent High Electoral Commission:  un comitato che può respingere la candidatura di coloro i quali hanno accuse di terrorismo pendenti o, in passato, abbiano avuto rapporti con il vecchio regime baathista. La sua avversione anti-sunnita ha portato, negli ultimi anni, a proteste, anche violente, contro Baghdad,  ma anche ad una forma di appoggio, più o meno diretto, di questi nei confronti di gruppi estremisti, tra cui Al Qaida.

Il nodo da sciogliere del Kurdistan. Si sono inoltre deteriorati i rapporti con la regione del Kurdistan che ha unilateralmente avviato, con l’ausilio di società straniere, lo sfruttamento e l’esportazione di petrolio verso la Turchia, rafforzando con questo paese i rapporti economici e politici. Kurdistan e Turchia hanno anche dato rifugio ad esponenti sunniti condannati dalle autorità di Baghdad. A ciò si aggiunga il deterioramento nei rapporti tra il primo ministro e i due maggiori partiti sciiti, Isci e sadristi, cresciuti di molto nelle ultime elezioni.

Un bilancio degli ultimi anni. Nel lungo corso di questi anni il paese ha conosciuto alti tassi di crescita economica fondati soprattutto sulle esportazioni di greggio (e sui relativi prezzi che si sono mantenuti molto alti) senza però riuscire ad incidere in maniera profonda sulle condizioni di vita dei cittadini, facendo così accrescere le disuguaglianze e la corruzione. È mancata, soprattutto a causa della precarietà alla quale è soggetta il governo, la necessaria diversificazione dell’economia che avrebbe dovuto portare il paese fuori dalla dipendenza dal petrolio. Perché ciò avvenga è necessaria una maggiore stabilità di governo ed una maggiore inclusione dei sunniti nella gestione dello Stato: per ora al-Maliki sembra voler procedere sulla strada dell’intransigenza e non voler ammettere che una maggiore stabilità, non solo politica, ma anche sociale, non è possibile senza i sunniti. Se la sua linea non cambierà, le tensioni sociali mai sopite, sono destinate ad emergere con una sempre maggiore virulenza, e le elezioni odierne – che lo vedono favorito – saranno un banco di prova: nella giornata di ieri sono state quasi cento le vittime di attentati. Dopo tanti anni, il tempo è ormai terminato.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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