L’ambiziosa sfida del fondo Atlante

19/04/2016 di Alessandro Mauri

Il fondo Atlante si pone l'ambizioso obiettivo di sostenere il sistema bancario italiano, con il benestare del governo e fondi privati

Il fondo Atlante si pone l’ambizioso obiettivo di risolvere in un colpo solo il problema della capitalizzazione di alcune banche e di alleviare il peso delle sofferenze dai bilanci bancari. Un obiettivo difficile, ma alla portata dell’iniziativa.

Il fondo Atlante – Il fondo di investimento alternativo Atlante è stato lanciato con una rapidità difficilmente riscontrabile in altre operazioni di sostegno all’economia in questi anni, grazie all’accordo tra diversi protagonisti del sistema finanziario italiano, con la benedizione del governo. Il fondo è stato dunque costituito con la collaborazioni di istituzioni finanziarie, assicurazioni, fondazioni bancarie e Cassa Depositi e Prestiti, e sarà lanciato dalla società di gestione del risparmio Quaestio Sgr, e non si avvarrà di risorse pubbliche. Questo punto è particolarmente importante, perché permetterà di superare l’avversione dell’Unione Europea verso aiuti di stato più o meno mascherati, e che aveva di fatto reso pressoché inutile la Bad Bank all’italiana solo qualche mese fa.

Gli obiettivi – Il fondo Atlante si propone innanzitutto l’obiettivo di sostenere gli aumenti di capitale di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza,  assicurandone il successo agendo da “back stop facility”, ovvero intervenendo  nel caso in cui le condizioni avverse del mercato minaccino di non far raccogliere alle banche il capitale necessario. In prospettiva, dunque, anche altri aumenti di capitale di banche che necessiteranno di risorse fresche potranno contare sull’intervento di Atlante. Il secondo obiettivo, più ambizioso e più difficoltoso, è quello di dare un forte incentivo al mercato delle cessioni delle sofferenze, vera e propria zavorra nei bilanci delle banche italiane, che hanno causato (e continuano a causare) perdite e mancanza di libertà operativa. Il fatto di avere sulle spalle un numero elevato di crediti inesigibili infatti impedisce di sbloccare il mercato del credito, rendendo di scarsa efficacia anche le operazioni di sostegno da parte della Bce. Per raggiungere questo scopo Atlante investirà nei titoli più rischiosi legati alle cartolarizzazioni delle sofferenze, che hanno poco mercato, permettendo ad altri investitori di concentrarsi sulle tranche senior, su cui hanno già mostrato interesse.

La dotazione del fondo – Un punto cruciale per il successo di Atlante è la dotazione di capitali che riuscirà ad attrarre, dal momento che il peso delle sofferenze in Italia è estremamente elevato, e già intervenire per garantire gli aumenti di capitale delle banche venete potrebbe richiedere risorse importanti. Sotto questo punto di vista l’avvio sembra essere incoraggiante, dal momento che sono stati raggiunti in pochi giorni i 4 miliardi di euro, grazie alle partecipazioni di UniCredit (fino a un miliardo di euro),  Intesa Sanpaolo (una cifra tra 800 milioni e 1 miliardo), Cassa Depositi e Prestiti e Fondazioni. Ora l’obiettivo è di arrivare ad almeno 7-8 miliardi di euro, per poter essere veramente incisivo, anche considerando l’effetto leva che, secondo il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, potrebbe arrivare a 50 miliardi di euro.

L’idea di base del fondo Atlante appare molto interessante, anche se gli ostacoli per il suo successo sono diversi. Mentre non dovrebbero esserci grossi problemi nel sostegno agli aumenti di capitale, la questione delle sofferenze è molto più complessa: non sarà semplice rilanciare un mercato in cui gli investitori difficilmente si fanno coinvolgere. La dotazione del fondo non è certamente in grado di risolvere da sola il problema, e fare affidamento sull’effetto leva potrebbe portare spiacevoli sorprese. Ad ogni modo si tratta di una operazione estremamente opportuna e, per una volta, attuata in tempi rapidi. Se avrà successo, il potenziale di crescita che verrà sbloccata potrebbe fare decisamente la differenza per l’economia del nostro paese.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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