Settimana della moda di New York, l’avanguardia corre sulle rive dell’Hudson

19/09/2015 di Laura Caschera

Si è chiuso il 17 settembre l'evento più atteso dai fashionisti di tutto il mondo dopo il ritorno dalle vacanze: la settimana della moda di New York. Vediamo come è andato

NYFW15

Si è chiuso il 17 settembre l’evento più atteso dai fashionisti di tutto il mondo dopo il ritorno dalle vacanze: la settimana della moda di New York. Protagonisti, oltre ai soliti nomi dello star system, anche tanti comuni cittadini che, tramite l’utilizzo di social network come “instagram”, sono riusciti a partecipare attivamente alla tanto agognata kermesse.

Le sfilate, che hanno aperto le porte alle collezioni degli stilisti della primavera-estate 2016, sono iniziate il 9 settembre, con l’esibizione della collezione di “Sachin and Babi”, che non ha tradito la sua ispirazione floreale. Al centro della sfilata abiti lunghi, gonne con spacco e pantaloni a palazzo, spesso arricchiti con tessuti originali, oppure ornati con top ricercati. L’ispirazione? Un cocktail party in un ideale giardino botanico.

Il 10 settembre ha invece visto tra i protagonisti indiscussi il marchio nipponico “Tadashi Shoji”, dove, anche questa volta, centrale è stato il tema floreale. Inevitabile notare le influenze giapponesi, soprattutto negli abiti di un bianco candore glaciale, che a tratti ricordano la silhouette dei kimono. L’eleganza dei tessuti, e soprattutto del pizzo, portato e mixato in maniera sapiente, contribuiscono a rendere questa collezione una pura ventata di freschezza e originalità, il tutto, ovviamente, senza tralasciare l’eleganza della donna di “Tadashi Shoji”. Nella stessa giornata, subito dopo, è toccato alle fantasie di “Desigual” calcare la passerella di fine estate. Il brand spagnolo, come sempre simbolo di eclettismo e creatività, non delude. Si punta, come d’abitudine, alla moda giovane, senza chiudere però la porta in faccia alle “mamme”, che possono tranquillamente prendere ispirazione da questi disegni per scegliere quale pezzo acquisteranno nella prossima stagione. Una moda a portata di tutte, allora. A chiudere la giornata ci ha pensato il paradiso tropicale di “Adam Selman”, con la sua collezione ispirata a Taylor camp, una colonia di nudisti delle Hawaii negli anni ’60 e ’70. Fa da Re il bianco etereo, anche se non sono certamente mancate punte di colore, o di denim, tessuto che sembra essere ormai diventato una componente centrale dell’”haute couture”.

L’11 settembre, il giorno che ci porta alla memoria una delle più grandi tragedie degli ultimi decenni, è stata la giornata di grandi come “Wes Gordon” e delle sue morbide linee discrete, dello stile ricercato, unico e quasi etnico di “Custo Barcelona”, del tipico stile americano di “Ralph Lauren”. Anche qui il denim acquista una seconda vita: da tessuto- bandiera della moda casual, diventa elemento chiave per gli outfit più eleganti. Ma si azzarda se si considera“Givenchy” padrone indiscusso della scena. La casa di moda, infatti, ha scelto di proporre il tema della sfilata-evento, concedendo la possibilità ai “comuni mortali”, di assistere all’esibizione, prenotandosi on line. Così, ben 1200 estranei al mondo dello “star system”, hanno potuto vedere finalmente da vicino gli abiti della prossima stagione estiva, assaporare per un attimo quel tocco invisibile di celebrità. Merito dello stilista, italianissimo, Riccardo Tisci, che celebra proprio quest’anno i suoi 10 anni di direzione di una delle case di moda più apprezzate del ‘900. Ma il successo è dovuto anche alla direzione artistica di Marina Abramovich, bravissima a contribuire ad un evento che si fatica a definire “storico”. Le suggestive forme, i colori decisi e forti, fanno da contraltare all’eleganza e alla classe della donna di “Givenchy”, pronta, nelle sue eteree forme, a sfidare la giugla metropolitana.

Tra i grandi nomi della settimana anche “Lacoste”, abile a coniugare sport e raffinatezza, e  “Alexander Wang”, al suo decimo anniversario. Wang, abbandonando lo sperimentalismo e i concettualismi, ritorna alle origini – quelle dello street style – con creature che si rifanno alla moda “hipster”, regina nella scena metropolitana dei giovani. Chiave anche la figura di “Tommy Hilfigher”, che, con il suo omaggio ai caraibi e alla figura di “Bob Marley” è stato in grado di creare una collezione colorata e moderna, con uno stile da puro hippie. Impossibile non parlare di “Oscar de la Renta” e del senso profondo del colore che emerge dalla collezione disegnata da Peter Copping. Un tributo al rosso, ed alle mille sfumature del garofano, in uno stile che ricorda le tradizioni spagnole, dove la sensualità, il trucco acceso e la femminilità fanno da padrone. Opposte, invece, sono le forme di “Narciso Rodriguez”, dove regna una femminilità dai puri tratti minimalisti. Critiche invece alla collezione di “Victoria Beckham”, e non tanto per gli abiti in sé, quanto piuttosto per la scelta delle modelle, magre ai limiti dell’anoressia, in un momento nel quale, la moda in primis, cerca di favorire e portare alla ribalta le modelle “curvy”.

Le sfilate si sono chiuse tra la modernità di “Michael Kors” e “Marc Jacobs” e la sua sfilata- evento, trasformando la sua collezione in una serata a teatro. La cornice è stata lo “Ziegfield Theater” di Broadway. Il sapiente genio di Jacobs ha fantasticamente tramutato le modelle in dive da teatro, dove l’eleganza degli abiti femminei ha spesso lasciato il posto a tailleur dai tagli maschili, per una donna con una personalità non ben definita, istrionica e provocante.

Come ci vestiremo nella prossima stagione? Recuperate le ispirazioni degli anni ’60 e ’70, dallo stile della strada, e fate entrare nel vostro guardaroba una punta di denim. Non si sta parlando però dei vostri jeans, ma dell’abito da sera per quella cena così importante. L’imperativo è: lasciarsi guidare alla scoperta del nuovo, condire il nostro stile con elementi freschi, come il floreale, senza dimenticare l’irrompente forza dello stile unisex, che, come negli anni ’90, torna a fare Capolino, per imporsi sulla scena più forte che mai.torna a fare capolino, per imporsi sulla scena

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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