La serie A e le nuove regole sulle rose: un’analisi delle scelte fatte

14/07/2015 di Luca Andrea Palmieri

Riprendiamo un tema di attualità in vista della prossima stagione: le decisioni della nuova FIGC di Tavecchio sono un mix tra le liste UEFA e la limitazione degli extracomunitari nei vivai: un insieme che sembra avere più valore economico, che di sistema

Cambiano le regole sulle rose della serie A, ed il mondo del calcio è subito in subbuglio. Inevitabilmente, viene da dire, semplicemente perché qualsiasi cosa facesse Carlo Tavecchio, presidente della FIGC, era indubbio che qualcuno avrebbe fatto la voce grossa. Eppure, nel marasma generale, in pochi hanno notato che, proprio sulla questione strettamente attinente le rose, le scelte di Tavecchio & co. non sono affatto nuove. Anzi, la critica più semplice da fare alla nuova dirigenza del nostro calcio è forse quella di essersi ispirata, in maniera persino acritica rispetto al nostro sistema, alle regole europee sulla formazione delle ben note “liste UEFA”, ovvero gli elenchi di giocatori che le società di Champions ed Europa League decidono di schierare durante l’anno nelle suddette competizioni – e che puntualmente causano polemiche, per via di qualche esclusione eccellente.

Le nuove regole – Vediamo, in maniera ordinata quali sono queste regole:

  • – Le rose saranno composte da un massimo di 25 giocatori (questo significa che, rispetto alla situazione attuale, saranno circa 80 i giocatori a dover lasciare l’Italia, o almeno la massima serie).
Damiano Tommasi, presidente dell'AIC, l'Associazione Italiana Calciatori
Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, l’Associazione Italiana Calciatori

Di questi 25:

  • – 4 dovranno provenire dai vivai italiani
  • – 4 dal vivaio della squadra stessa

Per quel che riguarda i giovani extracomunitari, per entrare in un vivaio dovranno:

  • – Essere già residenti in Italia
  • – Essere entrati nel paese per ragioni non sportive (in pratica, no allo scouting all’estero)
  • – Aver frequentato la scuola per almeno 4 anni (tali calciatori non possono essere utilizzati per sostituire un altro extracomunitario

Quest’ultima parte richiama una regola già presente nel nostro sistema, arricchita da una sorta di “curriculum” per i nuovi arrivati:

  • – Le società potranno tesserare un massimo di due extracomunitari, a condizione che uno vada a sostituire un altro extracomunitario, mentre l’altro abbia un comprovato curriculum sportivo (2 presenze in lista gara ufficiale nella stagione in corso o 5 presenze in lista gara in carriera).
  • – Inoltre la sostituzione del calciatore extracomunitario sarà possibile solo nel caso di esistenza del contratto da professionista da almeno 3 anni (dal 2012).

Insomma, all’”armonizzazione” rispetto alle regole europee si aggiunge un nuovo regime limitante per l’ingresso di giovani stranieri nel sistema, in favore, si spera, dei ragazzi italiani. Cerchiamo però di capire l’influenza generale di queste scelte sul nostro calcio.

I vivai – Quel che viene più influenzato sono i vivai. Partiamo da là. In pratica è molto più difficile tesserare extra-comunitari nelle giovanili, perché è richiesta una presenza pregressa sul territorio italiano. In teoria, col tempo ci dovrebbero essere meno extracomunitari nelle rose primavera. C’è anche un’altra questione: ricordate il trucco, usato da molte società, di prendere un extra-comunitario giovane per poi cominciare a girarlo in prestito all’estero o in una squadra più piccola così da far apparire ogni anno, dal nulla, uno spazio per la sua sostituzione (potendo così prendere un nuovo extra-comunitario)? Con questa regola non è più possibile.

Le rose – Si arriva così alle rose. 25 giocatori massimo per la rosa di serie A significa che circa 80 giocatori nel giro di 3 anni dovranno lasciare la nostra massima serie. E’ comprensibile, persino normale a questo punto che l’AIC di Damiano Tommasi si ritenga fortemente contraria: questi ottanta “dispersi” fondamentalmente dovranno o scendere di serie o trovare fortuna all’estero. Francamente, visti molti giocatori dalla dubbia qualità che vegetano in certe rose allargate, non è detto che sia poi una gran perdita.

Più giovani, ma non più in campo – La questione è che difficilmente i giovani avranno più spazio. Basta fare due calcoli. Infatti, esclusi gli 8 provenienti dal vivaio nazionale, una rosa di 17 giocatori si traduce in 11 titolari e 6 riserve. Praticamente tutti coloro che andranno in campo e il 90% di chi va in panchina potranno provenire da un campionato estero. E’ altresì logico che per le società sarà facile coprire i 4 slot di chi deve provenire dai vivai nazionali (tra l’altro non per forza giovani italiani). Intanto però, i 4 che devono arrivare dal vivaio della squadra sono una minoranza rispetto ai 21 (quasi due squadre, manca solo un secondo portiere) rimanenti. In pratica, il rischio è che si trovino ad essere scelti i classici “riempi-rosa” giovanissimi (come già succede nelle coppe europee), che molto difficilmente avranno minuti da titolari, se non nei finali di qualche partita già decisa. E’ già qualcosa, dirà qualcuno, ma è lecito volere di più.

Calciatori dell'Udinese esultano dopo un gol: la società friulana sarà tra le più colpite dalle nuove regole, avendo in rose ben 32 giocatori, di cui solo 2 provenienti dal proprio vivaio.
Calciatori dell’Udinese esultano dopo un gol: la società friulana sarà tra le più colpite dalle nuove regole, avendo in rose ben 32 giocatori, di cui solo 2 provenienti dal proprio vivaio.

Una regola di facciata? – Senza contare che la regola del “curriculum” per gli stranieri pare esser messa là giusto per fare immagine, date le pochissime presenze richieste (neanche in campo, solo nelle liste gara): è già stato fatto notare che il 99% degli stranieri presenti in serie A (quelli che si vorrebbe ridurre, in teoria), sono conformi a questa regola. Dunque a che pro tutto questo? La sensazione è che alla fine l’idea sia, a medio termine, solo quella di impedire l’arrivo di giovani stranieri che sostituiscano i giovani italiani. E forse nell’ottica del calcio giovanile un miglioramento del genere è utile. Quel che manca però sono regole che risolvano il problema principale: l’atteggiamento dei club, sempre più restii ad affidarsi a calciatori che non abbiano una certa esperienza. Un atteggiamento che, allungando i tempi di maturazione dei professionisti, ha finito per prosciugare il bacino dei talenti del nostro calcio.

Un problema culturale – Certo è che si tratta di una questione non facile da affrontare, se si vuole evitare anche di intaccare la libertà, in ampia parte giusta, che le squadre hanno nel gestire la propria rosa. La questione è dunque anche culturale, e passa per i centri di formazione, sia degli allenatori che dei giovani, e per la composizione di tutto l’ecosistema economico del calcio italiano, che ha portato alla sopravvalutazione e alla speculazione sui nostri ragazzi, rendendo molto più conveniente fiondarsi su mercati esteri dai prezzi ben più bassi.

Scelte economiche, più che di sistema – Tuttavia non si vuole dichiarare che non vi è alcun progresso in queste scelte. Se si tiene presente anche l’abolizione delle comproprietà, è evidente come i meccanismi della formazione delle rose si stiano semplificando, entrando in una cornice ben più definita. Il valore di tutto questo è soprattutto economico: organizzazione più semplice significa bilanci più chiari, e meno possibilità di giochetti finanziari che a volte esplodono (Parma docet).

Però non pare che si sia ancora arrivati ad affrontare il cuore del problema, né alla questione culturale. Il dubbio è che il genere di cultura che porti al ringiovanimento del nostro calcio non sembra di casa neanche dalle parti di Tavecchio & co. Speriamo vivamente di sbagliarci.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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