Sergio Leone. Favole per adulti in cui il sole non risorge.

26/11/2013 di Jacopo Mercuro

Sergio Leone

La Rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La Rivoluzione è un atto di violenza” – Mao Tse Tung (apertuta di Giù la testa – Sergio Leone)

 

“C’era una volta” un giovane trasteverino, nato il 3 gennaio del 1929 e cresciuto nel cuore della città eterna. Fu Roma, culla e compagna adolescenziale di Sergio Leone, figlio di Vincenzo Leone, pioniere del cinema muto e di Bice Waleran, attrice romana di origini austriache. Malgrado la presenza di un regime opprimente e di un conflitto mondiale alle porte, Leone, riuscì ad avvicinarsi al cinema già all’età di diciotto anni, entrando a contatto per la prima volta con i set di Cinecittà. Nella fabbrica dei sogni iniziò la lunga gavetta, periodo che si rivelerà fondamentale per la sua formazione. Divenne ben presto abile gestore di comparse, (il movimento delle masse), della macchina da presa, nonché nell’orchestrare con grande perizia la musica.

Nel periodo della Hollywood sul Tevere le doti di Leone non passarono affatto inosservate, la fama delle sua abilità lo misero subito in luce agli occhi delle grandi case americane. Dopo la lunga esperienza, fatta di aiuti alla regia, ebbe l’opportunità di esordire alla macchina da presa come protagonista. Subentrò a Mario Bonnard ne Gli ultimi giorni di Pompei, nel quale, però, non vide accreditato il suo nome nei titoli di apertura. Nel 1961, finalmente, la grande occasione, l’esordio ufficiale: gli venne proposta la regia per un altro peplum Il colosso di Rodi, in cui l’artista avrà l’opportunità di sbizzarrirsi liberamente, tentando di rinnovare un genere che si stava consolidando negli anni.

Sergio Leone
Sergio Leoneac

Dopo il Colosso di Rodi, il cineasta, cominciò ad interrogarsi sulla propria identità di artista, al contrario dei suoi colleghi, non aveva ancora espresso un’ideologia politica, mantenendo un certo distacco. In Italia, i peplum, cominciarono a lasciare il posto ai western, l’occasione migliore per cimentarsi in un genere amato fin dalla tenera età. Nel 1964 nasce Per un pugno di dollari, al quale seguiranno Per qualche dollaro in più, e Il buono, il brutto e il cattivo, che andranno a completare la trilogia del dollaro. Nel 1968, con C’èra una volta il west, si apre la cosiddetta trilogia del tempo, chiusa con Giù la testa e C’èra una volta in America.

Il regista romano dedicò gli ultimi anni della propria vita alla produzione filmica e alla progettazione di una pellicola sull’assedio di Leningrado che non sarà mai portata a termine poiché, il 30 aprile del 1989, un attacco di cuore, causerà la morte di Sergio Leone.

Il cinema leoniano è a dir poco straordinario, i suoi lavori hanno influenzato i cineasti di tutto il mondo, partendo dalla New Hollywood ad oggi. Nonostante l’artista romano si sia sempre schierato contro i film di propaganda è evidente una corposa dimensione politica che ha abilmente saputo collocare tra favola e mito, ma allo stesso tempo attraverso la realtà, motivo per il quale Leone ha sempre definito i suoi film delle favole per adulti. Ambientando le storie in luoghi lontani ha goduto di quella libertà necessaria che gli ha permesso di inserire riferimenti alla politica del tempo e a quella che ne ha caratterizzato gli anni della giovinezza. Continua è la regressione allo stadio primordiale dell’esistenza umana, senza la quale, secondo Leone, non si potrebbe produrre e fruire l’arte. L’ossimoro si cui si poggia gran parte dell’edificio filmico leoniano è la contrapposizione adulto/bambino, evidenziato dalle inquadrature fatte dal basso verso l’alto, come se si stesse osservando la scena con gli occhi di un bambino. Le inquadrature di Leone sono un vero marchio di fabbrica, i continui e suggestivi primi piani hanno avuto la capacità di esprimere tutto il cinismo e il disincanto dell’artista trasteverino. Una regia postmoderna che partendo dal passato ha saputo reinventarsi, trovando il completamento con l’abile cornice musicale affidata sempre al maestro Ennio Morricone.

Sergio Leone è riuscito nel suo intento principale, sprimendo al meglio il proprio pensiero ideologico, nel quale, brutalità e violenza sono state specchio di un periodo di fermento e parte fondamentale della sua poetica di chiaro stampo antiborghese. Abbracciando la filosofia gramsciana emerge un affetto per il popolo e in particolar modo per la questione del meridione. Il servo della gleba gramsciano che vive al di fuori della legge, senza individualità morale e in continua opposizione al sistema, motivo per cui la sua ribellione non può che sfociare in un terrorismo elementare. Oltre alle influenze gramsciane spicca una forte corrente jüngheriana, prende forma l’individuo, riconosciuto come unico protagonista. Un antieroe senza nome che decide di vivere rifiutando le regole che privano la sua libertà, trasformandolo in un anarchico dedito al ribellismo individuale.

La grande impresa di Leone è stata di quella di trasformare l’uomo che è stato bandito dalla società in un uomo che ha bandito la società da se stesso. L’antieroe, il singolo, l’anarca, non fanno altro che rappresentare il percorso di vita dell’artista disamorato della società in cui vive. Il progresso tecnologico, inteso da Leone come regresso morale che iniziava a rendere gli uomini schiavi e che lo portò a vivere la vita con disillusione, nostalgia e pessimismo. Un sole che una volta tramontato non riesce mai a risorgere.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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