Sergio Chiamparino, il Piemonte e le regionali

11/01/2014 di Redazione

Chiamparino, regionali piemonte

Elezioni Regionali Piemonte. Il Tar ha deciso, le elezioni regionali del 2010 sono state dichiarate nulle. Poco importa che, nel frattempo, si fosse arrivati a quattro quinti della legislazione. Certo, se la lista  dei “pensionati” ha commesso irregolarità evidenti nella raccolta delle firme, la sentenza appare giusta. Ma fosse arrivata con una tempistica diversa sarebbe stato meglio per tutti. La parola passerà, ora, al Consiglio di Stato.

Chiamparino, Regione PiemonteChiamparino, chiamata alle armi. In caso di nuove elezioni, in ogni caso, Mercedes Bresso ha annunciato non sarà nuovamente candidata. Chi poteva, dunque, cogliere la palla al balzo, se non Sergio Chiamparino? L’uomo dalle revolving door impossibili, colui che, dopo aver contribuito a rendere Torino uno dei Comuni più indebitati d’Italia fu magicamente posto alla guida della Fondazione San Paolo. Certo, dopo qualche mese titubò. Questo quando, sempre da presidente della Compagnia San Paolo, ammise, nel maggio scorso, che avrebbe potuto prendere in considerazione di correre per la carica di Segretario del PD. Poco importava, in quel momento, la poca compatibilità di un messaggio del genere per il ruolo ricoperto. Poi, comunque, si accorse dell’errore e fece marcia indietro. Fatto sta che oggi, dopo gli ultimi risvolti, il compagno di Torino ci riprova: <<Se si vota, sono pronto a candidarmi>>. Alla faccia della coerenza e del senso del dovere. La mancanza da poltrone prettamente politiche e dal ricoprire un peso nelle discussioni interne al Partito Democratico devono farsi sentire, e dopo il riavvicinamento con Renzi questa sembra l’occasione giusta per affermarsi, una volta per tutte, come uno degli esponenti politici di primo piano del centro sinistra del futuro.

Trasparenza e opportunità. In tutto questo, La Carta delle Fondazioni dell’ACRI, rimandava alla sottoscrizione di “impegni morali” o alla stesura di “un codice etico” la disciplina di eventuali ipotesi di discontinuità tra cessazione della Fondazione e assunzione successiva di incarichi politici. Il 19 settembre il Consiglio della Compagnia avviava una riflessione sulla possibilità di rivedere lo statuto, inserendo un anno di freezing tra l’assunzione di un ruolo nella fondazione e l’abbandono di una carica politica. Si rimetteva, invece, per il percorso opposto, alla sottoscrizione di “un impegno morale (da inserire in un Codice Etico) a non ledere l’indipendenza della Compagnia per i consiglieri che assumano incarichi politici”. Insomma, sarebbe buon uso, in questi casi, prevedere (almeno) un anno di transitorietà tra la cessazione della carica all’interno di un organismo di tal tipo e l’assunzione di cariche politiche. Invece, così facendo, si permette a chiunque di passare da un ruolo interno alla fondazione ad un ruolo politico in qualsivoglia momento, con tutte le conseguenze possibili del caso.

Sindaco amato, grazie al debito facile. Tornando, invece, all’opportunità delle regionali, ci si continua a chiedere come sia possibile che un Sindaco capace di creare, a Torino, tra il 2001 e il 2010, circa due miliardi di euro di debiti, possa essere preso in considerazione per la Presidenza della Regione. I suoi fallimenti, in ambito amministrativo, furono molti. Dalla pessima gestione delle risorse in occasione delle Olimpiadi del 2006, finanziate a debito e attraverso investimenti in derivati tutt’altro che positivi. Passando ai due miliardi investiti per il Passante ferroviario e la metropolitana, i cui costi sono lievitati in modo gigantesco, fino ad arrivare ai costi per la rivalutazione di alcune aree, e all’immenso piano edile che porta oggi, a distanza di anni, decine di stabili ad essere completamente disabitati.

Insomma, Torino sarà anche più vivibile, ma un abile amministratore deve essere in grado di raggiungere risultati ben gestendo le finanze della città. Chiamparino, in questo, fallì su tutta la linea. Allora, abbia un po’ di rispetto per il ruolo attualmente ricoperto – per la quale nomina, già di per sè, vi sarebbe da discutere – ed eviti, magari, di dimostrarsi un esperto della pessima pratica del revolving door.

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