Serbia, ammissione all’Unione Europea: progressi e sfide aperte

15/10/2014 di Vincenzo Romano

Dopo l'episodio che ha visto protagonista la nazionale serba di calcio, lo stato balcanico è tornato sotto i riflettori: andiamo a vedere, analizzando il rapporto annuale della Commissione Europea, a che punto è il suo percorso verso la UE

Serbia, integrazione europea

Il processo di ammissione. La Commissione Europea riporta regolarmente al Parlamento e al Consiglio i progressi fatti dai Paesi dei Balcani Occidentali nel processo di integrazione nell’Unione, stimando e valutando gli sforzi fatti da questi ultimi nel rispetto dei Criteri di Copenaghen nonché sulle condizionalità poste dal Processo di Stabilizzazione ed Associazione. I criteri di Copenaghen sono delle linee guida che gli Stati candidati all’entrata nell’Unione devono rispettare. Essi furono definiti nel corso del Consiglio europeo di Copenaghen del 1993 al fine di regolamentare l’allargamento dell’Unione Europea verso i paesi dell’Europa dell’est, appartenenti all’ex blocco sovietico.

Le linee guida si fondano su tre criteri, senza i quali l’ammissione è preclusa, o quantomeno condizionata. Tali criteri comprendono: a) un criterio politico, che prevede la presenza di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo stato di diritto, i diritti umani nonché il rispetto delle minoranze e la loro tutela; b) un criterio economico, che si sostanzia nella presenza di un’economia di mercato concorrenziale; ed, infine, c) nell’adesione all’Acquis Communitaire, ovvero nell’accettazione degli obblighi derivanti dall’adesione all’Unione. Il criterio essenziale, che potrebbe precludere l’ammissione di un nuovo stato, è quello politico. Gli altri sono interpretati secondo una maggiore flessibilità.

Il contenuto ed il metodo del Rapporto. Nel rapporto stilato dalla Commissione europea lo scorso 8 ottobre vengono esaminati i progressi fatti dalla Repubblica Serba nell’ultimo anno. Esso si articola in base ai criteri sopra menzionati e fa emergere un quadro complessivo positivo, che rende il processo di integrazione del Paese balcanico sempre più vicino e sempre più concreto. Il rapporto si struttura nel modo seguente: a) un’analisi delle relazioni tra Serbia e UE; b) un’analisi delle idiosincrasie del sistema politico; c) un’analisi del sistema economico nel suo complesso; d) un’analisi della capacità effettiva della Serbia di poter implementare effettivamente la legislazione comunitaria, tenendo conto delle riforme legislative, a livello centrale e locale, già adottate e da adottare.

Tomislav Nikolić
Tomislav Nikolić, Presidente della Serbia

Il contesto precedente. Il Consiglio Europeo ha garantito alla Serbia lo status di Paese candidato all’entrata nel marzo del 2012 ed ha deciso di aprire alle negoziazioni per l’accesso nel giugno 2013. Queste ultime furono formalmente lanciate nel gennaio 2014. Inoltre l’Accordo Serbia-UE sulla Stabilizzazione e l’Associazione è entrato in forza nel settembre 2013. In seguito all’adozione di tale Accordo la Serbia ha continuato costantemente nell’implementazione delle riforme necessarie per la piena realizzazione dello stesso. Accordi preliminari erano stati stipulati tra i due soggetti per permettere un’integrazione graduale e costante del Paese: oltre all’accordo sui visti vigente per i cittadini serbi nell’Area Schengen (sin dal dicembre 2009), la Commissione ha stanziato anche ingenti aiuti finanziari formalizzati nello “Strumento per l’Assistenza nel pre-Accesso” (Instrument for the Pre-accession Assistance – IPA) nel periodo 2007/2013, con uno stanziamento pari a 1.4 miliardi di euro, che sono stati allocati soprattutto per il supporto al settore della giustizia e degli affari interni, per lo sviluppo del settore privato, e per il settore dell’ambiente, dei cambiamenti climatici e dell’energia. Sono stati inoltre previsti ulteriori stanziamenti per il periodo 2014/2020, pari a 1.5 miliardi di euro, formalizzati nell’IPA II, e finalizzati al supporto e continuazione del percorso di riforme intrapreso dalla Serbia, necessario per la propria ammissione all’Unione.

Il difficile rapporto con il Kosovo. Ma la principale questione da risolvere è quella dei rapporti con il Kosovo. Quest’ultimo è rimasto impegnato con la Serbia nel dialogo aperto sotto l’egida dell’UE, ma il processo di avanzamento dei rapporti bilaterali ha subìto una battuta d’arresto in seguito alle elezioni del marzo 2014 tenutesi in Serbia. La valutazione complessiva che emerge nel rapporto è, anche in questo caso, nel complesso positiva. Nonostante le numerose occasioni di stallo e di rallentamento, molti progressi sono stati compiuti nel processo di pacificazione tra le parti. Per la prima volta, si sono svolte, nel novembre 2013, le elezioni locali in tutto il Kosovo, sotto la supervisione degli esperti dell’OSCE (ripetutesi poi a Mitrovica, nel nord del Kosovo, nel febbraio 2014) e, per la prima volta, le municipalità a nord del Paese (quelle maggiormente sottoposte alla pressione serba) sono state inaugurate in conformità alla legge kosovara.

Passi in avanti sono stati compiuti anche in altre aree. La Serbia ha giocato un ruolo molto costruttivo nella promozione della partecipazione del Kosovo al Processo di Cooperazione Sud-Est Europeo (SEECP – South-East European Cooperation Process) durante il Summit di Bucarest del giugno 2014. La questione più problematica resta quella dei confini a nord del Kosovo, dove per evitare ulteriori tensioni è stato predisposto un fondo di 2.9 milioni di euro, che non è stato ancora speso dall’amministrazione locale. Infine, l’implementazione dell’accordo di libertà di movimento ha permesso la libera circolazione di serbi e kosovari all’interno del loro territorio, nonostante si siano verificati episodi di controllo alla frontiera nord da parte delle autorità serbe su cittadini kosovari che volevano attraversarne il confine.

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Vincenzo Romano

Nasce a Sant'Anastasia, provincia di Napoli, il 2 gennaio del 1989. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche all'Università di Napoli Federico II, dove si laurea con una tesi sul modello di sviluppo economico spagnolo. Attualmente è iscritto all'ultimo anno della magistrale in Studi Europei (Corso di laurea in Scienze Politiche dell'Europa e Strategie di sviluppo). Durante il primo anno di specialistica ha partecipato al Programma Erasmus di 6 mesi all'università Paris-Ouest-Nanterre-la-Defense di Parigi. Ha inoltre svolto uno stage di sei mesi presso l'UNESCO.
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