La Corte Suprema e i matrimoni gay in America

27/06/2013 di Iris De Stefano

La storica decisione apre la strada ai matrimoni omosessuali

“In ognuno di noi, attraverso tutta la vita la libido normalmente oscilla tra l’oggetto maschile e quello femminile.” Quello che aveva capito Sigmund Freud già cento anni fa stenta ad affermarsi nel nostro mondo il quale si vanta però di essere moderno e tollerante verso ciò che è “diverso”. Sebbene ci siano numerose prove, giuridiche o meno -se ce ne fosse bisogno- che sanciscono la totale uguaglianza degli uomini (il primo articolo della Dichiarazione Universale dei diritti umani, per esempio, recita che “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”) la regolamentazione delle coppie omosessuali stenta però ad affermarsi, lì dove non sia osteggiata o addirittura vietata. Solo quattordici sono infatti gli Stati al mondo dove sposare persone del proprio sesso è legale.

La Corte Suprema americana – In un panorama a tratti desolante come quello appena descritto, risalta la decisione di ieri della Corte Suprema americana, che ha portata storica. La Corte federale ha infatti bocciato il Defence Marriage Act (DOMA), una legge federale approvata nel 1996 durante l’amministrazione Clinton la quale, come recita il nome stesso, proteggeva e definiva il matrimonio, tutelando quello esclusivamente eterosessuale ( “gli Stati Uniti riconoscono nella definizione di “matrimonio” esclusivamente l’unione legale tra un uomo e una donna” ). Il processo era arrivato alla Corte Suprema grazie a Edith Windsor, una donna di New York la quale, dopo essersi sposata a Toronto nel 2007 con la sua compagna da ben 40 anni, alla morte della stessa si era vista applicare dal fisco americano una tassa di quasi 400mila dollari, tassa che non sarebbe stata applicata se il suo matrimonio fosse stato “regolare”. La corte di New York aveva dato ragione alla ottantatreenne signora Windsor e la Corte Suprema ( United States vs. Windsor ) ha confermato la sentenza.

Preposition 8 – Altra decisione storica, sempre diffusa ieri dalla Corte riguarda l’abrogazione del Preposition 8 che porta il numero di stati americani in cui è permesso il matrimonio omosessuale a 13, includendovi la California. Nel 2008 infatti, la Corte suprema statale aveva riconosciuto il diritto al matrimonio tra persone dello stesso sesso, causando un importante movimento dell’opinione pubblica il quale si era organizzato e aveva proposto un referendum sull’argomento, tenutosi nel novembre dello stesso anno. Il Preposition 8, questo il nome del referendum, aveva visto il 52% dei votati schierarsi contro il matrimonio omosessuale, così sospeso. Grazie però ai ricorsi di numerose coppie la vicenda era arrivata fino alla Corte Suprema, la quale, con la decisione di ieri e una maggioranza di 5 giudici contro 4, ha deciso che un partito non può organizzarsi, secondo le parole di John Roberts, Presidente della Corte, per difendere la costituzionalità di uno statuto statale ove gli ufficiali statali hanno scelto di non farlo.

Le reazioni – Le reazioni, come ovvio è su temi come questo, profondamente divisivi e strettamente personali, sono state varie. I vescovi cattolici hanno subito fatto sentire la loro voce, attraverso un comunicato della conferenza episcopale americana che definisce “tragica” la giornata di ieri per la decisione “sbagliata” dei giudici. Dall’altro canto Barack Obama che già nella sua campagna del 2008 aveva inserito il progetto di eliminazione del DOMA, ha chiamato personalmente dall’Air Force One le persone coinvolte nelle cause per congratularsi e esprimere la sua soddisfazione. Molti passi devono essere ancora fatti in realtà, poiché quelle della Corte Suprema di ieri non sono sentenze che ammettono i matrimoni omosessuali ma si limitano invece a non vietarli lì dove le istituzioni pubbliche hanno deciso di ammetterli. Restano però una serie di questioni che dovranno essere affrontate poiché, essendo solo 13 gli stati che li ammettono, servirebbe un processo di uniformazione e di garanzia dei diritti minimi per quelle coppie che, ad esempio, decidono di trasferirsi da uno stato all’altro.

E in Italia? – Mentre si compiono piccoli ma importanti passi in avanti negli Stati Uniti nel nostro paese tutto tace. Nonostante uno studio recente mostri che la maggioranza degli italiani sarebbe a favore di una regolamentazione delle coppie omosessuali, in Parlamento ancora si discute del reato di omofobia (come discusso qui) sebbene la prima proposta di legge in Italia sul matrimonio per le coppie omosessuali sia stata presentata nel lontano 2002. Se le varie inchieste dicono che la popolazione è d’accordo con tale regolamentazione non si capisce per quale motivo non cominciare una discussione serena e costruttiva a riguardo, non rilasciando solo dichiarazioni sull’onda del sensazionalismo, come quelle del maggio scorso, in seguito alla lettera di Davide Tancredi, il 17enne che scrisse a Repubblica e al quale risposero esponenti di entrambi i partiti di maggioranza. Basterebbe anche, come ha fatto la Corte Suprema americana, non vietare la possibilità di scelta a persone che hanno ogni diritto di pensare, vivere o amare come a loro più pare.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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