Della sensualità del colore. Renoir in mostra a Martigny

06/10/2014 di Simone Di Dato

La Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, dopo numerose retrospettive dedicate ai grandi maestri dell’impressionismo, rende omaggio fino al prossimo 23 novembre alla parabola artistica di Renoir

Renoir Della Sensualità del Colore, Mostra

Composizioni di grande libertà e verosimiglianza abitate dai gesti semplici della quotidianità. Potremmo definire così i dipinti di Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), pieni di dolci fanciulle, bambini innocenti e madri affettuose, ma anche paesaggi, splendidi ritratti e quei nudi femminili che solo un acuto intenditore del “polline della carne” può celebrare con innata sensualità. Sì, perché in Renoir c’è una sorta di commistione tra sesso, luminosità e atmosfera che agisce con prepotenza sulle tele più belle, un’inclinazione a rendere sensuale il colore stesso, nella sua meravigliosa interpretazione della luce tra giochi di riflessi che filtrano con vivacità attraverso gli alberi o magari sotto una tenda colorata. Un’ossessione, se si pensa che il pittore obbligasse Madame Renoir a scegliere le cameriere in base a come il loro corpo prendeva la luce.

Ma ammirando il corpus dell’artista, di olio in olio, di tono in tono, ad imporsi inequivocabilmente è un altro comune denominatore: la donna. La sua poetica si può riassumere dunque in questa frase: “A me piacciono i dipinti che mi fanno desiderare di passeggiarvi dentro, se rappresentano paesaggi. Di accarezzarli, se rappresentano donne”. D’altronde, lo spiegava bene Fénéon, “se Renoir ha dipinto, è innanzitutto perché amava i seni giovani e i fiori e voleva offrire loro un culto”. “Se Dio non avesse creato le carni della donna – taglia corto lo scrittore Francis Carco invece – non sarebbe mai stato pittore”.

Renoir, L’enfant a la pomme ou Gabrielle Jean Renoir et une filette, 1895-1896.
Renoir, L’enfant a la pomme ou Gabrielle Jean Renoir et une filette, 1895-1896.

Nonostante tutto Renoir non dimenticò mai di essere nato come pittore di rose su porcellana, una caratteristica che spiega in parte la sontuosità e l’uso del colore in certi dipinti, soprattutto quelli degli ultimi anni, quando abbandonò la leggerezza di matrice impressionista per aprire un periodo che lui stesso definì “agro”. Sono gli anni che sfatano la sua figura di impressionista per eccellenza, gli anni in cui gli occhi di Renoir scoprirono tra tutti Raffaello, le pitture pompeiane “dall’eternità quotidiana, osservata dal più vicino angolo di strada”, e resero la sua pittura più neoclassica, il suo percorso più dinamico, capace ancora oggi di stupire. Anche per questo è stata quanto mai attesa la mostra organizzata dalla Fondazione Pierre Gianadda di Martigny, in Svizzera, che dopo le numerose retrospettive storiche dedicate ai grandi maestri dell’impressionismo tra cui Degas, Manet, Gauguin, Morisot e Monet, rende omaggio fino al prossimo 23 novembre alla parabola artistica di Renoir, per raccontare la sua storia e la sensibile diversità della sua ispirazione.

Renoir, Roses mousseuses, vers 1890.
Renoir, Roses mousseuses, vers 1890.

Sessant’anni di creatività, una vita dedita all’arte del ritratto, all’universo femminile, senza trascurare paesaggi, nature morte, vita quotidiana e scene di genere. Una pittura che suscita il piacere di ciò che si vede, il piacere della pittura, ma contraddistinta da un temperamento spesso intimista. E’ questo lo scenario che riprodurranno i dipinti in mostra, più di 100 opere tra oli e sculture monumentali, in gran parte inedite e provenienti da collezioni particolari raramente prestate ma anche concessioni dai più grandi musei del mondo, basti pensare al Palazzo del Principe di Monaco, Musée d’Orsay e Orangerie di Parigi, Museo di San Paolo del Brasile, così come da istituzioni svizzere (Ginevra, Basilea, Berna e Zurigo solo per citarne alcuni).

A firmare il percorso espositivo, rigorosamente cronologico, è Daniel Marchesseau, Conservateur général honoraire du Patrimoine, che propone per l’occasione un’analisi tematica della storia artistica del pittore di Limoges, mentre la conservatrice del museo Renoir Cécile Bertran, rivela la vita familiare di Renoir nella sua proprietà delle Collettes, grazie ad un ampia serie di fotografie.
Raccolte in un catalogo ricco di testi scelti da specialisti, storici dell’arte e testimoni familiari, le opere in mostra ci forniscono una lettura inedita e mai banale dell’immaginario del pittore, la revisione di una poetica molto più complessa e intrigante che subisce il fascino della natura in ogni suo aspetto: è il fascino di un mazzo di rose in un vaso dalla luce vibrante, del dolce sguardo di una donna in un giardino, nel piacere di una madre che gioca coi figli, nei veloci tocchi di colore, nell’iridescenza, nella gioia di vivere. Dove la bellezza è ovunque.

 

 

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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