Senatori a vita, è tempo di riforma?

27/11/2013 di Andrea Viscardi

Senatori a vita

Oggi, durante le discussioni – in un Senato tristemente semi vuoto – in riferimento alla decadenza di Silvio Berlusconi, c’è stato un intervento che ha attirato in modo particolare l’attenzione di chi scrive: quello di Gasparri. Onestamente, forse, è la prima volta che le parole del Senatore di Forza Italia trovano nel sottoscritto una sorta di condivisione. La questione sollevata è quella della presenza di Renzo Piano in aula. Per Gasparri è la dimostrazione che le cariche di Senatore a vita siano assegnate a scopo politico, poiché, sino ad oggi, il famoso architetto era stato presente a zero sedute.

Senza voler fare giudizi politici su ciò che avverrà oggi in Senato (ci sarebbero da fare considerazioni anche sull’astensionismo dei nostri eletti, ma quelli, in parte, ce li siamo cercati), andiamo allora a verificare le presenze degli altri senatori a vita: il panorama è sconfortante. Su 48 sedute e 629 votazioni, chi ne esce meglio, per così dire, è Elena Cattaneo: la più giovane senatrice a vita della storia non arriva al 20% di presenze. Fermo allo zero per cento, oltre a Piano, anche Abbado, poco sopra tale soglia Carlo Rubbia (anche lui presente in aula oggi). Non si vuole concentrare il focus dell’argomento sulla dimensione economica ma, certo, pensare che, ad esempio, la Cattaneo (51 anni) possa ricevere una cifra vicina o superiore ai 4 milioni di euro per presenziare al 20% delle sedute da qui al termine del suo mandato a vita (augurandole possa arrivare il più tardi possibile) pone un dilemma, quantomeno, di fondo. Possibile accettare tale limitato senso civico da parte di coloro che dovrebbero aver “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”?

Senatori a vitaNessuno vieta ai Senatori di comportarsi in questo modo ma, sicuramente, coloro che dovrebbero dare il buon esempio ad una nazione allo sbando non sembrano, dopo le belle parole iniziali, preoccuparsene troppo. Certo, ognuno ha i suoi impegni. Ed è proprio questo il punto. Chi viene nominato Senatore a vita dovrebbe porsi innanzi un dilemma: se accettare o meno il ruolo. Essendo questa carica, oggi, molto più che un semplice titolo onorifico, dovrebbe essere declinata se ne consegue l’assoluta impossibilità a svolgere, almeno in parte, il ruolo di Senatore. Indicativo il fatto che, in un periodo di crisi come questo, personaggi di spicco della cultura italiana, come ad esempio proprio Piano, non siano stati in grado di essere presenti neanche nella discussione – tenutasi a settembre – sul decreto legge per la valorizzazione e il rilancio dei beni culturali.

La distorsione, poi, in un’occasione come quella di oggi, sembra ovvia, e trasforma la nomina dei senatori a vita in uno strumento politico nelle mani del Quirinale. A prescindere, questo, dalla situazione attuale, tale deformazione è francamente inaccettabile.  E se Renzo Piano, dopo non aver rinunciato ad alcun impegno dal giorno della nomina, decide di non presenziare all’inaugurazione odierna del Kimbell art museum a Fort Worth, dove è stata costruita la sua ultima opera, per scoprire come è fatto il Senato, allora, qualche interrogativo dovrebbe essere posto.

Forse, dopo anni in cui ci si chiede ancora il valore della carica di Senatore a vita senza riuscire ad individuare grandi risposte, bisognerebbe seriamente pensare ad una sua revisione. Magari riservando la nomina solamente agli ex Presidenti della Repubblica o, al massimo, rendendola una carica puramente onorifica, che possa riservare ai Senatori a vita potere di intervento durante le discussioni parlamentari, ma togliendo loro, prima di tutto, il potere di voto e, quindi, perché no, ridurre il loro compenso ad un semplice rimborso spese. D’altronde si sta parlando di una carica che dovrebbe essere il massimo riconoscimento delle menti più brillanti del nostro Paese. Un paradosso che debba essere retribuita con circa 150 mila euro all’anno, piuttosto che essere l’occasione, per i nominati, di mostrare con orgoglio il proprio senso civico. Certo, sempre in base ai propri impegni professionali, ma cercando di far convivere il doppio ruolo nel modo più efficace possibile.

 

The following two tabs change content below.
Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
blog comments powered by Disqus