Il nuovo Senato al voto, tra accordi trasversali e incognite future

30/06/2014 di Giacomo Bandini

Giorni decisivi – La tanto agognata riforma del Senato ha finora attraversato numerose tappe, dal primo accordo sulle riforme avvenuto fra Renzi e Berlusconi all’autosospensione dei 14 deputati del Pd contrari alle attuali disposizioni per la nuova assemblea. La scorsa settimana però i senatori Finocchiaro (Pd) e Calderoli (Lega) hanno depositato in Commissione Affari Costituzionali gli emendamenti della “concordia”, ossia una serie di modifiche al testo base preparato dal governo. Oggi, lunedì 30 giugno 2014, alle ore 16:00 si vota su tutti gli emendamenti presentati. Giovedì 3 luglio, invece, il voto passa all’Aula che dovrà verificare se la maggioranza riformista tiene o meno alla prova della prima delibera. Si preannuncia così una settimana importante e le incognite sono molte. A partire dalle resistenze in seno al partito di maggioranza per arrivare alla difficile posizione di Forza Italia.

Il nuovo accordo – Al momento l’accordo prevede alcuni punti base che sembrano piuttosto sicuri. I senatori dovrebbero essere 100: 95 di origine territoriale/locale e i restanti 5 saranno nominati dal presidente della Repubblica, senza specificare alcuna specialità o diversità fra le due tipologie. Riguardo i primi 95, 74 dovranno essere eletti dai consigli regionali tra i consiglieri già in carica, comprese le province autonome di Trento e Bolzano. La disposizione prevede poi che ogni regione ne possa eleggere un numero proporzionale alla propria popolazione. I restanti 21 provenienti dal territorio verranno anch’essi eletti dai consigli regionali, ma la scelta dovrà cadere tra i sindaci della regione e quindi ogni regione vedrà un sindaco presenziare nel nuovo Senato.

Cosa cambia davvero – Dal punto di vista concreto nel testo è possibile leggere che il Senato compartecipa alla funzione legislativa nei casi di “leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali in materia di referendum popolare, per le leggi che autorizzano la ratifica dei trattati relativi all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, per le leggi che danno attuazione all’articolo 117”. Si può notare che, rispetto alla situazione attuale, vi è una discreta limitazione del proprio potere legislativo in favore della Camera dei Deputati che diventerà organo legislativo principale.

Dissensi e discordie – Questa l’ossatura base contro la quale non in pochi si sono sollevati. In primis le opposizioni con Sel e Movimento 5 Stelle contrari non solo alla nomina di ulteriori potenziali membri amici della “casta”, ma anche al numero dei futuri senatori (si varia dai 150 ai 200). In secondo luogo vi è la posizione dei dissidenti che ora ci credono più che mai in quanto appoggiati  da rappresentanti di altre forze quali Ncd, ex grillini e anche una parte di Forza Italia. Quest’ultima infatti si trova nella posizione più complicata, in trasformazione da mesi, con un capo dal carisma in declino e in balia delle numerose correnti. L’accordo sugli emendamenti base è sembrato condiviso ufficialmente da tutto il partito, eppure convivono troppe anime al suo interno per poter decretare il pieno appoggio. È il voto in Aula a costituire il dubbio maggiore. Difatti, sembra quasi che Berlusconi voglia lasciare una provvisoria anarchia, temporeggiando sulla sentenza del processo Ruby prevista in data 18 luglio.

La riforma in “processo”? – Il percorso sta compiendo in questo modo i suoi ultimi passi. La prima votazione è solitamente determinante per l’esito di una legge, in particolar modo per riforme di tale portata. Effettivamente tutti gli indicatori portano a pensare ad una prima approvazione senza eccessivi patemi di tipo numerico, ma è sempre bene ricordarsi che una riforma istituzionale non condivisa potrebbe portare a successive ricadute politiche. Il Pd renziano si sta conquistando un pezzo alla volta il consenso della vecchia guardia eletta ben prima del successo alle Europee e della rocambolesca ascesa al premierato dell’ex sindaco di Firenze. È possibile comunque che frange solitarie riescano a mettere efficaci bastoni tra le ruote al fitto programma di governo, specialmente, come in questo caso, se le prime riforme da effettuare riguardano tematiche fondamentali per la vita istituzionale del Paese. Va considerato, poi, che la conta dei numeri nell’attuale Senato va eseguita di volta in volta, di riforma in riforma a causa della sua diversa composizione rispetto alla Camera (la ben nota maggioranza risicata). Infine bisogna considerare la possibilità della dissoluzione improvvisa di una strana alleanza, quella con Berlusconi. Fin ora ha retto alla rete dei processi giudiziari. E se un domani questa rete si spezzasse?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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