Senato: Grasso il democristiano

30/09/2015 di Luca Andrea Palmieri

Il Presidente scontenta tutti per non far tutto a nessuno: ha infatti dichiarato l'irricevibilità di 72 milioni di emendamenti della Lega, salvando però i 383 mila che venivano dalle Commissioni. Un modo per permettere l'ostruzionismo pur evitando la paralisi. Ma i dubbi, sulla questione di merito, restano.

Piero Grasso scontenta tutti. Il Presidente del Senato ha tagliato i 72 milioni di emendamenti del leghista Roberto Calderoli, salvando però i 383 mila che erano stati depositati in Commissione Affari Costituzionali, dove non vi è stata la discussione, e che per questo andranno esaminati in aula. Insomma, fermato il rischio paralisi, è salvo anche l’ostruzionismo. Tutto bene quel che finisce bene, per il processo democratico? Non proprio, perché è su una vicenda come questa che si vede come il diavolo stia nei dettagli. C’è, in effetti, un problema di merito, che non va sottovalutato.

Andando con ordine, le questioni fondamentali sono due. Innanzi tutto la scelta sull’irricevibilità degli emendamenti, dovuta alla “assoluta abnormità” ed “eccezionalità” della situazione. Insomma, come dire, gli emendamenti sono troppi, e la discriminante altro non è che la loro cifra, se non altro per il fatto che i lavori del Senato rischierebbero di rimanere bloccati per un periodo di tempo “incalcolabile”. La seconda questione riguarda i 383 mila emendamenti presentati, in quantità decisamente minore ma comunque notevole, in Commissione. La maggioranza contava che fossero sfoltiti fino a che ne rimanessero circa 5 mila. Saranno vagliati tutti invece, articolo per articolo. Inutile dire che tutto questo lavoro mette a rischio le tempistiche richieste dal Governo, che vuole il voto entro la calendarizzazione, prevista fino al 13 ottobre.

Il problema principale sta nella motivazione. E’ giusto che il Presidente del Senato escluda degli emendamenti perché sono troppi? Fermo restando l’evidente volontà ostruzionistica dei testi, in senso generale chi può dire che tra questi milioni non ve ne siano alcuni sensibili che l’aula può avere intenzione di votare? La problematica sta qui, nella totale assenza di discriminazione che, al contrario, dovrebbe accompagnare qualsiasi questione legislativa. A meno che non sia stato garantito al Presidente che le questioni sensibili non si trovino nel blocco dei 383 mila. A proposito: perché salvare questi, che pure son tanti (e comunque pochi potrebbero essere davvero validi) e non gli altri? La sensazione è che da parte di Grasso vi fosse la volontà di ridurre il più possibile la creazione di un precedente pericoloso: insomma, si all’ostruzionismo, ma in termini più moderati. Comunque le proteste, soprattutto di Lega e 5 Stelle, non sono mancate.

Come è inevitabile che la votazione sarà frenetica, e che ancora una volta si finirà per far ricorso al tipico metodo del canguro: si vota l’emendamento principale, e, qualora passi, tutti quelli che propongono una modifica della stessa parte di testo decadranno automaticamente. Tattiche ormai consolidate, che ricordano i tempi dei primi ostruzionisti di professione, i Radicali di un Pannella ben più giovane.

Ma questo precedente è davvero poco pericoloso? Dare una risposta non è facile: i 5 Stelle temono che, con questa interpretazione, in futuro potrebbero essere rifiutate anche poche centinaia di emendamenti. Al che il Presidente del Senato ha risposto che, anche rispetto alla calendarizzazione – che pure ha un valore – esaminare milioni di emendamenti nel merito è oggettivamente impossibile. Ergo si tratterebbe di una questione puramente tecnica, di oggettiva capacità di intervento. Tant’è che ha anche invitato Calderoli ha selezionare, tra i milioni, gli emendamenti che, nel merito, ritiene effettivamente validi.

E non è un caso che Paolo Romani, senatore di Forza Italia, contesti la decisione sulla base della legittimità dell’ostruzionismo. Legittimità fino a che punto? E’ qua tutto sommato che sta il problema: fino a che punto può l’opposizione lavorare per bloccare l’aula? Non dare limiti sarebbe altrettanto pericoloso, ma esagerare causerebbe un eccesso di “dittatura della maggioranza”, di cui già, nel nostro paese, si ha paura in un sistema iper-garantista delle opposizioni come il nostro (molto più, ad esempio, che in Francia o Inghilterra).

Insomma, da un lato la decisione di Grasso sembra tutto sommato inevitabile, per quanto scontenti tutti (o proprio per questo?). Il dubbio è sulla motivazione. E’ vero che il Presidente del Senato ha risposto alle domande di chi ha protestato, ma è giusto non usare un criterio di merito e dire solo che gli emendamenti sono troppi? E se la risposta fosse no, qual è il modo migliore per evitare che una situazione del genere si ripeta provocando uno stallo istituzionale o, peggio ancora, di ridurre la forza d’intervento della minoranza? E’ un problema non da poco, e non c’è dubbio che, anche per il futuro, sia una bella gatta da pelare per il Senato.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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