E’ sempre colpa degli altri, Grillo e i brogli elettorali

04/06/2014 di Luca Tritto

Corsi e ricorsi storici, direbbe qualcuno. Invece, nonostante il panorama politico sia drasticamente cambiato negli ultimi tre anni, certe cattive abitudini dell’italico modo di pensare continuano a resistere.

Beppe Grillo

Il dubbio e sospetto – Alcuni giorni fa, sul blog del comico genovese, è stato pubblicato un lungo post nel quale, in maniera non troppo velata, si insinuava il dubbio che le scorse elezioni per il rinnovamento del Parlamento europeo siano state oggetto di brogli elettorali, alla luce del risultato che ha completamente stracciato tutti i sondaggi pubblicati e diffusi prima del voto. Senza apportare nessun riscontro né alcuna prova, il leader dei 5 Stelle ha esposto il suo punto di vista, secondo cui è inspiegabile la percentuale di voti ottenuti dal Partito Democratico e il mancato successo o conferma del suo Movimento. La teoria del “divide et impera”, posta come premessa al post, sembra voler dimostrare come l’esito delle urne sia stato prodotto a tavolino al fine di ridurre la “minaccia” dei pentastellati. Si, ma le prove?

Movimento 5 Stelle, Beppe GrilloUn po’ di autocritica? – Subito dopo la certezza dei risultati delle votazioni, ha iniziato a circolare un documento di analisi della sconfitta ad opera dello staff della comunicazione dei 5 Stelle alla Camera, nel quale, in quattro punti, vengono fortemente criticati sia i modi che i toni della campagna elettorale, dal #vinciamonoi alla famosa battuta “Sono oltre Hitler”, per finire con la proposta di istituire processi popolari contro politici, imprenditori e giornalisti Inoltre, nella velina sono stati proposti alcuni spunti per recuperare il terreno perduto, a cominciare dalla selezione dei parlamentari, definiti “troppo arroganti e saccenti”, alla possibilità di affidarsi ad esperti dell’attività parlamentare, cosa altresì necessaria data l’ultima gaffe sul grano saraceno. Un documento che ha fatto andare su tutte le furie Grillo e Casaleggio, i quali sono rimasti molto amareggiati dalla sconfitta, ma ancora più adirati per l’aria di fronda serpeggiante tra i parlamentari e non, come Pizzarotti dimostra.

Il problema, a quanto pare, non è solo di natura interna riguardo le modalità operative della campagna elettorale, bensì una concezione dell’elettorato che forse non fa che ritorcersi contro il Movimento. Definire gli italiani “un popolo di pensionati”, così come giudicare stupidi, venduti e disonesti gli elettori degli altri partiti non è di certo una bella mossa. Verrebbe da chiedersi su quali basi, così come per il dubbio dei brogli, il leader 5 Stelle possa affermare ciò. In effetti, bisognerebbe ricordare loro che in Italia vige il divieto di mandato imperativo, ossia i politici eletti non rappresentano solo chi li ha votati, ma l’intera cittadinanza. Cosa avrebbero fatto in caso di vittoria?

Questo dibattito da bar non può non riportare alla mente le affermazioni di un altro leader politico, Silvio Berlusconi, il quale più di una volta ha denunciato – senza prove – brogli elettorali, soprattutto dopo le elezioni del 2006, in cui vinse Romani Prodi e la coalizione dell’Ulivo per una manciata di voti. Ancora, come non dimenticare il “chi vota a sinistra può definirsi un cog…”, altra perla del dizionario berlusconiano. Come si può ben vedere, il gusto tutto italico di dare la colpa sempre agli altri resta, nonostante la volontà di rinnovamento di un certo tipo di classe politica. Se proprio volessero ricucire lo strappo con i quasi 3 milioni di elettori che Renzi ha inglobato a discapito del Movimento, sarebbe necessario un forte dibattito di autocritica, per capire tutti i punti in cui si è sbagliato, piuttosto di inveire contro un popolo forse spaventato da certi toni e prospettive.

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Luca Tritto

Calabrese di Paola (CS), è nato il 7/11/1988. Dopo il liceo linguistico, si laurea nel 2011 in Studi internazionali alla “Cesare Alfieri” di Firenze, con una tesi sull’UE e la criminalità organizzata. Sin dai tempi della scuola si interessa di analisi politica e si appassiona allo studio di realtà criminali. Amante di storia e attualità della Chiesa Cattolica, si è laureato con 110/110 e lode in studi in Relazioni Internazionali presso la Luiss Guido Carli, con una tesi sulle normative antimafia di Italia e U.S.A. Collabora con "Redazione UniCal" , rivista del Centro di documentazione e ricerca sul fenomeno mafioso dell'Università della Calabria ed è responsabile dell'area Giustizia e Antimafia del think tank Cultura Democratica.
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