Selfie, pericoloso e morboso? C’è chi pensa ad una “regulation”

11/07/2015 di Laura Caschera

Dalla campagna "Safe selfie" della Russia, al fastidio dei "selfie della vergogna" là dove vi è stato un disastro, come sa bene chi ha visto la Costa Concordia o chi vive, in questi giorni, nelle zone di Dolo, Mira e Pianigia. Una mania che ormai ha superato il senso del rischio e del pudore, al punto che c'è chi vuole regolare il fenomeno.

Quella del “selfie” è ormai diventata una vera e propria ossessione, tanto da spingere alcuni a chiedersi se non si sia ormai superato il limite. Tante celebrità devono parte della propria fama proprio a questi autoscatti, che vengono poi postati sui social network. E con l’arrivo della stagione estiva questa mania si fa sempre più forte, e allora via al selfie sotto al solleone, alla ricerca dello scoglio più alto, senza badare ai potenziali pericoli.

A questi, però, non è rimasto indifferente il Governo russo, che ha lanciato nei giorni scorsi una campagna informativa sull’uso consapevole dell’autoscatto, denominata “Safe selfie”. Infatti, solo in Russia, dall’inizio dell’anno, un centinaio di persone hanno perso la vita mentre tentavano di posare per un innocente autoscatto, cercando di rendersi protagonisti di panorami e visioni uniche al mondo. L’ultimo triste decesso risale a pochi giorni fa, quando una ragazza di 21 anni è caduta giù da un ponte. “Con i vantaggi del mondo moderno arrivano anche nuove minacce”, ha dichiarato la portavoce della polizia Yelena Alexeyeva, a volte, inseguire a tutti i costi la schiavitù dei like può portare alla morte.

Non solo gesti pericolosi, a volte la curiosità morbosa spinge verso il cosiddetto “selfie della vergogna”, quegli autoscatti che i turisti del macabro scelgono di farsi davanti a scene del crimine o disastri naturali. I feticisti dello scatto ricordano benissimo le immagini della Costa Concordia, naufragata a largo dell’Isola del Giglio nel Gennaio 2012. Fino alla sua completa rimozione, l’isola è divenuta meta di un curioso pellegrinaggio morboso, i turisti accorrevano in ogni periodo dell’anno, facendo apposite deviazioni nel loro itinerario, pur di potersi accaparrare un selfie con dietro le rovine del gigante inabissato.

Ma non è finita qui, la situazione si sta ripetendo, tristemente, in questi giorni. Dopo la terribile tromba d’aria nelle zone di Dolo, Mira e Pianigia, vicino a Venezia, i “selfisti del terrore” si sono riaffacciati, ancora una volta, senza alcun pudore. Automobilisti, ciclisti e pedoni sono arrivati nell’area con il solo scopo di poter portare a casa un autoscatto che riesca a testimoniare la loro presenza lì, accanto alle abitazioni in rovina, come se fossero edifici storici. I residenti della zona, insieme al Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, sono sbottati. Zaia ha dichiarato “Non se ne può più di questa situazione. Queste persone, che vengono a fare turismo nella disgrazia, hanno rotto. Qui c’è da dare una mano a chi è in difficoltà e basta”. E come dargli torto, dopo gli ingenti danni subiti dalla popolazione, senza contare la triste sorte della stupenda Villa Fini, dove la folla di curiosi è talmente tanta da farla somigliare, come dice qualcuno, “a via Bafile a Jesolo”.

Ormai sembra impossibile potersi liberare da questa moda. Infatti, quello del selfie, è diventato ormai un business milionario, e, oltre agli innumerevoli oggetti venduti per far fronte alla sete di notorietà (non dimentichiamo il famoso “selfie stick”, il bastone per fare selfie), moltissime aziende hanno lanciato campagne pubblicitarie nelle quali si chiede ai potenziali nuovi testimonial di mostrarsi attraverso un autoscatto, per poter vincere premi, oppure semplicemente per farsi votare, tramite i social network, dai propri amici.

Molti, allora, i nomi che vengono in mente, non ultima una nota azienda di moda italiana, che ha deciso di cercare una nuova potenziale testimonial su Instagram. Per chi vuole farsi notare, infatti, basterà scattarsi un selfie e mettere l’hastag #Iamastory: le più fortunate avranno la possibilità di diventare, chissà, il nuovo volto delle campagne della società. Non solo, allora, una mera questione di popolarità, ma anche una vera e propria strategia di marketing.

Cedono al fascino dell’autoscatto anche molte personalità del mondo televisivo, e non solo modelli, attori o presentatori, ma anche esponenti del mondo politico, che non rinunciano di frequente a rendersi protagonisti di selfie, a volte con il solo scopo di sottolineare che se si è lì, si è lì per qualche motivo. Come i noti autoscatti di Obama, oppure quelli dell’insospettabile Netanyahu, fino ad arrivare a quelli del nostro Presidente del Consiglio Renzi.

Al di là di tutto, come possiamo sopravvivere all’era del selfie? Ormai non possiamo più evitarli, siamo troppo coinvolti, ma nemmeno possiamo permettergli di renderci schiavi. Ed è così che una “regulation” dell’autoscatto sembra un’iniziativa non più così curiosa, e nemmeno azzardata, considerando i pericoli che un gesto che, ormai, sembra così naturale, può nascondere. Dobbiamo imparare a distinguere i luoghi e le situazioni in cui ci troviamo. Chi di noi vorrebbe ritrovarsi a fare il suo prossimo selfie abbracciato ad un coccodrillo, navigando sul Rio delle Amazzoni?

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Laura Caschera

Nasce a Roma nel 1990. Si diploma al Liceo Classico “Luciano Manara” e nel 2014 si laurea in Giurisprudenza presso la facoltà “Roma Tre”. Coltiva da tempo la passione per l'arte, la musica e lo spettacolo. Ha frequentato la scuola romana di teatro “Teatro Azione”
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