Segreti di Stato: propaganda o cassetti finalmente aperti?

23/04/2014 di Giacomo Bandini

Segreti di Stato

Cassetti aperti? – Piazza Fontana, Ustica, Peteano, Italicus, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, Stazione di Bologna, rapido 904. Ogni nome rappresenta una triste pagina per lo Stato italiano, per i cittadini e per la giustizia. Per ognuno di essi infatti non è mai giunto il momento della verità, talvolta nemmeno una verosimile ricostruzione. Insomma, ci sono stati anni di buio assoluto e ricostruzioni fasulle o alquanto azzardate e complottistiche. Oggi, il premier Matteo Renzi ha annunciato la cosiddetta disclosure, ossia ha deciso di declassificare i documenti relativi a tali vicende, togliendone il segreto di Stato e permettendone la consultazione pubblica. Come funzionerà questa operazione, ma soprattutto: avrà effetti reali?

Leggi sovrapposte – È necessario in primis analizzare il fatto che in Italia ovviamente esistono numerose normative riguardo il segreto di Stato. Quest’ultimo trova la norma primaria nella legge 24 ottobre 1977 n. 801 “Istituzione e ordinamento dei servizi per le informazioni e la sicurezza e disciplina del segreto di Stato”. In seguito la disciplina viene integrata da altre fonti come  il decreto ministeriale 1406/1995, n. 519 del Ministero della Difesa e il decreto del Presidente del Consiglio 1003/1999, n. 294. Anche i governi Prodi e Berlusconi, rispettivamente nel 2007 e nel 2008 hanno riformato parzialmente il core dell’impianto normativo sulla tematica.

Segreti di Stato e Governo RenzigretiUna legge già prevista – In realtà il governo Prodi nell’aprile del 2008 aveva annunciato una prima caduta della barriera costituitasi intorno alle vicende più spinose della Prima e Seconda Repubblica, già prevista peraltro nell’anno precedente. 15 anni di base, più altri 15 se decretato dalla Presidenza del Consiglio in situazioni particolarmente gravi. Questa, dunque, la durata massima del Segreto di Stato già prevista da Prodi: 30 anni. Una normativa del 2008 però contrasta con tale disciplina. Per i procedimenti penali si arriva a 40 anni di possibile secretazione, in casi particolari anche 70 anni. Ecco allora dove oggi avviene un passaggio cruciale: Renzi intende levare anche questi vincoli del passato.

Propaganda o concretezza? – Alcuni dubbi però permangono. Innanzitutto che la mossa sia di stampo prettamente propagandistico. Soprattutto a pochi mesi dalle elezioni europee in cui movimenti antagonisti e populisti stanno erodendo un bel po’ di terreno ai rivali. In secondo luogo, alcune lacune sulla consultazione dei documenti e sulla trasparenza nella loro consultazione sono ancora evidenti. Essendo infatti questi rimasti per anni e anni nelle mani dei servizi segreti appare logico come fossero soggetti a manipolazioni e sparizioni improvvise. Cosa si cela allora dentro i cassetti degli 007 di oggi? Potrà il familiare di una vittima giungere a conoscenza di segreti fino ad oggi inconfessabili e sepolti sotto la sabbia delle istituzioni o verranno chiuse altre porte? Lungi da noi essere complottisti o malfidenti, ma prima di sentire certe affermazioni è preferibile avere dei riscontri. Gli annunci non scaldano più i cuori come una volta, soprattutto se la verità è stata occultata per troppi anni.

Mai più porte chiuse – La speranza allora è che non accada più come in passato, dopo i vari annunci di desecretazione quando Gerardo D’Ambrosio, su La Repubblica, denunciava riguardo gli insuccessi di annose ricerche su Piazza Fontana: “Andreotti rilasciò un’intervista in cui annunciava che avrebbe aperto i cassetti dei servizi. Noi ci precipitammo a Roma e lui ci disse di andare dal capo del Sid, Servizio informazioni difesa scisso in due dipartimenti differenti nel 1977, Vito Miceli che ci ricevette subito con un “che vi serve?”. “Entrare negli archivi” rispondemmo noi. E lui “Eh no, impossibile. Ditemi che vi serve, noi lo cerchiamo e ve lo diamo”.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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