Se questo è un Paese

16/04/2014 di Giacomo Bandini

Beppe Grillo

È facile notare, in questi giorni, una comprensibile ondata di risentimento nei confronti di un sempre infuriato Beppe Grillo. Cosa ha combinato questa volta? Ha formulato una rivisitazione di “Se questo un uomo”, un libro fondamentale per comprendere la realtà dei campi di concentramento durante il regime nazista scritto da Primo Levi e, in generale, per la letteratura del ‘900, applicandola all’attuale situazione politica italiana. Ovviamente criticando aspramente i fautori della rovina italiana, Renzi e Napolitano, e ponendo sul banco degli imputati tutti quegli elettori “ignavi” che hanno permesso un tale scempio. Ricorda effettivamente un po’ Berlusconi quando dal palco insultava gli elettori del centrosinistra, appellandoli con termine ben peggiore.  Non solo però, sul blog più visitato del momento compare anche la foto con la cancellata di Auschwitz e la scritta “P2 macht Frei”.

Dubbi e perplessità – Era, dunque, inevitabile aspettarsi la critica della comunità ebraica. Probabilmente se ciò fosse successo in un paese come gli Stati Uniti, Grillo a quest’ora sarebbe già un lontano ricordo. Era altrettanto probabile sentire il coro dei soliti indignati politici, pronti a precipitarsi nella ricerca di facili consensi popolari. Vedere però tanti intellettuali gridare allo scandalo, lascia effettivamente perplessi. Alcuni di essi, poi, sono persino manifestamente sostenitori del partito di Grillo. Lascia perplessi poiché dal comico genovese si è obbligati, per buon senso, ad aspettarsi questo e molto di più, in termini di provocazione. Il solo fatto che venga promossa una giornata che si chiama “Vaffa day” rende l’idea del tono impresso alle proprie posizioni.

Quello stratega di Grillo – Allo stesso tempo però deve sorgere una riflessione. Grillo ha sbagliato perché non doveva toccare Primo Levi o ha sbagliato dal punto di vista dell’immagine di sé? Non è possibile trovare la risposta fra queste due opzioni. Ad una simile questione si può rispondere in un solo modo: ha fatto bene. Le recenti mosse politiche parlano chiaro. Non può abbassare i toni, scontenterebbe una base propensa e ricettiva soprattutto verso un certo tipo di linguaggio e feroci richiami poetici. Non può nemmeno mostrarsi stanco o meno arrabbiato. Alcuni, infatti, cominciano a pensare che egli debba farsi da parte e lasciar proseguire autonomamente il progetto iniziato anni fa. I parlamentari ci sono e hanno dato prova di saper vincere e convincere. Infine non può nemmeno sottrarsi ad una certa natura selvaggia che appartiene spesso al nostro Paese. Agire prima di riflettere. Col cuore, ma senza riflettere. E Grillo questo lo ha capito benissimo. Quest’ultima esagerazione ne è l’ennesima conferma.

Spassionatamente – Un consiglio però potrebbe risultare comodo al leader stellato. Non serve scomodare Primo Levi per poter imprimere un concetto e non è nemmeno così efficace. Se questo è un Paese in difficoltà è anche perché manca l’assimilazione del concetto di limite. Ecco, superarlo per non ottenere nulla potrebbe apparire la mancanza di rispetto maggiore di tutta la vicenda.

 

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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