Il declino del sistema educativo Italiano

25/07/2013 di Giovanni Caccavello

L'OCSE: l'Italia ha smesso di investire sull'educazione

Scuola investimenti

Education at a Glance 2013 – Esattamente un mese fa, il 26 Giugno 2013, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha rilasciato, nel silenzio generale di quasi tutti i principali media Italiani, il suo ultimo report sulla condizione dei sistemi educativi dei trentasei paesi più sviluppati del mondo (paesi del G20 più altri paesi in via di forte sviluppo economico), Italia compresa. I dati riguardanti l’educazione sono davvero impietosi e per l’ennesima volta il quadro generale dell’Italia è devastante. E’ bene che il ministro Carrozza analizzi attentamente tale resoconto e si incominci a porre alcune domande sul perché l’educazione risulti essere sempre il primo capro espiatorio in tempo di tagli e di crisi.

Alcuni dati – Tra i numerosi grafici e tabelle calcolati dall’OCSE, alcuni (più di altri) hanno un immediato riscontro visivo in negativo. L’Italia risulta essere il terzultimo paese (tra i 33 presi in considerazione per questi calcoli) per le spese totali del sistema educativo e diventa l’ultimo se si calcola la spesa pubblica totale nell’educazione. Oltre a questo dato davvero sintomatico di un paese che a smesso di investire nell’educazione da più di 15 anni, altri dati che fanno riflettere riguardano la spesa annuale per studente. Calcolando tale indice tenendo presente la così detta “Parità di Potere d’Acquisto” (PPP), l’Italia si colloca poco sopra la media solo ed esclusivamente per la scuola “pre-primaria” (Asilo, per intenderci) in cui si trova al 10 posto su 32, per poi lentamente scendere fino al 23 posto in classifica per quanto riguarda la spesa per studente in ambito universitario.

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Professori e occupazione – Secondo tale recensione, inoltre, l’Italia è il terzo paese Europeo ad avere le tasse universitarie più alte, dietro solamente a Regno Unito e Paesi Bassi e risulta essere anche il paese OECD con il corpo docenti più anziano ma che, di contro, non è nemmeno ben pagato (in questa classifica l’Italia si colloca ben sotto la media OECD (22esima su 27 in ambito universitario e 14esimo su 22 in ambito scuola secondaria superiore con salari che tra il 2000 ed il 2011 sono aumentati solo di 3punti rispetto alla media di 18/19 punti nel resto dei paesi OECD). Per finire di snocciolare i dati più negativi bisogna ricordare anche che in Italia lo studio non paga. Infatti il nostro paese si trova al 4o posto su 34 paesi presi in considerazione per quanto riguarda la percentuale di disoccupazione tra i laureati e al 6o posto su 34 per la disoccupazione tra i diplomati. Ciò significa che avere un diploma o una laurea non porta assolutamente ad avere la certezza di un lavoro. A vedere i dati sembra infatti emergere il contrario.

Conclusioni – Molti sarebbero i dati da riportare all’interno di questo articolo, ma abbiamo deciso di scegliere quelli più significativi che mettono in evidenza l’insufficienza di fondi capace di colpire ogni dimensione: studenti, sistema educativo, docenti. Come se non bastasse, occorre aggiugnere il paradosso rappresentato dall’essere uno dei Paesi con le tasse universitarie più alte.  Osservando attentamente i dati dell’OCSE, l’Italia è un paese che dall’inizio del nuovo millennio ha intrapreso con decisione la via del declino civile, culturale ed economico. Senza un sistema educativo sano, efficiente e finanziato dallo stato nel modo corretto e giusto è impensabile anche sperare in un futuro di crescita economica più roseo.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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