Scuola: addio ai vecchi libri? Gli editori ai posti di combattimento

28/03/2013 di Iris De Stefano

Tutti ricordano, senza ombra di dubbio, il rituale di preparazione della cartella la sera precedente il primo giorno di scuola, il peso dei dizionari di latino e greco, le polemiche sull’eccessivo carico sulle spalle di bambini o adolescenti. Tutto ciò è destinato a cambiare, perché appena due giorni fa, il 26 Marzo, è stato reso obbligatorio e quindi ufficiale, l’addio ai libri cartacei.

Decreto ministeriale – Il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha infatti, con un decreto, imposto un cambiamento netto, poiché dall’anno scolastico 2014/15 si potranno utilizzare solo libri in formato digitale o misto ( secondo l’Oxford University Press, sono libri di testo in forma cartacea e con parti online all’interno di siti di espansione ). Il decreto stabilisce anche la progressiva gradualità dell’innovazione poiché il primo anno l’obbligo riguarderò solo la prima e quarta classe della scuola primaria o elementare, la prima della scuola secondaria di I grado ( quindi la prima media) ed infine la prima e la terza classe della secondaria di II grado (superiori). Negli anni successivi quindi, il testo scolastico scomparirà definitivamente.

scuole-addio-libri-testo-cartaceiTetti di spesa – La rivoluzione è stata inserita all’interno di un più ampio progetto di ristrutturazione dei costi che le famiglie ogni anno devono affrontare per l’inizio della scuola. Se infatti già da qualche anno erano stati imposti dei tetti di spesa massima per l’acquisto del materiale scolastico, essi sono, come spiega Federconsumatori, quasi sempre non rispettati; solo l’anno scorso per esempio, il Miur ( con i decreti ministeriali n. 42 e 43 dell’11 maggio 2012 ) aveva dovuto ritoccare i limiti massimi con aumenti tra i due e i sei euro, a seconda dell’istituto. Tutto ciò stride con quanto invece promesso nel 2009, ovvero una riduzione in tre anni del 30% delle spese, riduzione mai avvenuta anzi la spesa media,  registrata dall’associazione per i consumatori,  per tutto il corredo scolastico avrebbe sfondato lo scorso anno quota 990 euro. Con il progetto informatico si dovrebbe avere invece una riduzione drastica delle spese, che si ritiene potrebbero essere ridimensionate del 20% il prossimo anno. La nota ufficiale del Ministero addirittura prevede che “nel caso in cui l’intera dotazione libraria sia composta esclusivamente da libri in versione digitale la sforbiciata è più consistente, con una riduzione che arriva fino al 30%. I nuovi tetti si applicano per le adozioni dei libri della prima classe della scuola secondaria di I grado e della prima e della terza classe della secondaria di II grado”. Il risparmio dovrebbe essere investito per l’acquisto del materiale di supporto agli e-book, quindi computer portatili, tablet e dispositivi mobili di vario genere.

Le critiche – Ovviamente i detrattori del nuovo decreto non si sono fatti attendere: in una nota, l’AIE, Associazione Italiana Editori, rivendica la poca attenzione riservata dal Ministro Profumo nei riguardi degli editori, che più volte hanno cercato di porre in evidenza alcune critiche come le gravi conseguenze che si ripercuoteranno sull’intera filiera (editori, grafici, cartai, librai, agenti ), le carenze infrastrutturali delle scuole ( quindi banda larga, WiFi, dotazioni tecnologiche ) ed infine “i costi di acquisto delle attrezzature tecnologiche (pc, portatili, tablet ), quelli della loro manutenzione e di connessione, che nelle altre esperienze europee e degli altri paesi a ovest e a est dell’Europa sono solitamente affrontate con consistenti finanziamenti pubblici”. Le critiche mosse riguardano poi il presunto o meno valore pedagogico e culturale non meno di quello prettamente sanitario. Quanto è giusto imporre a bambini che già abusano di tecnologia un ulteriore, importante, lasso di tempo a contatto con essa? Si è davvero sicuri che l’utilizzo prolungato di un tablet sia preferibile alle diottrie perse da generazioni per la consultazione di un mitico Rocci?

All’estero – Ad onor del vero la direttiva del Ministero segue un trend che si sta sviluppando un po’ ovunque, al di fuori dei confini nazionali. Se è vero che negli Stati Uniti ed in Florida principalmente, dal 2015 nelle università saranno completamente banditi i testi cartacei a favore degli e-book, c’è da considerare la differenza consistente di diffusione della rete internet sul territorio. E in Europa? Secondo un rapporto dell’ Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa “gli insegnanti/le scuole non sono obbligati ad adottare libri di testo, anche se spesso nella prassi vengono adottati. L’utilizzo di materiali alternativi, nel caso non vengano adottati libri di testo, è quasi sempre a completa discrezione degli insegnanti e/o delle scuole o delle autorità locali, in quanto “education providers”, ossia soggetti erogatori dell’istruzione.” I soli paesi che impongono l’utilizzo dei testi scolastici sono Grecia, Cipro e Malta, unici anche perché selezione dei libri di testo viene fatta dal livello centrale. La maggior parte dei paesi nordici è effettivamente, secondo il rapporto, in una fase di transizione, più o meno avanzata, verso supporti elettronici, soprattutto in Finlandia, Inghilterra e Germania.

In Italia – In conclusione pare che non si possa più prescindere dall’avanzare della tecnologia anche in campi da cui era prima quasi estranea, come l’istruzione primaria e secondaria, ma in Italia forse lo si potrebbe fare coscienti in modo intelligente, coscienti delle mille problematiche sia legate ai fondi ( ricordiamo che l’istruzione costa allo Stato italiano quanto gli interessi sul debito pubblico, 4,5% del prodotto interno, troppo poco ) che anche alle infrastrutture, ormai vecchie e fatiscenti. E si sa, la qualità di un Paese, si vede dalle sue scuole.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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