Europa sotto tiro, la Russia schiera i missili

17/12/2013 di Andrea Viscardi

La Russia conferma di aver schierato degli Iskander M a Kaliningrad. Berlino sotto tiro

Iskander, i missili schierati dalla Russia sul confine europeo

E come per magia ricompare la Guerra Fredda. Il Presidente russo Vladimir Putin ha infatti deciso di passare dalle parole ai fatti, schierando a Kiliningrad una serie di missili (Iskander M) capaci di arrivare sino a Berlino, mettendo sotto scacco l’Unione Europea.

Scudo antimissile. Mossa immotivata e priva di senso? Dipende. Il leader russo aveva sempre affermato che, qualora lo scudo missilistico promosso dagli Stati Uniti fosse stato portato avanti, allora la Russia avrebbe reagito di conseguenza. Mosca non crede infatti alla funzione prettamente difensiva del progetto NATO, e considera il tutto una grande minaccia per la sicurezza nazionale. Soprattutto considerando il continuo rifiuto – per la verità prevedibile – americano nel dare garanzie giuridicamente vincolanti che lo scudo non sia rivolto verso la Russia.

Putin e Obama, Russia e Stati Uniti, tensioni in vista?Arsenale e deterrenza. Le preoccupazioni russe appaiono, per molti versi, eccessive, ma, sicuramente, la costruzione di un sistema di questo tipo potrebbe alterare, nel medio termine, gli equilibri geopolitici tra Washington, Bruxelles e Mosca, soprattutto se implementato in futuro. Non dimentichiamoci, infatti che, il potere deterrente rappresentato dagli arsenali militari non è morto con la Guerra Fredda.

Giappone a est, scudo a ovest. Occorre considerare anche come Mosca inizi a percepire un senso di soffocamento. A ovest, appunto, lo scudo NATO, che avrà due delle sue principali installazioni in Romania e Polonia. A est, invece, il Giappone, verso il quale gli Stati Uniti hanno dedicato una particolare attenzione al riarmo, anche e soprattutto per la rapida crescita militare cinese e la sua politica marittima. Certo, il Giappone guarda prima di tutto a Pechino, ma questo non toglie che l’altro grande stato dell’area sia proprio la Russia.

Inoltre, e questa è una considerazione non indifferente, lo scudo missilistico non può che essere una misura di difesa in vista d’improbabili escalation tra Nato e Russia, o Nato e Cina. Perché, francamente, altre possibili minacce, per quanto remotissime, non sono al momento individuabili. Gli Stati Uniti hanno invece sempre sostenuto fosse uno strumento di difesa nei confronti di Iran e Corea del Nord, tesi che appare piuttosto debole e che è sempre stata smentita dalla posizione degli stati dell’Europa orientale, come la stessa Polonia, che continuano, sempre e comunque, a considerare Mosca come una potenziale minaccia.

Il rischio Inf. Il prossimo step, per Putin, potrebbe essere quello di tradurre in fatti la seconda minaccia ventilata contro la costruzione dello scudo. Una minaccia che potrebbe rappresentare, però, un punto di non ritorno nelle relazioni con gli Stati Uniti: il ritiro dall’Inf (Intermediate-range Nuclear Forces treat), che aveva posto la parola fine alla crisi degli Euromissili e sancito l’eliminazione dei vettori con un range compreso tra i 500 e i 5500km. Inutile dire quanto, tale mossa, potrebbe riportare indietro la situazione di trent’anni. Anche per questo, al momento, la minaccia e destinata ad esistere solo su di un piano verbale.

UE impotente, Stati Uniti arroganti. Una riflessione, però, è d’obbligo. Berlino si trova oggi i missili puntati contro, e con lei l’Europa, senza aver avuto la possibilità di decidere nulla. Senza riaprire l’ovvia disorganizzazione di Bruxelles rispetto ad una politica estera comune, va sottolineato che, gli Stati Uniti, come se la Guerra Fredda non fosse mai finita, hanno preso gli accordi di costruzione delle basi del sistema antimissilistico con i singoli stati, e in modo totalmente unilaterale, senza consultare a riguardo né l’UE né gli altri stati Nato. Un comportamento fortemente criticato da Bruxelles più volte. Occorrerebbe ricordare, al principale partner del nostro Continente, che il muro è caduto, l’Unione Sovietica si è sciolta e il panorama geopolitico mondiale è profondamente cambiato. Un’azione unilaterale di questo tipo, e su questo forse la Russia non ha tutti i torti, appare quantomeno criticabile, rischiando di creare tensioni non indifferenti nei prossimi anni.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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