La Scozia e l’Unione Europea: un percorso difficile?

03/06/2014 di Giovanni Caccavello

Secondo un report pubblicato in questi giorni, in caso di indipendenza dal Regno Unito, il percorso della Scozia per ottenere lo status di "paese membro" sarà lungo e tortuoso

Scozia e Unione Europea

Una difficile transizione – Secondo quanto riportato da molti quotidiani britannici  – come il “Telegraph”, il “Guardian”, il “The Times” e la BBC  – nel corso delle ultime settimane, l’ingresso della Scozia nell’Unione Europea è tutto tranne che certa.

Secondo quanto ricordato sia dall’attuale Commissione Europea, per bocca di Barroso, e pubblicato in un paper da un gruppo di molte società, banche ed imprenditori, in caso di indipendenza dal Regno Unito, Edimburgo non avrebbe accesso immediato al mercato unico europeo. La richiesta di “membership” e il percorso che farebbe diventare la Scozia un nuovo stato membro dell’Unione Europea potrebbe durare almeno tre anni, facendo si che l’adesione possa essere raggiunta non prima del 2019.

Il BNE Report – Il gruppo “Business for New Europe” (BNE), che comprende i presidenti di diverse società molto importanti tra cui BAE Systems (sicurezza e difesa), RBS (banca), BT Group (telecomunicazioni), ScottishPower (energia) e il London Stock Exchange (mercato azionario) hanno comunicato congiuntamente come la strada per l’accesso nell’Unione Europea sarà “lunga e tortuosa”.

Alex Salmond. Fonte: Wikipedia.
Alex Salmond.
Fonte: Wikipedia.

Questo paper, pubblicato dopo le parole di Cameron e di Barroso sull’impossibilità di ottenere un sentiero politico privilegiato con l’Unione Europea in caso di vittoria degli indipendentisti, è una parziale doccia fredda per Alex Salmond ed il suo Scottish National Party, promotore della campagna referendaria per l’indipendenza che terminerà il 18 Settembre 2014, giorno del decisivo voto.

Il rapporto – commissionato da un largo gruppo di imprese – ha spiegato che la Scozia da sola perderebbe molta della sua attuale potenza politica. Per il futuro governo di Edinburgo, sarà  “molto difficile” negoziare un opt-out dalla moneta unica (arrivo a cui tutte le economie europee devono tendere, come scritto nel trattato di Maastricht)  e “quasi impossibile” ottenere uno sconto di bilancio come quello ottenuto negli anni ’80 dall’allora Primo Ministro Margaret Thatcher per il Regno Unito. Il documento conclude spiegando che una Scozia indipendente dovrà, molto presumibilmente, presentare una domanda di adesione all’Unione Europea utilizzando la procedura normale piuttosto che “il percorso accelerato senza precedenti” suggerito dal Libro Bianco del Governo scozzese sull’indipendenza.

Impossibile accedere subito – Scritto da Daniel Furby, esperto di integrazione Europea, il rapporto lascia trasparire che il 2019 dovrebbe essere l’anno naturale dell’ingresso di una Scozia indipendente nell’Unione Europea. Se però i tempi dei negoziati non verranno rispettati a causa di particolari problemi legati alle condizioni macroeconomiche del paese, la membership del piccolo futuro stato celtico “potrebbe scivolare nel prossimo decennio“. Nel corso delle ultime settimane e’stato più volte ricordato anche da David Cameron che la Scozia, nonostante l’attuale presenza nell’Unione Europea, dovrebbe accodarsi dietro paesi come la Macedonia e la Serbia prima di poter aderire. “Il processo di integrazione è lungo e problematico e i tempi necessariamente non saranno brevi nemmeno per Edimburgo” spiegò Manuel Barroso, intervistato dai media britannici, pochi mesi fa.

Indipendenza da Westminster solo nel 2016 – L’attuale Primo Ministro scozzese, Alex Salmond, sta insistendo da alcuni mesi che i trattati europei debbano essere modificati in modo tale che lo stato possa entrare direttamente nell’Unione Europea e beneficiare del mercato unico senza dover ripartire da zero nel processo di integrazione. Secondo voci interne al Ministero del tesoro britannico, anche se il referendum sull’indipendenza avrà effetto immediato, sarà impossibile – in caso di vittoria del “Si” – vedere una Scozia totalmente indipendente prima del marzo 2016. Questo perché rompere accordi politici e monetari è, in pratica, molto complicato.

L'”Advisory board” del gruppo BNE che ha pubblicato il nuovo documento della discordia comprende, tra gli altri, anche dirigenti di Shell, Amazon, Lloyds, JPMorgan Chase e Citigroup. Roland Rudd, presidente di questo gruppo, e presidente di RLM Finsbury, una  società di comunicazione globale, ha confessato che “una Scozia indipendente non potrebbe contare su un rapido ingresso  nell’Unione Europea per molti motivi, né tantomeno favorirebbe dei termini di adesioni di cui il Regno Unito gode attualmente. Come in tutti i processi politici-economici ci sarà un prezzo da pagare: più la Scozia spingerà per avere dei termini di adesione speciali e ad hoc, più il processo di integrazione sarà lungo e l’accesso all’Unione Europea verrà ritardato sempre più“.

Le difficoltà oggettive – Daniel Furby ha poi commentato che il Regno Unito è riuscito ad ottenere i “vantaggi” di cui gode oggi solo dopo decenni di duri negoziati. La Scozia non avrebbe una posizione privilegiata da quel punto di vista e molti dei paesi membri – è facile ritenere – si opporranno alle condizioni di favore richieste dal nuovo governo di Edinburgo. Sarebbe poi costretta ad entrare nell’Euro non sapendo bene come la sua valuta possa reagire alla disgregazione monetaria dell’area valutaria con la Sterlina britannica. Inoltre il piccolo stato scozzese farà fatica ad evitare l’accordo di Schengen, che prevede la circolazione in tutta l’Unione Europea senza passaporto, così come ottenere un accordo che preveda lo 0% dell’IVA da riscuotere per il cibo, l’abbigliamento per bambini e libri.

Le reazioni – Alistair Carmichael, il Segretario Scozzese del governo di Alex Salmond, ha dichiarato che “il rapporto conferma tutto quello che abbiamo detto per molto tempo. Questi sono semplicemente i fatti, freddi e duri da accettare“. Un portavoce di Salmond, al contrario di quanto detto da Carmichael, ha dichiarato: “la Scozia è già uno stato membro dell’UE e quindi noi scozzesi abbiamo già soddisfatto tutti i requisiti per l’adesione. Non vi è alcuna disposizione del Trattato per l’espulsione di Scozia, come questa relazione invece spiega“. Al di là di queste dichiarazioni, però, come ricorda il Governo Britannico, è importante ricordare come “molto dipenderà anche dagli accordi che verranno stipulati da Scozia, Inghilterra, Galles ed Irlanda del Nord nei 18 mesi successivi al voto di indipendenza. La Scozia dovrà comunque ricalcolare molti dei suoi parametri e quindi non è assolutamente sicuro che la membership di Edinburgo all’Unione Europea sia automatica“.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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