Governo vs. Tajani: scontro sui debiti della pubblica amministrazione

19/06/2014 di Federico Nascimben

L'annosa questione, relativa agli arretrati che la PA deve alle imprese, assume ora toni politici legati all'apertura della procedura d'infrazione "d'urgenza" contro il nostro Paese

Tajani, Unione Europea

Torna a far parlare di sé l’annosa questione relativa al pagamento dei debiti arretrati della pubblica amministrazione, ma questa volta la faccenda assume tinte molto più politiche a causa dell’avvio “d’urgenza” della procedura di infrazione da parte del Commissario uscente per l’Industria e l’Editoria, Antonio Tajani (Forza Italia), che tra meno di un mese lascerà in anticipo la carica, in quanto neoeletto all’Europarlamento,  ad un nuovo Commissario indicato dal Governo Renzi.

Antonio Tajani. Fonte: Wikipedia.
Antonio Tajani.
Fonte: Wikipedia.

Della questione ne avevamo già parlato almeno in un paio di occasioni (qui e qui), ma facciamo un breve riepilogo:

– Lo scorso anno, Bankitalia, in uno studio, stima in 91 miliardi gli arretrati pagamenti (pari al 5,8% del PIL) che la PA deve alle nostre imprese (a fine 2011), di cui il 49% a carico delle regioni (legati soprattutto alla sanità), il 30% a carico degli enti locali e il restante 21% a carico dell’amministrazione centrale dello Stato. Arretrati che salirebbero a 150 miliardi tenendo conto dei residui passivi, ovvero includendo oltre ai debiti pregressi anche gli impegni di spesa.

– Il Governo Monti, poco prima della fine del suo mandato, si impegna a pagare 40 miliardi in due tranche di eguale valore fra 2013 e 2014.

– Il Governo Letta aumenta a 47 miliardi i fondi messi a disposizione, e necessari al pagamento del debiti pregressi. A fine 2013 la quota effettivamente pagata è pari a 22 miliardi di euro.

Ad oggi, secondo quanto è possibile sapere, il totale dei pagamenti arriva a 23,5 miliardi di euro e per Confidustria ne rimangono altri 75 ancora da saldare.  Nonostante ciò non si riesce ancora a capire con precisione quando, quanto e come (che ruolo avrà CDP?) verranno effettivamente saldati i restanti.

Renzi, infatti, a marzo annunciò il pagamento di 68 miliardi entro luglio (comprensivi però dei 22 miliardi già pagati nel 2013, e quindi la cifra effettiva sarebbe stata pari a 46 miliardi), ma poi posticipò tale somma al 21/9. Nel DEF, però, la data a cui si fa riferimento viene nuovamente postposta ad ottobre, e la cifra passa a soli 13 miliardi di euro. Nello scandenzario proposto da lavoce.info si fa invece riferimento a 60 miliardi di euro (23,5 già pagati a cui si sommano i restanti 37,5 da pagare) da pagare entro il 31 luglio. Padoan, invece, ha parlato di 60 miliardi entro ottobre, cioè di “ulteriori 13 miliardi da aggiungere ai precedenti 47 già stanziati”, sulla base di quanto previsto nel DEF. Risulta quindi piuttosto difficile comprendere che tipo di soluzione verrà proposta e se questa sarà effettivamente sufficiente a saldare quanto dovuto, oltreché a porre le basi perché tutto ciò non si verifichi più. Ovviamente, i dubbi sono più che legittimi, visti gli infiniti precedenti.

La direttiva europea che impone alle pubbliche amministrazioni di pagare i propri fornitori entro 30 (in via ordinaria) o 60 giorni (in alcuni casi, come per le aziende ospedaliere) è stata approvata nel 2011 dal Parlamento europeo, e recepita dal Parlamento italiano ad inizio 2013. Secondo i dati della Commissione, in realtà le pubbliche amministrazioni impiegano in media 170 giorni per pagamenti relativi a beni e servizi, ma ben 210 per opere pubbliche (mentre la media europea si attesta a 61 giorni), facendo dell’Italia il peggior pagatore europeo. Già ad inizio anno, Tajani, dichiarò che “secondo i nostri calcoli circa il 37% dei posti di lavoro persi in Italia nel corso di questi ultimi anni sono proprio dovuti al ritardo con cui la Pubblica Amministrazione paga i debiti alle aziende“.

Regioni ed enti locali accusano soprattutto il patto di stabilità (più propriamente il patto di stabilità interno) di essere la principale causa dei tempi biblici in relazione al pagamento dei debiti verso le imprese, mentre Tajani addirittura esorta al non rispetto di questo perché “in contrasto con la normativa Ue”.

Ad ogni modo, con i fatti di ieri, Bruxelles ha inviato una lettera di messa in mora all’Italia (che rappresenta il primo passo dell’apertura della procedura d’infrazione). Il Governo ha due mesi di tempo per rispondere dicendo quali saranno le modalità operative volte a risolvere il problema. L’apertura della procedura d’infrazione verso il nostro Paese, in realtà, era già stata rinviata di un anno nel 2013, in seguito ad una visita a Bruxelles di Letta, perciò l’unica sanzione prevista era quella della direttiva: 8% di mora oltre agli interessi dopo il trentesimo giorno.

La mossa del Commissario uscente, però, assume indubitabilmente forti tinte politiche le quali non possono che alimentare sospetti, vista la condizione di Tajani e la situazione interna al suo partito in seguito alle elezioni in cui ha portato avanti una campagna elettorale tutt’altro che filoeuropeista. Altrettanto indubitabilmente, però, il ritardo così elevato nel pagamento di quanto dovuto dallo Stato e dalle sue articolazioni è un qualcosa di assolutamente indegno, che contribuisce ad alimentare l’idea dell’opinione pubblica che vede tutto ciò che è pubblico come assolutamente inefficace ed inefficiente, e l’idea degli investitori stranieri (nonché dei nostri Partner europei e non) che vedono il nostro Paese come assolutamente inaffidabile.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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