“That’s why we don’t do it in the road”: La scimmia nuda di Desmond Morris

23/07/2015 di Nicolò Di Girolamo

Un titolo che di per sé cattura la curiosità, per un libro non inquadrabile in alcun genere conosciuto. Le ardite tesi di Morris sull'evoluzione dell'animale uomo sono di sicuro sorprendenti, irriverenti, stimolanti.

Why don’t we do it in the road?

No one will be watching us

The Beatles

Tra tutte le condanne che sono state inflitte all’uomo una lo ha sempre infastidito più di ogni altra. Non è l’essere stato cacciato dall’Eden, o doversi guadagnare il pane con il sudore della fronte, figuriamoci se potrebbe essere il partorire con dolore. La cosa davvero seccante per i mangiatori di pane è il dover morire. Per qualche motivo essa è una realtà che ci spiazza e alla quale non riusciamo spesso ad adattarci. C’è chi sostiene, anche se forse con argomentazioni un po’ deboli, che questa sia la ragione intrinseca della nascita di qualsivoglia religione: ovvero confortare il piccolo uomo con una promessa di un aldilà, di una vita dopo la morte che ne prolunghi all’infinito l’esistenza.

In ogni caso non ci è dato conoscere questa verità… D’altro canto però è indubbio che esistano dei lati positivi nell’essere mortali; il più considerevole di questi, ciò che gli dei dell’Olimpo da sempre ci invidiano è il saper godere di ogni cosa come nuova, sapersi stupire, grazie alla nostra abissale ignoranza, di ogni banalità dell’universo e della creazione. È proprio il sentimento di stupore quella cosa che nessun immortale potrà mai provare, la curiosità stuzzicata, la gioia di una scoperta; è questo un segreto che noi, per una volta, teniamo celato alle divinità e non viceversa.

Se da un po’ non provate questa sensazione e ne sentite quindi ragionevolmente la mancanza il libro a cui rivolgere lo sguardo è: La scimmia nuda’ di Desmond Morris, pubblicato per la prima volta nel 1967. Già il titolo cattura la curiosità, è capace di attrarre quasi magneticamente il lettore dall’angolo più remoto di una libreria ma il contenuto… ah, signori… il contenuto inevitabilmente vi sorprenderà.

Uno dei pregi di questo libro è che non sia inquadrabile in nessun genere conosciuto. Già ciò gli conferisce una certa dose di originalità, dal momento che è stato scritto da uno scienziato e pur riportandone le conclusioni del lavoro di una vita l’esposizione non è asettica ed essenziale come quella di un saggio scientifico. Forse si potrebbe definire un libro di divulgazione scientifica, ma essendo il tono amichevole, quasi confidenziale e le tesi un po’ ardite, il nostro nuovo libro sguscia agilmente anche dalle reti di questa definizione. Quindi non cercheremo più di ingabbiarlo in uno schema ma ci accontenteremo di definirlo come una riflessione, ben documentata, sull’evoluzione dell’animale uomo.

Infatti Morris si è posto l’obbiettivo più ambizioso per uno zoologo, ovvero indagare le origini e la crescita dell’animale più suscettibile del globo terracqueo: l’uomo. Durante la lettura, questa nostra piccolezza congenita si fa evidente, dal momento che spesso le tesi dell’illustre professore ci offendono, ci umiliano quasi, siamo convinti di non comportarci in quel dato modo o comunque di farlo per ben più nobili ragioni di quello che lui osa sostenere, con infinita sfacciataggine. Ciò accade probabilmente perché l’uomo spesso si dimentica di essere – almeno in buona parte – animale, oppure vorrebbe dimenticarsene, ma Desmond Morris in questo pregevole libro, a tratti anche molto divertente, glielo ricorda con molto poco tatto, andando a indagare le aree più private della nostra esistenza, spiegandoci (o provando a indovinare) la loro provenienza.

È questo un libro dei più stimolanti che abbia mai letto e, per ragioni che non posso svelare al fine di non guastare la lettura a nessuno, andrebbe letto di concerto con ‘Dopo molte estati muore il cigno’ di Aldous Huxley di cui abbiamo già parlato e l’esilarante: ‘Il più grande uomo-scimmia del Pleistocene’ di Roy Lewis, di cui chissà… un giorno, forse, parleremo.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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