Sceneggiatura, tallone d’Achille del moderno cinema italiano

01/10/2013 di Jacopo Mercuro

La crisi che più affligge il nostro schermo è la mancanza d’idee

Sceneggiatura

Cinema e letteratura, due mondi distinti collegati da un solido ponte chiamato sceneggiatura. Un’arte indipendente, proiettata al mutamento e disposta a mettersi al servizio di una futura resa cinematografica. Un autentico film cartaceo, il punto di partenza per la realizzazione della pellicola, un confine tracciato da parole destinate a divenire come per magia immagini, suoni ed emozioni. La sceneggiatura è il progetto di una solida basa da cui partire, un cantiere aperto che attende indicazioni per essere plasmato. Non è un segreto che l’universo cinematografico sprigioni, da sempre, grande fascino, ma senza la sceneggiatura il film non avrebbe mai inizio, dai registi agli attori, nessuno avrebbe la possibilità di entrare in scena.

Sceneggiatura e Cinema italianoL’idea è il fulcro del progetto creativo, una delle fasi più importanti nella realizzazione dell’opera, fase difficile che per tempistica supera sempre quella delle riprese. Un duro lavoro che non sempre porta ai risultati sperati, la ricerca dell’originalità, ingrediente fondamentale per il successo, risulta sempre più difficile. Negli anni è stato scritto molto, che sia un film o un libro, si corre il rischio di ritrovarsi tra le mani uno script che riecheggi a qualcosa di già visto o sentito. Con maggiore frequenza, specialmente negli ultimi anni, gli sceneggiatori si ispirano sempre di più ad opere precedenti e la moltitudine di remake, che ogni anno vengono proiettati sul grande schermo, ne sono la testimonianza. I più bravi non si limitano solo a percorrere un sentiero già tracciato, c’è chi, forte del proprio talento, riesce a partire dallo stesso luogo per poi intraprendere un nuovo viaggio che darà vita ad una sceneggiatura originale capace di sollecitare l’interesse dello spettatore.

Non tutti i registi scrivono le storie che andranno a dirigere, fatta eccezione per i mostri sacri come Woody Allen o Quentin Tarantino (tanto per citarne qualcuno) che grazie alla loro fantasia e genialità riescono a creare sempre qualcosa di sbalorditivo. Al contrario, la maggior parte di loro, si limita a dirigere sceneggiatura scritte da professionisti. Questo ha fatto si che con il tempo, quella dello sceneggiatore, sia divenuta una figura d’ombra, alla quale, spesso, non gli vengono riconosciuti i giusti meriti, attribuendo il successo al regista dal nome altisonante.

Nel nostro paese, come fosse un’insopportabile cantilena, abbiamo parlato spesso della crisi.  Quella che affligge la nostra industria cinematografica non è solo economica, a preoccupare è la mancanza di nuove idee. Lo scorso anno, durante il premio Solinas, a nessuna sceneggiatura, nonostante i tre finalisti, è stata assegnata la vittoria. Scelta difficile e coraggiosa, ma allo stesso tempo necessaria, ai fini di stimolare l’originalità creativa persa. Va ricordato che in Italia abbiamo veri e propri cavalli di razza per quanto riguarda la regia, i vari Sorrentino, Salvatores e Tornatore ne sono un esempio, ma nonostante questo, il cosiddetto cinema medio continua a faticare per rimanere in vita. Nel bel paese vengono sfornate ogni anno centinaia di commedie di dubbio gusto e il pubblico è ormai stanco delle commedie dai continui equivoci condite da dialoghi scadenti. Si dovrebbe prestare più attenzione alla figura dello sceneggiature, professione che rappresenta la vera pietra angolare di tutta l’industria cinematografica. Bisogna investire nelle scuole di sceneggiatura, un investimento a lungo termine che porterà ottimi risultati futuri. È di fondamentale importanza concedere spazio ai giovani emergenti, ragazzi pieni di entusiasmo con nuove idee, che, schiavi del pregiudizio vengono lasciati nel dimenticatoio, preferendogli i soliti nomi, gli stessi che fino ad oggi non sono stati in grado di raggiungere risultati.

Guardando oltre oceano gli statunitensi avrebbero molto da insegnarci. Stanchi delle solite commedie romantiche, in cui la Roberts primeggiava ai botteghini, hanno virato l’intera industria cinematografica verso le dramedy. Film in cui un po’ si ride e un po’ si piange, pellicole che riscuotono grandi consensi tra il pubblico. Il recente successo de “Il lato positivo” ne è un esempio, campione d’incassi e candidato a ben ad otto nomination all’Oscar. Non bisogna dimenticare il passato, un tempo eravamo mastri in quella che era la commedia all’italiana. È arrivato il momento di restituire alla sceneggiatura l’importanza che gli spetta e non continuarla a considerare l’ultima ruota del carro.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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